Guerra /

La Russia non vuole una guerra nella penisola coreana e sta facendo di tutto, a livello diplomatico, per cercare di fermare le provocazioni di Kim Jong-un e le esercitaizoni militari degli Stati Uniti. Ma non volere una guerra non significa, evidentemente, non essere preparati all’eventualità che essa si concretizzi. Proprio per questo motivo, il ministero della Difesa di Mosca, nel momento delle tensioni dopo il lancio del nuovo Hawsong-15 e in concomitanza con le imponenti esercitaizoni di Usa e Corea del Sud, ha inviato nuovamente un migliaio di uomini nella regione di Primorye al confine con la Corea del Nord, e più a nord, in Kamchatka, per svolgere una serie di esercitazioni della durata di circa cinque giorni.

Dopo aver praticato alcune manovre per testare le capacità delle forze armate nello sbarco sulle spiagge della regione della Russia che confina con la Corea del Nord la scorsa settimana, i fanti di marina russi hanno svolto, questa settimana, un’altra serie di esercizi per essere testati in operazioni specifiche. Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo questo lunedì. Secondo quanto riporta il ministero, sono stati circa un migliaio i soldati della flotta russa dell’Oceano Pacifico impiegati nelle manovre. Quest’ultime hanno avuto come oggetto la simulazione di battaglie con scontri a fuoco reali, e l’aggiornamento sulla guida e le operazioni a bordo dei veicoli BTR-82A. I fanti di marina impegnati nella guida dei mezzi corazzati si sono esercitati in Kamchatka. Nella regione di Primorye, invece, si sono addestrati i soldati impiegati nella simulazione degli scontri a fuoco.

La scelta di mandare le truppe ad addestrarsi al confine con la Corea del Nord è sicuramente da ascrivere alla fase di tensione nella penisola coreana, con la possibilità di un’escalation militare. La Russia finora ha giocato un ruolo di mediazione in cui ha più che altro cercato in ogni modo di evitare che si giungesse alla guerra. Per la Russia, così come per la Cina, una guerra in Corea del Nord sarebbe lo scenario peggiore. Da un lato, significherebbe avere le truppe e gli aerei statunitensi a ridosso del proprio territorio, Dall’altro lato, la possibilità di una guerra nucleare si tradurrebbe inevitabilmente in un rischio per la sicurezza di tutte le popolazioni che vivono a ridosso del territorio colpito, quindi anche di quella russa. I massimi funzionari russi hanno ripetutamente insistito sul fatto che il Cremlino fosse contrario a una risoluzione militare del conflitto. La scorsa settimana, il capo del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Nikolai Patrushev, ha affermato che il mondo “non deve permettere” la guerra nella penisola coreana. Tuttavia, lo stesso Patrushev, quale principale consigliere per la sicurezza del Cremlino, ha detto che la Russia si sta preparando a difendersi nel caso in cui la situazione ai suoi confini degeneri in conflitto. “Ci troviamo praticamente al confine con loro”, ha detto Patrushev venerdì. “Se ci sono azioni militari, e si sa che alcuni Paesi non le hanno escluse, possono esserci molti problemi, anche per noi. … E questo non sarà qualcosa di imprevisto da parte nostra.”

Proprio per questo motivo, non deve sorprendere che le forze russe abbiano da molti mesi avviato una serie di esercitaizoni militari nelle regioni dell’estremo oriente del Paese, consapevoli delle difficoltà che potrebbero insorgere in caso di guerra. L’operazione di sbarco a Primorye, la scorsa settimana, è stata soltanto una delle tante manovre gestite dai militari nella regione dopo il picco dei test nucleari della Corea del Nord quest’anno. Nella stessa area si sono addestrati i paracadutisti, l’aeronautica militare e anche la marina, in alcuni test dove è stata coinvolta anche quella indiana. E mentre la Russia continua l’addestramento delle sue truppe, dall’altro lato anche la Cina ha intrapreso nelle ultime settimane imponenti esercitazioni militari che hanno coinvolto le forze dell’esercito impiegate nella regione al confine con la Corea del Nord. Segnali di come la guerra non sembra ancora essere uno scenario del tutto ipotetico.

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