Il potenziale ritiro americano, anche solo parziale, del sostegno a Kiev una volta che il presidente eletto Donald Trump entrerà in carica il 20 gennaio 2025, sta inducendo i Paesi europei a discutere se inviare o meno forze di peacekeeping come parte di un futuro “accordo di pace” con la Federazione russa. Un’ipotesi di cui si discute da mesi. Infatti, il dibattito sull’invio di truppe in Ucraina, avviato dal presidente francese Emmanuel Macron a febbraio, è stato inizialmente osteggiato da alcuni Paesi europei, guidati dalla Germania. Tuttavia, è stato rilanciato di recente dopo la visita del premier britannico Keir Starmer in Francia per le commemorazioni dell’11 novembre.
L’Ue discute con il Regno Unito se inviare truppe in Ucraina
A livello europeo, il tema del possibile dispiegamento di forze di peacekeeping in Ucraina sarà trattato mercoledì sera a Bruxelles alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e del segretario generale della NATO Mark Rutte. L’incontro, spiega POLITICO, avviene a seguito delle pressione del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, affinché i Paesi europei monitorino un eventuale accordo di pace tra Kiev e Mosca inviando truppe europee in Ucraina. Parteciperanno, oltre a Rutte e Zelensky, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente polacco Andrzej Duda, il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Secondo Reuters, all’incontro parteciperanno anche Keir Starmer – favorevole all’invio di truppe – e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’incontro sarà organizzato a margine del vertice UE-Balcani occidentali, per il quale i leader dell’Ue si recheranno a Bruxelles.
Trump pronto a lasciare la “patata bollente” all’Ue
Il presidente eletto Donald Trump ha chiarito che spetterà all’Europa il compito di sostenere l’Ucraina, inviando truppe per monitorare un eventuale cessate il fuoco e fornendo armi per dissuadere la Russia. Durante il recente incontro a Parigi con Volodymyr Zelensky ed Emmanuel Macron, secondo il Wall Street Journal Trump ha ribadito la sua opposizione all’ingresso dell’Ucraina nella NATO, pur sostenendo l’emergere di un’Ucraina forte e ben armata dopo la fine delle ostilità. Ha proposto un ruolo centrale delle truppe europee per garantire un accordo di pace, escludendo però il coinvolgimento diretto di forze statunitensi.
Il tycoon ha anche sollecitato l’Europa a fare pressioni sulla Cina affinché convinca Mosca a fermare il conflitto, ipotizzando l’uso di dazi commerciali come leva se Pechino non collaborasse. Tuttavia, secondo funzionari europei, il presidente eletto non avrebbe ancora delineato un piano concreto, limitandosi finora a raccogliere opinioni e informazioni.
Il piano di Macron e Starmer non piace a nessuno
Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron si è recato a Varsavia per discutere con il governo polacco un piano che prevede l’invio di 40.000 “peacekeeper” europei pesantemente armati. Tuttavia, la risposta pubblica della Polonia – una delle più accanite sostenitrici dell’Ucraina – è stata fredda. Il primo ministro Donald Tusk ha dichiarato che qualsiasi decisione riguardante la presenza polacca in Ucraina sarà presa esclusivamente a Varsavia e, al momento, non sono previste simili iniziative. Ma il piano targato Starmer-Macron non piace nemmeno al papabile successore di Olaf Scholz in Germania, Friedrich Merz (CDU), il quale ha preso le distanze dall’idea, mentre l’Italia ha sempre ribadito la propria contrarietà a quest’ipotesi.
Secondo lo studioso Anatol Lieven, direttore del programma Eurasia presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft, l’idea di una forza internazionale di peacekeeping in Ucraina composta da truppe europee sembra, a prima vista, in grado di conciliare richieste contrastanti: la richiesta russa di escludere permanentemente l’Ucraina dalla NATO, quella ucraina di garanzie contro future aggressioni russe, il rifiuto di Trump di impegnare truppe statunitensi e la necessità di una forza internazionale per monitorare un cessate il fuoco. Tuttavia, il problema principale è che la Russia considera inaccettabile la presenza di truppe occidentali in Ucraina, vedendola come equivalente all’adesione alla NATO.
Secondo la prospettiva di Mosca, nota sempre Lieven, una forza di “peacekeeping” occidentale verrebbe vista come un’avanguardia della NATO, pronta a introdurre gradualmente più truppe. Inoltre, il presidente Zelensky accetterebbe tale proposta solo se accompagnata da una chiara tempistica per l’adesione alla NATO, cosa che renderebbe l’idea ancora meno accettabile per Mosca. Di conseguenza, se questa proposta venisse avanzata nei negoziati da Trump tramite il suo inviato, il generale Kellogg, la Russia la respingerebbe immediatamente, causando il fallimento dei colloqui. Ancora una volta, l’Europa rischia elaborare astrusi “piani di pace” senza alcuna prospettiva politico-diplomatica che tenga in considerazione le richieste di sicurezza di Mosca. Il che porterebbe solamente a prolungare il conflitto, senza trovare alcuna soluzione concreta.
I rischi di una mossa del genere, peraltro, sono elevatissimi, a causa del possibile contatto tra forze di peacekeeping e truppe russe, che potrebbe portare a un ulteriore e imprevedibile escalation, oltre al fatto che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica europea è fermamente contraria a un coinvolgimento diretto nel conflitto. In un contesto tanto delicato, l’idea di inviare forze di peacekeeping europee in Ucraina appare dunque un esercizio di equilibrismo politico che una soluzione concreta, rischiando di acuire le tensioni con Mosca e di allontanare ulteriormente una pace duratura, mentre l’Europa si trova a fare i conti con le proprie divisioni interne e con l’ostilità dell’opinione pubblica.