Le due potenze alleate a caccia dell’F-35 scomparso da quasi un mese stanno fornendo informazioni discordanti riguardo il presunto ritrovamento del relitto e le imminenti operazioni di recupero dello stesso. Così il mistero sul caccia di stealth di ultima generazione scomparso all’improvviso dai radar il 9 aprile mentre era in volo sul Pacifico continua ad infittirsi, e a concedere spazio alle ipotesi di spionaggio. Nessuna traccia anche del pilota, il maggiore Akinori Hosomi.

“L’aereo è stato localizzato. … È ora in fase di recupero “, avrebbe affermato il comandante delle forze aeree statunitensi del Pacifico, generale Charles Brown, all’attenzione degli inviati della stampa che hanno presenziato al briefing che si è tenuto a New York il 30 aprile, come riporta la rivista Nikkei Asian Review.Ma altre fonti, riportate da BusinessInsider , citano testualmente dichiarazioni discordanti, emesse sempre dall’Aeronautica statunitense:“Il F-35A della Forza Autodifesa Giapponese che si è schiantato il 9 aprile non è stato ancora localizzato o recuperato”; “i funzionari giapponesi hanno confermato che alcuni detriti dell’aereo sono stati trovati all’inizio di aprile, poco dopo l’incidente, e continuano a sostenere gli sforzi di ricerca e recupero”. A questo si aggiunge la smentita del colonnello John Hutcheson, capo degli affari pubblici delle forze armate statunitensi in Giappone, che in una dichiarazione rilasciata alla stessa Nikkei Asian Review smentisce il ritrovamento. La stessa confusione sta valendo per le fonti ufficiali che forniscono notizie per la parte di Tokyo.

Ciò che rimane certificato, è che da 24 giorni un caccia stealth di quinta generazione F-35 nella versione a decollo convenzionale “A”, progettato negli Stati Uniti dalla Lockheed Martin e assemblato in Giappone dalla Mitsubishi Heavy Industries, è scomparso; probabilmente precipitato in seguito ad un guasto tecnico sopraggiunto alle 7:27 pm (ora locale) dopo essere decollato insieme ad una formazione di altri 3 velivoli alle 18:59 pm dalla base aerea di Misawa, per una missione di addestramento al combattimento e intercettazione. Nei 28 minuti di volo l’aereo avrebbe percorso una rotta che lo ha portato a 135 km a est delle coste del Giappone, precisamente al largo dell’isola di Honshu.

Secondo le informazioni rilasciate inizialmente da fonti giapponesi, alcuni detriti del caccia sarebbero stati individuati in superficie il giorno seguente, 10 aprile, ma non vi era alcuna traccia sul fondo – poi stimato a 1.500 piedi di profondità – del pilota e della fusoliera. In seguito questa affermazione ha perso consistenza, non è stata più riportata da alcun mezzo stampa, e non è stata supportata da prove fotografiche della “sezione di coda” che sarebbe stata recuperata.

Attualmente sono almeno 10 le navi militari che battano il mare da due settimane, comprese due unità navali per rilevamento oceanografico, il Kamei del ministero della Scienza del Giappone, e il Van Gogh di Singapore, una nave privata noleggiata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Lo zelo nel ritrovare il relitto – ormai non più il pilota, che se fosse ancora vivo non si troverebbe più in mare – è dovuto al rischio che potenze terze possano entrare in possesso dei “segreti” della tecnologia aeronautica americana del quale è dotato l’F-35 : considerato il caccia più sofisticato del mondo. Il rischio di un recupero clandestino operato dalla Russia o dalle Cina è uno dei maggiori incubi che stanno scuotendo il Pentagono, che attraverso la Cia approvò in passato una missione segreta per entrare in possesso dei segreti militari russi che si erano adagiati nelle profondità oceaniche. Proprio nel Pacifico.