Il programma franco-tedesco per lo sviluppo di un nuovo caccia da combattimento è in pericolo. Dopo le indiscrezioni sulle tecnologie che verranno impiegate per elaborare il cosiddetto “Future Combat Air System“, Parigi e Berlino lasciano emergere una divergenza di vedute riguardo l’esportabilità di quest’arma del futuro.

Il programma congiunto per il caccia europeo sembra essersi imbattuto nel primo ostacolo del lungo percorso che prevede di fornire le due componenti aeree europee di un aeromobile da combattimento di sesta generazione. La scorsa settimana sarebbe emersa un’importante tra i due partner, e riguarderebbe la vendita di questa tecnologia in via di sviluppo. A riportarlo è stata la rivista tedesca Der Spiegel, che ha sottolineato la contrapposizione tra la linea francese, che vorrebbe una “esportabilità illimitata” come prerequisito fondamentale del progetto, e quella tedesca, che invece si è dimostrata più restrittiva e desidera un’analisi approfondita degli eventuali contraenti: per evitare potenziali violazioni dei diritti umani da parte dei governi di quei paesi che potrebbero acquisire il sistema d’arma per impiegarlo in maniere indesiderabili.

Lo Spiegel ha rilasciato la notizia basandosi sulle informazioni contenute in un report di quattro pagine consegnato dall’ambasciatore tedesco a Parigi, Nikolaus Meyer-Landrut, che descriverebbe il recente incontro tenutosi a Parigi come un “incontro di crisi” per il progetto. In seguito a opinioni così divergenti, il segretario generale per la Difesa e la sicurezza nazionale francese, madame Claire Landais, avrebbe minacciato di cancellare ulteriori piani a riguardo se la Germania non accettasse di fare un passo indietro, accontentando le richieste francesi riguardo l’esportazione non vincolata del nuovo caccia.

La parte costruttrice tedesca, rappresentata dal colosso Airbus che dovrebbe collaborare nel progetto con la francese Dassault Aviation, avrebbe criticato aspramente Berlino per aver preso una posizione ambigua e incompatibile con le premesse iniziali. “Berlino non può sollecitare una maggiore cooperazione europea nei suoi discorsi della domenica e poi rifiutarla quando progetti concreti stanno prendendo forma” è stato riportato sul settimanale tedesco.

L’idea alla base del programma Future Combat Air System è quella di creare un velivolo di sesta generazione capace di competere con le piattaforme americane, che finisca per costituire il nerbo dell’Armée de l’Air e della Luftwaffe, rimpiazzando le flotte di caccia multiruolo di qurta generazione + come di Dassault Rafale ed Eurofighter senza dover attingere al progetto Joint Strike Fighter F-35 americano, al quale hanno ceduto partner alleati come Gran Bretagna, Italia, Belgio, Norvegia e Danimarca.  Secondo i progetti il caccia dovrebbe entrare in servizio – ammesso che vi entrerà mai – entro i prossimi 20 anni.

L’esportazione di armi tedesche al di fuori della Nato e dei paesi dell’Unione europea è stata rivista recentemente in seguito alla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, che secondo la cronaca è stato brutalmente assassinato presso il consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul per ordine del principe ereditario Mohammad bin Salman.

Ora questo disaccordo in termini che vede contrapposte Parigi e Berlino rischia di apporre la parola fine al progetto ancora prima che sia iniziato. Aprendo ad una eventuale revisione dei piani per entrambe le potenze europee che hanno estremo bisogno di nuove piattaforme aeree per ovviare alla prossima obsolescenza delle loro flotte da combattimento. Inutile dire che dopo aver letto lo Spiegel, qualcuno alla Lookheed Martin potrebbe essersi sfregato le mani.