Guerra /

Lo scorso 9 aprile un F-35A dell’Asdf, Air Self-Defense Force nipponica, è precipitato nell’Oceano Pacifico a 135 chilometri a nordest della base aerea di Misawa.

Il governo di Tokyo, coadiuvato dagli Stati Uniti, ha lanciato una massiccia campagna di ricercadel relitto del velivolo di quinta generazione nei giorni scorsi e non solo per cercare il pilota dell’F-35, il maggiore Akinori Hosomi.

Come scrive Davide Bartoccini su queste colonne, la paura, soprattutto americana, è che le tecnologie stealth ed elettronica di ultima generazione possano venire carpite dalla Russia e dalla Cina a seguito del recupero del relitto che si trova su di un fondale che si stima si aggiri intorno ai 4mila metri di profondità.

Al momento non si ha ancora traccia né dell’F-35 inabissatosi né del pilota, che verosimilmente potrebbe essere morto durante lo schianto, ma forse la causa della sua morte e della conseguente perdita del velivolo non è da ricercare nello schianto in mare.

L’F-35 è stato hackerato?

Come riportato da fonti giapponesi, l’F-35 potrebbe essere stato hackerato durante l’aggiornamento dei suoi sistemi elettronici, che avviene con la connessione del velivolo con il software Alis che permette non solo di fare gli aggiornamenti dei sistemi ma anche di caricare i profili di missione adeguati in modo da rendere ottimamente performante l’F-35 nello svolgere i suoi compiti.

Questo possibile problema non rappresenta solo un’esclusiva del nuovo cacciabombardiere di quinta generazione ma è condiviso anche dall’F-22 Raptor e da tutti i velivoli e asset altamente connessi con la rete.

Benché non vi siano ancora dichiarazioni ufficiali da parte di Tokyo, che comunque per precauzione ha messo a terra l’intera flotta di F-35 in suo possesso, il Pentagono sembra indirizzato verso questa spiegazione che spiegherebbe anche il fatto che il procedimento di inchiesta a carico del pilota sia stato ritirato nelle ultime ore.

A sostegno ulteriore di questa ipotesi c’è anche la scelta del Pentagono di fornire al Giappone dei dettagli tecnici top secret sull’F-35, caso più unico che raro nella storia del velivolo, come riportato dal quotidiano nipponico Yomiuri Shimbun.

Questo permesso di accedere alla tecnologia segreta del nuovo cacciabombardiere, che porterebbe anche allo sviluppo congiunto di un nuovo caccia giapponese che andrebbe a fondere l’F-22 con l’F-35, permetterà al Giappone di porsi all’avanguardia nella tecnologia aeronautica di quinta generazione e quindi di sostituire i propri caccia F-2 attualmente in forza alla Asdf.

Un problema di ossigeno

Contestualmente alla scoperta del problema di hacking dell’F-35 sembra che sia stata anche individuata la causa dell’incidente avvenuto nei cieli dell’Oceano Pacifico.

Gli investigatori credono che il sistema Obos (On Board Oxygen generation System) abbia malfunzionato determinando una condizione di ipossia (grave carenza di ossigeno) nel pilota e quindi la perdita di coscienza con conseguente caduta in mare del velivolo.

Questo malfunzionamento potrebbe essere quindi stato causato da un “virus” inserito nel sistema di gestione dei sistemi di sopravvivenza dell’F-35 tramite connessione alla rete via software Alis. Se così fosse accertato risulta chiaro che tutta la flotta di F-35 attualmente in forza  nelle varie aeronautiche che lo hanno in dotazione, tra cui quella italiana, dovrà essere messa a terra per poter aumentare la sicurezza cibernetica del cacciabombardiere e del suo software di gestione.

I problemi ai sistemi di sopravvivenza non sono rari nelle ultime costruzioni aeronautiche Usa. L’anno scorso una serie preoccupante di incidenti al sistema di pressurizzazione dell’F-18 Hornetportò al siluramento della responsabile del Navy’s Physiological Episodes Action Team, il Contrammiraglio Sara Joyner.

In un caso un EF-18G Growler, la versione da guerra elettronica dell’Hornet, è stato costretto ad un atterraggio di emergenza dopo che il suo Ecs (Environmetal Control System) causò una brusca depressione nell’abitacolo ed il precipitare della temperatura a -30°C mentre il velivolo si trovava ad una quota di circa 7600 metri 60 miglia a sud di Seattle (WA) durante un volo di trasferimento dalla NAS (Naval Air Station) di Whidbey Island alla base di China Lake (CA).

L’anno precedente ci fu addirittura un quasi ammutinamento tra i piloti istruttori che volano sul T-45 – un aereo da addestramento che condivide con gli F/A-18 lo stesso sistema ECS – quando si rifiutarono di effettuare operazioni di volo proprio a seguito delle stesse pericolose problematiche: la depressurizzazione dell’abitacolo, soprattutto se graduale, può portare ad una lenta ipossia e quindi allo svenimento del pilota.

Non sappiamo per certo se l’F-35 condivida lo stesso sistema Ecs (che controlla anche l’Obos) dell’Hornet o parti di esso, ma risulta chiaro che il problema, se accertato, risulta essere molto serio proprio per l’alto numero di incidenti verificatisi in breve tempo e per l’incapacità del Pentagono di trovarvi una soluzione.