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Guerra

Fiammata a Hormuz, accordo capestro per il Libano. Tregua in bilico

Il tour del Capo del Dipartimento di Stato Usa Marco Rubio in Medio oriente non ha portato bene. In soli due giorni la situazione ha subito rovesci che pongono serie criticità al processo distensivo avviato con il Memorandum di Islamabad
Fiammata a Hormuz, accordo capestro per il Libano. Tregua in bilico

Il tour del Capo del Dipartimento di Stato Usa Marco Rubio in Medio oriente non ha portato bene. In soli due giorni la situazione ha subito rovesci che pongono serie criticità al processo distensivo avviato con il Memorandum di Islamabad e che proprio in questi giorni aveva registrato una passo importante, quasi epocale: l’incontro in Qatar tra una delegazione del Centcom e una delegazione dei Guardiani della rivoluzione.

Passiamo alla cronaca. Il 25 giugno Rubio si reca in Bahrein per partecipare al summit dei ministri degli Esteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Una visita volta a contrastare gli sviluppi successivi alla fine dell’aggressione contro l’Iran, con i Paesi del Golfo che avevano avviato un dialogo con Teheran che aveva aperto prospettive impensabili: un vertice tra i Paesi del Golfo e l’Iran allo scopo di avviare una riconciliazione regionale. Il summit di Manama sembra aver vanificato tutto.

Infatti, il comunicato finale del GCC sembrava dettato da Tel Aviv e dai neoconservatori Usa, che non si rassegnano alla fine delle ostilità. Difatti, nel documento si spiega che “qualsiasi scambio commerciale e investimento con l’Iran è condizionato e reversibile” e che l’obiettivo comune è quello “di impedire all’Iran di sviluppare o acquisire in altro modo un’arma nucleare”. 

Se il secondo impegno suona retorico, una mera condiscendenza alla narrativa statunitense, il primo pone serie criticità al Memorandum nella parte in cui impegna i Paesi del Golfo a investire in Iran parte dei 300 miliardi di dollari previsti nell’accordo come riparazione ai danni subiti (i rimanenti investimenti sarebbero a carico degli Stati Uniti, che ovviamente non contribuiranno affatto, sempre che l’intesa abbia seguito). Di fatto, la dichiarazione del GCC relativizza e depotenzia quanto previsto nel Memorandum, derubricandolo da doveroso a possibile.

Inoltre, il GCC ha ribadito il mantra statunitense sulla libertà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz, che discenderebbe dal diritto alla libertà di navigazione. Un punto sul quale c’è querelle, dal momento che l’Iran è determinato a imporre tassi sui servizi erogati per il transito come accade per gli Stretti turchi.

Tale querelle potrebbe trovare una soluzione nell’ambito dei negoziati tecnici tra Usa e Iran, ma c’è una forte pressione perché non si raggiunga un compromesso così da far saltare il tavolo. Il documento del GCC va in questa direzione dal momento che si rigetta “qualsiasi pedaggio, tassa o tentativo di esercitare il controllo sullo stretto”, affermando che la navigazione libera e senza restrizioni “rimane essenziale per la sicurezza regionale e globale”.

Ancora più esplosivo l’altro passaggio del documento del GCC, laddove si dichiara che “una pace e una sicurezza regionali durature richiedono di affrontare l’intero spettro delle minacce iraniane, compresi i missili balistici, i droni e il sostegno ai gruppi alleati nella regione”.

Si tratta di due pretese che Israele tiene ferme da tempo e che l’Iran ha sempre rigettato con altrettanta fermezza perché la limitazione del suo arsenale bellico lo lascerebbe indifeso e preda dei suoi nemici e perché non può accettare imposizioni sulle sue alleanze, regionali o internazionali che siano.

Non stupisce che l’Iran abbia reagito con asprezza al pronunciamento, definendolo “provocatorio” e “interventista”.

Ieri, poi, altri due importanti sviluppi nefasti. Le autorità libanesi e Israele a Washington hanno finalizzato una lunga trattativa siglando un accordo che in teoria dovrebbe garantire la pace tra i due Paesi, padrino dell’intesa lo stesso Rubio.

In realtà, è un accordo capestro tra un’autorità libanese fantoccio e i suoi padroni israelo-americani, il cui unico scopo è permettere a Israele di perpetuare l’occupazione del Libano meridionale, dal momento che è previsto che non si ritirerà finché non sarà disarmato Hezbollah.

Infatti, Hezbollah non ha alcun motivo per disarmare in base a un accordo che ritiene del tutto illegittimo, che serva solo gli interessi israeliani e consegni il Paese al nemico; e si è detto pronto a una guerra civile pur di evitare tale sviluppo.

Era ovvio che un’intesa del genere provocasse tale reazione, dal momento che Hezbollah ha sempre negato legittimità a questa trattativa. Così l’intesa di ieri, salutata da Israele come un clamoroso successo, rischia di far precipitare il Libano in una nuova guerra civile, con Israele che potrà proseguire nell’opera di ridurre il Paese dei cedri a colonia usando la carne da cannone altrui.

Nello stesso giorno, poco dopo la partenza di Rubio dal Medio oriente, lo scambio di colpi tra Stati Uniti e Iran dopo che gli States avevano accusato l’Iran di aver violato il cessate il fuoco attaccando un mercantile in transito nello Stretto di Hormuz.

All’attacco al mercantile, e ai dubbi in proposito, abbiamo dedicato un’altra nota, in questa ci limitiamo a riportare che l’attacco statunitense è stato circoscritto, come anche la reazione iraniana. Per ora i duellanti non sembrano propensi a far precipitare la situazione. Ma…

Probabile che l’America, su pressione israeliana e dei neocon (ai quali Trump sembra aver ceduto un’altra volta) volesse con questa fiammata far pressioni sull’Iran perché cedesse sul Libano e convincesse Hezbollah ad accettare l’accordo di Washington.

Inoltre, è un chiaro tentativo di vanificare l’incontro di Doha tra i Guardiani della rivoluzione e la delegazione del Centcom Usa, nel corso del quale si era istituito un canale di comunicazione tra i contendenti per evitare incidenti di percorso nello Stretto di Hormuz. Infatti, proprio nel giorno in cui tale canale doveva entrare in vigore, è arrivato l’incidente, dopo settimane di calma piatta. Tempistica invero bizzarra.

Inoltre, in questi giorni si stava elaborando un piano per varare una organismo composto da Iran, Qatar, Libano, Pakistan e Stati Uniti per vigilare sul cessate il fuoco in Libano, del quale sicuramente si sarà discusso a Doha. Quanto accaduto pone criticità alla sua realizzazione. E stamattima Israele ha bombardato il Libano…

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