Il 3 settembre scorso Jeffrey Goldberg, caporedattore di The Atlanticha sganciato una vera e propria bomba sull’amministrazione Trump colpendo il presidente su un terreno estremamente sensibile per l’opinione pubblica e la politica statunitensi: il rispetto per l’istituzione militare e il tributo ai caduti americani delle guerre del passato.

Goldberg, sostenendo di aver tra i suoi informatori militari d’alto rango, ha scritto che Trump più volte avrebbe dimostrato di non capire la necessità di rendere omaggio ai caduti e di tributare il ricordo più solenne a coloro che hanno versato il sangue, sono stati feriti o sono caduti prigionieri nei conflitti combattuti da Washington. L’eco pubblica di questo pensiero dell’attuale presidente si sarebbe manifestato in pubblico poche volte, come quando nel 2015 Trump ridicolizzò il senatore repubblicano John McCain per il fatto di essere caduto prigioniero in Vietnam o, negli anni successivi, bollò l’ex presidente George H. W. Bush come un “perdente” per esser stato abbattuto da un caccia giapponese durante il servizio militare nella seconda guerra mondiale. Ma secondo Goldberg c’è di più.

L’editoriale del The Atlanticin sostanza, si risolve in un lungo elenco di occasioni in cui Trump, in maniera estremamente inelegante, avrebbe ridicolizzato l’istituzione delle forze armate Usa. Nel 2018, annullando una visita all’Aisne-Marne American Cemetery presso Parigi, pare che Trump abbia chiamato “fessi” e “perdenti” i militari lì sepolti; in un’altra occasione, l’anno precedente, visitando assieme all’allora Segretario alla Sicurezza Interna John Kelly il cimitero di Arlington, in cui il figlio dell’ex generale dell’esercito è seppellito, il Presidente si sarebbe chiesto cosa “avrebbero avuto da guadagnarci” coloro che hanno deciso di scegliere volontariamente la via delle armi. Infine, pare che dopo essere tornato estasiato dalla partecipazione alla parata francese del 14 luglio 2017, proponendo di organizzarne una analoga negli Stati Uniti poi andata in scena il 4 luglio 2019, Trump abbia chiesto esplicitamente di ridurre al minimo la presenza di veterani e invalidi che hanno ricevuto mutilazioni in guerra.

Il fuoco di fila su Trump è stato colto al balzo dal suo sfidante per la corsa alla Casa Bianca, il democratico Joe Bidensecondo il quale “le parole dell’Atlantic testimoniano quanto noi pensiamo da tempo, e cioè che Donald Trump è inadatto per essere Presidente e comandante in capo” delle forze armate. Le affermazioni da Goldberg, a poche settimane dalle elezioni presidenziali, sono difficili da indagare e confermare: la Casa Bianca, chiaramente, ha smentito con forza e Trump, per dimostrare il suo attaccamento all’esercito, ha annunciato il mantenimento di tutti i finanziamenti federali al quotidiano delle forze armate, lo Stars and Stripes.

Come critica all’analisi di Goldberg, si può sottolineare che nell’articolo è pressoché assente una anche minima forma di contraddittorio, e sono citate personalità come il generale ed ex capo del Pentagono Jim Mattis e i defunti McCain e Bush senior, che con il presidente hanno avuto forti screzi. Molte voci, poi, sono raccolte come aneddoti “di corridoio”. Kelly, parte della “giunta militare” formata assieme a Mattis e H. R. McMaster di cui Trump si era circondato nei primi mesi di governo, ha significativamente rifiutato qualsiasi commento sul caso della visita alla tomba del figlio.

Al contempo, vi sono indizi che segnalano come l’amministrazione Trump abbia, in certi casi, segnato un riflusso dal legame tra l’istituzione presidenziale e lo Stato e la “religione civile” del Paese. Il caso dei veterani è emblematico: nelle proposte di budget più recenti l’amministrazione Trump ha imposto un drastico taglio ai programmi di sanità pubblica come Medicaid e Medicare, cui si punta a sottrarre 1,6 trilioni di dollari in dieci anni, a cui oltre 4,5 milioni di veterani fanno affidamento e messo in discussione sussidi e pensioni sociali dal valore di 24 miliardi di dollari che consentono ai reduci dell’esercito, il 7% dei quali (1,7 milioni di persone) vivono in condizioni di povertà, un tenore dignitoso di sussistenza. Né sono analogamente all’altezza delle tradizioni dell’esercito statunitense il lassismo e la mancanza di censura da parte di Trump su fenomeni come la tortura o la difesa di soldati autori di crimini di guerra nel corso delle guerre del passato, che sembrano aver ricevuto una particolare copertura da parte della Casa Bianca negli ultimi anni.

In conclusione, il dato più interessante è il fatto che anche sul tema delle forze armate, come accaduto in materia di intelligence, l’America riesce a essere divisa. E viene il sospetto che dietro gli affondi contro Trump, presidente che ha ben deboli credenziali di orgoglioso e coerente patriota, vi siano manovre più ampie di posizionamento di membri dell’establishment militare in vista di un possibile avvicendamento alla Casa Bianca. Molti grandi ex dell’era trumpiana potrebbero rientrare dalla finestra in caso da vittoria di Biden: e in questo caso, cosa ci sarebbe meglio di contribuire alla delegittimazione del presidente come comandante in capo per acquisire credenziali?

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