Fermare i vagoni, l’anonima sabotaggi che aiuta l’Ucraina

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Colpire nelle retrovie, laddove l’attacco è sentito maggiormente e dove i danni sono più ingenti. Colpire nelle retrovie, dove le forze armate russe sperimentano una serie di problemi sin dall’alba della cosiddetta operazione militare speciale. Colpire nelle retrovie, questo è l’obiettivo di un’anonima sabotaggi che si fa chiamare “Stop ai vagoni!“.

I sabotatori senza volto

“Stop ai vagoni!” o “Fermare i vagoni!”, in russo Останови вагоны, è un movimento antiguerra, con tanto di sito web, di canale Telegram e di logo ufficiali, apparso all’interno della Federazione Russa all’indomani dell’invasione militare dell’Ucraina.

Si tratta di un gruppo orizzontale, privo di gerarchia e protetto dall’anonimato, che, di concerto con le forze armate ucraine e con due sorelle, l’Organizzazione combattente degli Anarco-comunisti e il Comitato dei Lavoratori Ferroviari della Bielorussa, è attivo nella conduzione di attacchi intelligenti ai danni delle linee di trasporto su rotaia impiegate dall’esercito russo.

Attacchi a treni merci. Assalti a vagoni carichi di combustibile e munizioni. Roghi di cabine elettriche delle stazioni. Rotture di rotaie. “Scherzi” alle intersezioni ferroviarie. L’anonima guastatori è stata ed è protagonista di queste e di altre azioni, che in alcuni potrebbero essere state ed essere compiute da privati cittadini con nessun legame con la resistenza – dato che sui canali di Stop ai vagoni! sono disponibili manuali e tutorial sul sabotaggio-fai-da-te.

L’elenco di attacchi

Capire se e quando un sabotaggio è opera di Stop ai vagoni! non è semplice. Non tutti gli attacchi vengono rivendicati sui canali ufficiali dell’organizzazione, che, in alcuni casi, preferisce nascondersi dietro il manto della negabilità plausibile.

Nei primi quattro mesi di guerra, secondo Ferrovie di Russia, gli incidenti ferroviari a causa di sabotaggi sono aumentati di quasi due volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 63 incidenti, tra vagoni deragliati e ponti ferroviari esplosi, dal 24 febbraio al 30 giugno. Una tendenza, inizialmente circoscritta alle linee della Russia europea, che nel corso del 2022 si è estesa fino a Siberia ed Estremo Oriente: dall’Amur a Krasnojarsk.

La campagna di sabotaggi, che non è stata priva di operazioni di contrasto – arresti e censura online –, è proseguita anche nel 2023, anno apertosi nel nome dei deragliamenti: ben sei nei primi quattro giorni di gennaio – nonostante l’incremento del livello di allerta sull’intera rete ferroviaria nazionale, che, comunque, è e resta troppo grande perché sia possibile schermarla nella sua interezza, e nonostante il trasferimento del fascicolo Stop ai vagoni! dalle forze dell’ordine al FSB.

Il futuro dell’anonima sabotaggi

Le infrastrutture strategiche e critiche della Federazione Russa sono vulnerabili: troppi obiettivi da sorvegliare, pochi agenti a disposizione e molte risorse destinate alla campagna bellica. Il segreto del successo di Fermare i vagoni! e soci. Il motivo delle difficoltà degli inquirenti.

L’anonima sabotaggi ha un elevato potere potenziale, ha palesato a chi di dovere il grado di “bucabilità” del sistema infrastrutturale russo, ed è probabile che di lei e delle sue consorelle si sentirà parlare ancora a lungo. Perché, a teatro ucraino congelato, i rivali della Russia potrebbero aver bisogno, anzi avranno bisogno, di quinte colonne per proseguire l’altra guerra, quella di sempre: la guerra fredda.