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Annettere i territori orientali dell’Ucraina alla Russia e rigenerarli dalla devastazione della guerra. Nella testa di Vladimir Putin la road map per ricostuire il Donbass ha già preso forma, così come il modus operandi da attuare per realizzare il piano.

Si dice che il presidente russo voglia affidarsi ad un sistema di gemellaggio tra le regioni russe e le città ucraine attualmente controllate dall’esercito russo. C’è addirittura chi parla di una specie di “patrocinio” per finanziare, di fatto, la ricostruzione delle nuove amministrazioni controllate da Mosca, oltre che implementarne i ranghi con funzionari fedeli al Cremlino.

Secondo quanto riportato dal sito Meduza, che ha citato una fonte anonima dell’amministrazione Putin, in un primo momento patrocinare la costruzione di un’area ucraina sarebbe stata una decisione volontaria. Adesso il patrocinio sarebbe a metà strada tra il volontario e l’obbligatorio, visto che ai governatori delle regioni russe sarebbe stato fatto capire che è giunto il momento di decidere su quale territorio puntare. Putin è estremamente interessato a questa tematica, e dunque, chi aderirà all’iniziativa, dimostrerà in un certo senso fedeltà, lealtà ed entusiasmo nei confronti del capo del Cremlino. Ma come farà la Russia, colpita da molteplici sanzioni occidentali, ad investire le somme di denaro necessarie per la ricostruzione del Donbass?



Il patrocinio russo

Lo scorso maggio, il primo vice capo di Stato Maggiore di Putin, Sergey Kiriyenko, aveva annunciato che le regioni russe avrebbero ricoperto il ruolo di “mecenati” e sarebbero state responsabili della ricostruzione delle città del Donbass. “Il presidente ha deciso che le regioni russe assumeranno il patrocinio dei distretti e dei comuni delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk”, aveva invece annunciato Sergey Kiriyenko, l’uomo incaricato di gestire i rapporti tra la Russia e le Repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Cosa si intende per patrocinio? Questo concetto sarebbe molto familiare a Putin, e sarebbe un retaggio proveniente dall’epoca sovietica, quando di norma ci si aspettava che le imprese o le fattorie collettive aiutassero gli asili nido, le case di cura e gli orfanotrofi. A giugno avevano risposto presente 18 territori russi; adesso il numero di “mecenati” sarebbe salito a 42.

Scendendo nei particolari, pare che i territori del Donbass siano stati distribuiti tra le varie regioni russe. Soltanto Mosca, San Pietroburgo e i governatori delle regioni limitrofe all’Ucraina avrebbero avuto il diritto di scegliere dove far confluire il loro supporto. L’area di responsabilità delle altre regioni russe sarebbe invece stata decisa dall’alto. Ad esempio, il governatore di San Pietroburgo, Alexander Beglov, si è impegnato a ricostruire Mariupol, mentre il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ha optato per il gemellaggio con Donetsk e Lugansk.

Fondi e investimenti

Passiamo al discorso economico. Per ricostruire città distrutte da oltre quattro mesi di guerra serviranno ingenti quantità di denaro. Da dove proveranno questi soldi? Quale somma si rivelerà necessaria? Procediamo con ordine. Non esistono stime, neppure approssimative, su quanto le regioni russe debbano spendere per ricostruire il Donbass. Il loro sforzo richiederà presumibilmente miliardi di rubli.

Il sito russo RBC ha cercato di capire da dove arriveranno questi soldi. Gli uffici stampa della maggior parte dei governi regionali non hanno rilasciato commenti. La regione di Kursk ha invece spiegato che il denaro sarebbe provenuto dal suo fondo di riserva, mentre le regioni di Bryansk e la Bashkiria hanno parlato di “fonti extra-bilancio“. Meduza scrive però che molte regioni russe si aspettano di poter contare su un afflusso di denaro da grandi uomini d’affari fedeli alle autorità e dipendenti da contratti statali. Tra fondi di provenienza dubbia e investimenti statali, così insomma potrebbe prendere forma la complicata ricostruzione del Donbass da parte della Federazione Russa.

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