Che cosa sta diventando la Germania nell’era del riarmo? Una società che si impoverisce progressivamente – come gran parte dell’Europa – e il cui unico orizzonte sembra ormai essere una guerra considerata quasi inevitabile. Nel silenzio dell’opinione pubblica, Berlino ha introdotto una norma che rappresenta un cambiamento significativo nella vita quotidiana di milioni di cittadini. Da gennaio 2026, ogni uomo tra i 17 e i 45 anni che intende lasciare il territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi – che si tratti di un Erasmus, di un contratto di lavoro all’estero o di un semplice viaggio lungo – deve ottenere una preventiva autorizzazione dalla Bundeswehr.
La novità introdotta dalla riforma della leva
A darne notizia è la Berliner Zeitung, secondo la quale la disposizione è stata introdotta nell’ambito della Wehrdienst-Modernisierungsgesetz, ossia la Legge per la modernizzazione del servizio di leva/difesa approvata dal Bundestag tedesco lo scorso dicembre, una riforma fortemente voluta dal governo Merz (soprattutto dal ministro della Difesa Boris Pistorius) per rafforzare la Bundeswehr dal punto di vista del personale. L’obiettivo della riforma è aumentare gli effettivi della Bundeswehr da circa 184.000 a 255.000-270.000 soldati entro il 2035. Com’è noto, la riforma non reintroduce la leva generale e obbligatoria (sospesa dal 2011), ma crea le basi per un nuovo servizio di leva che rimane principalmente volontario. Il processo di coscrizione vera e propria verrà introdotto in modo graduale. Già nel 2026, i giovani che avranno dichiarato la propria disponibilità al servizio nel questionario saranno i primi a essere convocati per le visite mediche. Successivamente, verrà esteso un sistema di coscrizione completo a tutti i giovani uomini.

La motivazione del governo tedesco
Secondo quanto confermato da una portavoce del Ministero della Difesa federale alla Berliner Zeitung, lo scopo della nuova norma è garantire una registrazione affidabile dei potenziali coscritti, in modo da sapere con precisione chi si trova all’estero in caso di emergenza nazionale. Nello specifico, è stata modificata la Sezione 2 della Legge sul servizio militare obbligatorio. In precedenza, le disposizioni della Sezione 3, che regolano l’obbligo di autorizzazione per soggiorni prolungati all’estero, si applicavano esclusivamente in due situazioni estreme: lo stato di tensione (Spannungsfall), ovvero un’elevata minaccia esterna dichiarata dal Bundestag o dalla Nato, e lo stato di difesa (Verteidigungsfall), quando il territorio federale viene effettivamente attaccato. Da gennaio, tuttavia, la normativa si applica anche al di fuori di queste situazioni eccezionali, ovvero in circostanze normali.
“Domanda obbligatoria”
«Il principio guida di questa normativa è quello di creare un registro militare affidabile e completo, da consultare in caso di necessità», ha spiegato il portavoce del Ministero della Difesa. È fondamentale «sapere, in caso di emergenza, chi potrebbe soggiornare all’estero per un periodo prolungato». Le autorizzazioni per l’espatrio devono essere concesse di regola e non possono essere rifiutate. Nonostante ciò, rimane obbligatorio presentare la domanda. Il ministero non ha chiarito quali sanzioni rischi un uomo che esce dal Paese senza aver prima ottenuto questa autorizzazione. Il Bundestag ci metterebbe poco a rendere discrezionale la risposta della Bundeswehr e non più una mera formalità. Altrimenti perché introdurre una normativa del genere?
La notizia ha provocato aspre polemiche in Germania. Sahra Wagenknecht (Bsw) ha usato parole durissime su X: «Spaventoso! Aggirando l’opinione pubblica, il governo federale vieta agli uomini tra i 17 e i 45 anni di viaggiare all’estero per più di tre mesi senza autorizzazione della Bundeswehr. Quello che oggi dovrebbe essere «senza rilevanza pratica» può trasformarsi domani molto rapidamente in una coscrizione forzata sul modello ucraino. Questa follia va fermata!»
La Germania è nella morsa di una vera propria isteria bellicista. Secondo quanto riportato dal Times, Berlino si sta preparando a un possibile attacco su larga scala della Russia contro la Nato entro due o tre anni. Il tenente generale Gerald Funke, responsabile del comando di supporto delle forze armate tedesche (UstgKdoBw), sta elaborando piani logistici e di difesa civile per gestire un conflitto ad alta intensità, con migliaia di feriti al giorno, sabotaggi ibridi, attacchi cibernetici, droni e missili a lungo raggio.
Funke vuole trasformare la Germania nel principale hub logistico europeo della Nato, riattivando meccanismi della Guerra Fredda aggiornati all’era moderna: requisizione di mezzi civili, accordi con aziende private per trasporti e rifornimenti, suddivisione degli ospedali in cluster per accogliere i feriti e addestramenti congiunti con le truppe alleate, soprattutto in Lituania.
Insomma, una preparazione alla guerra non solo psicologica ma anche fattuale. Come riportato nelle scorse settimane da InsideOver, infatti, gli ospedali di Berlino lottano con tetti che perdono, scantinati allagati durante le piogge intense e reparti in sofferenza per carenza di personale, ma il Senato di Berlino, in collaborazione con la Bundeswehr, sta lavorando a un «Piano quadro per la difesa civile degli ospedali». L’obiettivo: rendere Berlino pronta per la guerra. In caso di conflitto (leggasi: con la Russia), la capitale tedesca dovrebbe diventare, in pochi giorni, un centro logistico per materiali, personale e, soprattutto, feriti provenienti dai teatri di guerra sul fianco orientale. Un passo alla volta, verso un conflitto percepito come inevitabile.
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