Israele è in all-in contro l’Iran. L’operazione “Rising Lion” sta mostrando tutta l’ampiezza della capacità di proiezione dell’Israel Defense Force, che per tutta la giornata ha condotto attacchi pressoché sull’intero territorio iraniano, dove ora i caccia di Tel Aviv sono liberi di scorrazzare indisturbati.
E dopo che nella giornata erano state colpite la capitale Teheran, con il decapitation strike contro molti importanti comandanti di rango (Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore, Ali Shamkhani, ammiraglio e consigliere personale dell’Ayatollah Khamenei, Hossein Salami, comandante in capo dei Padaran, Esmail Qaani, comandante della Quds Force, unità d’élite dei Guardiani della Rivoluzione), Isfahan, Tabriz e Natanz, il sito nucleare dell’arricchimento dell’uranio, nella seconda metà del lunghissimo 13 giugno è arrivato il tentativo di colpo grosso: l’attacco a Fordow, la “fortezza” del nucleare.
Fordow non è un sito nucleare come altri: si trova a 20 chilometri dalla città santa sciita di Qom ed è situata nel cuore di una montagna, in una postazione ritenuta impenetrabile a buona parte delle munizioni a disposizione di Israele. All’inizio, l’Idf si è guardata dal colpirla, preferendo spianare l’area superficiale di Natanz e le sue centrifughe di arricchimento.
“I media iraniani hanno riferito di due esplosioni udite nella zona del sito nucleare e hanno affermato che le difese aeree iraniane hanno abbattuto un drone israeliano nelle vicinanze”, nota il Jerusalem Post, sottolineando che l’Idf possiede “capacità che potrebbero danneggiare e causare crolli a Fordow, che si trova sotto una montagna”. Israele è disposta a causare il collasso della parte superficiale della struttura? Nulla può essere escluso, se non che Tel Aviv mira a obliterare in maniera pressoché totale le capacità di reazione iraniane.
La capacità di Tel Aviv di cagionare gravi danni in profondità è tutta da dimostrare, ma come nota il New York Times “diversi attacchi israeliani sembrano aver preso di mira una base missilistica sotterranea a Kermanshah, nell’Iran occidentale. Video di testimoni, verificati dal New York Times e ripresi da un’auto che percorreva un’autostrada vicina, mostrano tre colonne di fumo scuro che si alzano vicino a una catena montuosa dove si ritiene si trovi la base missilistica”, in una manovra analoga a quella che avrebbe riguardato Fordow.
The War Zone segnala che “le Idf hanno diffuso immagini e video che mostrano aerei d’attacco equipaggiati con una serie di armi, tra cui bombe a guida di precisione Joint Direct Attack Munition (JDAM) e missili Rampage , che sono un adattamento di un razzo d’artiglieria a guida di precisione lanciato da terra” e che nei prossimi giorni l’operazione potrebbe acquisire ulteriore audacia se la supremazia aerea fosse mantenuta o addirittura amplificata visto la decisione di prendere di mira “la base aerea di Noje nella provincia di Hamadan e la base aerea di Tabriz nella provincia dell’Azerbaigian orientale”. Si parla addirittura di un attacco a un’abitazione dell’ayatollah Ali Khamenei a Teheran. La guerra di Israele è senza limiti. E dopo un giorno di raid, l’idea che il bersaglio sia solo ed esclusivamente il programma nucleare comincia ad apparire fin troppo restrittiva.

