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Guerra

Gli F-35 ci diranno e ci ricordano da che parte sta l’Italia nel mondo

L’F-35 non è solo un aereo, ma è una scelta politica. Importante, impegnativa, ma necessaria. E questo governo si trova nella condizione di dover confermare o meno un impegno preso dai suoi predecessori che ha una ricaduta fondamentale nella posizione...

L’F-35 non è solo un aereo, ma è una scelta politica. Importante, impegnativa, ma necessaria. E questo governo si trova nella condizione di dover confermare o meno un impegno preso dai suoi predecessori che ha una ricaduta fondamentale nella posizione dell’Italia all’interno dello scacchiere internazionale.

L’Italia si è impegnata per anni nel progetto F-35. È un impegno costato miliardi di euro, ma è anche un investimento nelle capacità della nostra Difesa. Come spiegato da Franco Iacch per Il Giornale, è chiaro che quei 90 caccia multiruolo ordinati dall’Italia sono un segnale della nostra volontà di essere credibili nel panorama delle aeronautiche internazionali. Rinunciare oggi all’F-35 significa quindi innanzitutto abbassare il livello di competitività della nostra Aeronautica militare.

Ma al netto delle motivazioni tecnologiche e tattiche, la questione è anche politica: rinunciare al programma degli F-35 significa per l’Italia rinunciare a partecipare a un’idea nata in seno all’Alleanza atlantica e fortemente voluta dalla stessa Difesa italiana. Inutile comprendere l’importanza del caccia della Lockheed Martin senza ricordare che dietro c’è l’interesse degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti rappresentano ancora oggi il vertice militare del sistema occidentale. E se anche possiamo credere nel prossimo decadimento dell’ordine liberale internazionale di matrice atlantica, gli Stati Uniti saranno sempre interessati ad avere l’Italia all’interno della loro orbita.

Anche il cambiamento di scenario politico e la “rivoluzione” rappresentata da un esecutivo di matrice sovranista-populista, ha comunque messo in chiaro che l’asse con Washington non è mai stata messa in discussione. Anzi, la nascita del governo Lega-Movimento Cinque Stelle è sembrata apprezzata soprattutto Oltreoceano. Donald Trump è entusiasta del governo di Giuseppe Conte. E il viaggio di John Bolton a Roma e gli incontri con Matteo Salvini ed Elisabetta Trenta ne sono stati la certificazione.

L’Italia è al centro della strategia usa nel Mediterraneo. Ed è anche il nuovo perno dell’amministrazione Trump per rompere gli schemi in Europa riuscendo a scalfire la leadership tedesca all’interno dell’Unione europea. Londra, Roma e l’Europa orientale sono i tre fianchi su cui si svolge la delicata partita statunitense per il Vecchio Continente. Con la Francia a fare da osservatore interessato e apparentemente non coinvolto.

Se queste sono le premesse, è chiaro che la compravendita di caccia multiruolo di proprietà del colosso americano Lockheed Martin è fondamentale. Principalmente, perché l’Italia resta ancorata all’industria bellica statunitense. Poi, perché in questo modo la Difesa italiana ribadisce l’appartenenza politica e strategica al blocco atlantico. Che resta, inevitabilmente, la nostra prospettiva. A prescindere dai governi, dai colori politici e dalle maggioranza parlamentari, è cristallino che Roma non sia nelle condizioni né abbia desiderio di sganciarsi dagli Stati Uniti.

Le ricadute in termini di soldi spesi, investimenti potenzialmente perduti e in termini occupazionali sono dunque tasselli di un mosaico ben più complesso. Il ministro Trenta ha affermato la necessità di una rivalutazione della partecipazione italiana nella quantità. Ma abbandonare l’F-35 è un qualcosa che anche i più ferrei sostenitori della linea dura pentastellata dovranno rinunciare a considerare. Un movimento di lotta, che diventa movimento di governo, si assume anche delle responsabilità che prescindono dal singolo esecutivo e dal mandato di un ministro. Sono impegni strategici. E la strategia non può essere rivoluzionata con una firma.

E questo vale soprattutto in una fase complessa e di transizione geopolitica come quella che viviamo, e in cui gli Stati Uniti stanno rinsaldando il blocco delle loro alleanze. La richiesta di maggiori fondi per la Difesa della Nato, la volontà di tagliare i ponti con alleati scomodi o dispendiosi, la necessità di rimodellare le alleanze con l’Europa, sono tutti elementi con cui il governo italiano deve fare i conti. L’Italia da che parte sta? Gli F-35 serviranno anche a rispondere a questa domanda.





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