Cosa facevano le forze speciali italiane quando ieri mattina sono state colpite non lontano da Kirkuk? Secondo le notizie diffuse ieri dallo Stato maggiore della Difesa, “il team stava svolgendo attività di mentoring and training a beneficio delle Forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta al Daesh (Isis, Ndr)”. Eppure, questa versione non convince. È possibile che gli uomini del Comsubin e del Nono reggimento d’assalto Col Moschin siano stati impiegati “solamente” come addestratori dell’esercito iracheno? Fonti militari contattate da InsideOver affermano che “se le forze speciali escono dalla base è per fare qualche operazione. Altrimenti rimangono dentro”. Cadrebbe quindi l’ipotesi dello Stato maggiore della Difesa, che parla di “attività di mentoring and training”. Le stesse fonti militari fanno sapere a InsideOver che è probabile che lo Stato maggiore della Difesa abbia deciso di mantenere un profilo basso per salvaguardare l’operazione di ieri.

Come scrive Fausto Biloslavo su ilGiornale di oggi, però, sono tante le cose che non tornano: “La zona dell’attacco è molto delicata e infestata dai resti dell’Isis. Difficile che i corpi speciali fossero impegnati solo in addestramento in una missione iniziata in piena notte, ben prima dell’alba, e siano incappati per caso su una trappola esplosiva. L’area non lontana da Kirkuk, oltre il fiume Tigri, è quella montagnosa di Ghara, non lontana da Palkana, dove si sono insediati diversi combattenti dell’Isis sopravvissuti alla disfatta di Mosul e all’eliminazione della sacca di Hawija”. Giampaolo Cadalanu, su Repubblica, prova a ricostruire ciò che potrebbe esser successo ieri: “L’assistenza durante le operazioni contro le cellule nascoste, o contro nuclei jihadisti, sembra più plausibile”.

Sarebbe stata dunque la presenza dei veterani delle bandiere nere ad aver fatto scattare l’operazione congiunta tra curdi e italiani. Gli incursori del Nono reggimento Col Moschin e del Comsubin fanno infatti parte della Task Force 44 che, come spiega un’inchiesta del Fatto Quotidiano, è attivamente impiegata nella lotta contro lo Stato islamico in quella che è stata battezzata “operazione Centuria”. Accanto alla Tf44 sarebbero attivi elementi del “17° Stormo dell’Aeronautica e i Gis dei Carabinieri, solitamente supportati dai ricognitori del 185° Folgore e dai Ranger del 4° Alpini”.

La missione condotta dai soldati italiani non avrebbe quindi nulla a che fare con Prima Parthica, iniziata il 14 ottobre del 2014 con il compito di aiutare e addestrare le forze curde e irachene nella lotta contro l’Isis. Un’ulteriore traccia del fatto che la caccia alle bandiere nere in Iraq prosegue nel silenzio generale è fornita da Agenzia Nova, che parla di un’operazione lanciata a sud di Kirkuk, “nella zona del lago Hamrin, nella provincia nord-orientale di Diyala”. Non lontano da dove sono stati colpiti ieri i militari italiani.

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