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Guerra

F-35 Usa all’Arabia Saudita. Israele teme di perdere la supremazia aerea in Medio Oriente

I caccia più avanzati del mondo, se arriverà l'approvazione del Congresso Usa, entreranno a far parte dell'aviazione saudita. Per il momento gli unici ad averli, in Medio Oriente, sono gli israeliani. E il timore è che la Cina possa mettere le mani sulla loro tecnologia passando per Riad

Il Dipartimento di Sato americano ha approvato una potenziale vendita militare all’Arabia Saudita del valore stimato di 24,3 miliardi di dollari. Il pacchetto, che comprende 48 caccia stealth F-35A Lighting II, 49 motori Pratt & Whitney (48 installati sui velivoli più 1 di riserva), sistemi crittografici e di guerra elettronica, è passato ora al vaglio del Congresso degli Stati Uniti, che ha 30 giorni per esaminare l’accordo. Anche in caso di approvazione, passerebbero diversi anni prima della consegna dei caccia ai sauditi. Gli F-35, con la loro tecnologia stealth per non farsi individuare dai radar nemici, sono considerati i caccia più avanzati al mondo. Riad cerca da anni un accordo con gli Usa per acquistarne un pacchetto, ma i governi statunitensi hanno sempre fatto resistenza, soprattutto per preservare i rapporti con Israele, che non vuole perdere l’esclusività regionale. Con Trump, le cose potrebbero cambiare. Quando il presidente Usa, lo scorso novembre, ha annunciato che avrebbe venduto i caccia all’Arabia Saudita, una fonte della sicurezza israeliana aveva rivelato alla CNN una “forte preoccupazione” da parte di Tel Aviv.

I timori di Tel Aviv

Israele, attualmente, è infatti l’unico Paese del Medio Oriente ad avere in dotazione gli F-35, che ha impiegato recentemente negli attacchi all’Iran. Dalla Guerra dello Yom Kippur, nel 1973, la linea del governo Usa e del Congresso è stata sempre quella di garantire a Israele un vantaggio militare qualitativo (QME), e quindi di fare in modo che gli armamenti americani in dotazione a Tel Aviv fossero sempre più avanzati rispetto a quelli di qualsiasi altro Paese della regione. Questo principio ha trovato nel Naval Vessel Transfer Act del 2008 una base giuridica vincolante che ha codificato il QME. Per questo motivo, le amministrazioni Usa, prima di autorizzare forniture rilevanti a un Paese arabo, avviano un iter per verificare il rispetto di questo criterio. L’aviazione israeliana è stata la prima, all’infuori degli Stati Uniti, ad avere in dotazione gli F-35, nel 2016.

A luglio di quest’anno, Netanyahu si era apertamente opposto alla vendita di F-35 alla Turchia, proprio per paura di perdere l’esclusività regionale e i conseguenti vantaggi militari. Walla e il Jerusalem Post riportano che l’accordo tra gli Usa e l’Arabia Saudita è visto da fonti di sicurezza e della Difesa israeliana come una minaccia diretta alla supremazia aerea israeliana nella regione. Se il contratto andrà a buon fine, i sauditi saranno i secondi in Medio Oriente (e il primo Paese arabo) a schierare un caccia di quinta generazione, intaccando un monopolio tecnologico fondamentale per Tel Aviv.

Gli accordi sulla vendita degli F-35, così come quelli sul nucleare civile tra Usa e Arabia Saudita, dovevano essere in un primo momento condizionati all’adesione dei sauditi agli Accordi di Abramo, e quindi a una normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Riad e Israele. Sembra, però, che Trump sia ora più interessato all’accordo miliardario che al rispetto di questo requisito. Questa scelta priva Israele di una contropartita diplomatica diretta, mentre il Dipartimento di Stato americano dichiara che l’acquisto non altererebbe l’equilibrio militare nella regione.

Per bilanciare la vendita a Riad, i funzionari israeliani puntano a ottenere dagli Stati Uniti pacchetti di armamenti ancora più avanzati, tra cui munizioni “bunker-buster” e sistemi di attacco sotterraneo capaci di colpire in profondità. Secondo alcune analisi, come quella del National Security Journal e del Gulf International Forum, gli F-35 forniti ai sauditi avranno comunque dei “downgrade” e delle limitazioni ai software, per non eguagliare quelli in dotazione a Israele. Peraltro, i caccia di Tel Aviv (F-35I Adir) sono già modificati e migliorati con sistemi di guerra elettronica, radar-jamming e armamenti sviluppati autonomamente. Senza contare che il numero di velivoli (48 anche in questo caso) a disposizione dell’aviazione israeliana potrebbe salire a 100.

Lo spettro della Cina

Gli allarmi non arrivano solo da Tel Aviv. Secondo il New York Times anche l’intelligence statunitense (in particolare la Defense Intelligence Agency – DIA) avrebbe sollevato dubbi e perplessità sulla vendita di caccia di quinta generazione a un Paese che ha un rapporto sempre più stretto con la Cina. Riad usa tecnologie di Pechino nelle telecomunicazioni e ha acquistato missili balistici, mentre i cinesi hanno accesso a basi e infrastrutture del Regno. Non si può escludere che Pechino possa mettere le mani sulla tecnologia avanzata dell’F-35, cogliendone tutti i segreti.

Fonti

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