Filadelfia e Netzarim, i “corridoi” di Gaza dove passa la politica di Israele

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Perché per Israele è importante mantenere il controllo su due corridoi strategici all’interno della Striscia di Gaza: il corridoio Filadelfia e il corridoio di Netzarim? Questa esigenza ha profonde radici sia strategiche sia politiche e ha potenziali conseguenze di vasta portata per la stabilità regionale e per i rapporti tra Israele, i palestinesi, e gli altri attori internazionali.

Il corridoio Filadelfia è una stretta fascia di terra lungo il confine tra Gaza e l’Egitto, cruciale dal punto di vista strategico per il controllo dei movimenti tra Gaza e il Sinai egiziano. Israele sostiene che questo corridoio sia stato utilizzato da Hamas per importare armi attraverso una rete di tunnel sotterranei, rifornendo così il gruppo militante per l’attacco del 7 ottobre 2023 che ha innescato l’attuale conflitto. Il controllo del corridoio è quindi visto da Israele come una necessità per prevenire il riarmo di Hamas e per garantire la propria sicurezza.

Tuttavia, l’Egitto, che condivide il confine e ha un ruolo di mediatore, si oppone a qualsiasi presenza israeliana in questa area. L’Egitto teme che un controllo israeliano possa destabilizzare la sua regione di confine e mettere a rischio il trattato di pace del 1979. Inoltre, l’Egitto ha già intrapreso misure significative per distruggere i tunnel sul proprio lato del confine e ha istituito una zona cuscinetto per impedire il contrabbando, contestando così le accuse israeliane di inefficacia.

Il corridoio di Netzarim separa il Nord e il Sud di Gaza, isolando l’area metropolitana più popolosa del territorio dal resto del Sud. Questo corridoio è visto da Israele come un punto strategico per controllare i movimenti tra le due parti dell’enclave, soprattutto per evitare che i combattenti di Hamas tornino armati nelle zone settentrionali. Israele ha accettato il ritorno dei civili palestinesi sfollati, ma insiste sulla necessità di verificare che non siano armati. La presenza israeliana in questo corridoio potrebbe però essere percepita dai palestinesi come un ritorno alla situazione pre-2005, quando Israele aveva una presenza militare permanente a Gaza, e potrebbe rafforzare l’idea di una nuova occupazione.

Le richieste di Israele di mantenere il controllo su questi corridoi sono viste da Hamas e dai palestinesi come una continuazione dell’occupazione e una violazione della loro sovranità. Hamas, che ha rifiutato questa richiesta, vede in essa un tentativo di Israele di sabotare i colloqui per il cessate il fuoco, che mirano a porre fine a una guerra che dura da dieci mesi. L’Egitto, dal canto suo, ritiene che la presenza militare israeliana al confine possa mettere in pericolo le relazioni bilaterali e minacciare l’accordo di pace storico.

A livello internazionale, gli Stati Uniti hanno un ruolo chiave nella mediazione, ma la loro posizione è delicata. Pur supportando la sicurezza di Israele, gli Stati Uniti si sono opposti a una rioccupazione duratura di Gaza e alla riduzione del suo territorio, cercando di bilanciare la sicurezza israeliana con le legittime aspirazioni palestinesi. La proposta di mantenere i corridoi sotto controllo israeliano sembra non essere stata inclusa nelle dichiarazioni ufficiali degli Stati Uniti, ma Israele la presenta come un’interpretazione dei precedenti accordi, mettendo in luce le ambiguità e le tensioni nei negoziati.

Le richieste di Israele di controllare i corridoi di Filadelfia e Netzarim non sono semplici misure di sicurezza, ma componenti di una strategia più ampia che riflette le preoccupazioni di lungo termine di Israele riguardo alla minaccia rappresentata da Hamas. Tuttavia, questa strategia rischia di compromettere i negoziati per il cessate il fuoco, di esacerbare le tensioni con l’Egitto e di inasprire ulteriormente il conflitto con i palestinesi. La questione dei corridoi potrebbe quindi avere conseguenze significative non solo per la situazione sul terreno, ma anche per l’equilibrio geopolitico della regione, rendendo ancora più complessa la ricerca di una soluzione pacifica e duratura al conflitto israelo-palestinese.