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Guerra

F-16 e Mirage, l’Occidente arma l’Ucraina nei cieli, ma i problemi rimangono

Lo “scudo” aereo occidentale all’Ucraina inizia, almeno nelle intenzioni, a consolidarsi. Ma è tutto da vedere quando potrà essere operativo appieno e in che misura potrà contribuire ad arginare una sempre più logorante spinta russa all’offensiva nel conflitto che da...

Lo “scudo” aereo occidentale all’Ucraina inizia, almeno nelle intenzioni, a consolidarsi. Ma è tutto da vedere quando potrà essere operativo appieno e in che misura potrà contribuire ad arginare una sempre più logorante spinta russa all’offensiva nel conflitto che da quasi due anni e mezzo perdura nel Paese est-europeo. Al vertice a margine delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario dello sbarco in Normandia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incassato dal capo di Stato francese Emmanuel Macron la promessa di ricevere dei caccia Mirage 2000 da Parigi entro fine anno.

Il Mirage 2000 nuovo asso nella manica di Macron

Il caccia Mirage 2000 è un assetto oggi secondario nell’aeronautica francese rispetto al più moderno Rafale. Un solo squadrone, l’1/2 Cicogne schierato nel dipartimento dell’Alta Senna, vola oggi con questo aereo entrato in funzione negli Anni Ottanta e destinato a essere ritirato entro il 2029. Parigi potrebbe fornire a Kiev quelli in dotazione e operativi, alcuni dei quali schierati anche a Gibuti per operazioni di protezione aerea del piccolo Paese del Corno d’Africa, o cedere all’Ucraina quelli che oggi possiede il Qatar e che Doha da tempo cerca di vendere.

Le Monde sottolinea l’importanza di un cambio di passo promosso da Macron che si inserisce nella strategia del presidente di alzare l’asticella della deterrenza verso la Russia non solo per sostenere l’Ucraina invasa ma anche, se non soprattutto, per valorizzare in un’Europa ove dopo l’imminente voto comunitario la Francia dovrà sgomitare per decidere le cariche apicali dell’Unione il vero asset di Parigi: la supremazia militare in un Vecchio Continente inserito in un contesto globale caotico.

Il nodo F-16

I Mirage 2000 andranno ad aggiungersi agli F-16. Nelle intenzioni, dopo l’addestramento dei piloti ucraini sul suolo francese, in cinque-sei mesi i Mirage 2000 potrebbero comparire, operativi, nei cieli del Paese invaso. Ma dalla teoria alla pratica passa un lungo viaggio. Il caso F-16 lo conferma. “Nel maggio 2023, il presidente Joe Biden ha dato il via libera alle richieste di altri paesi di inviare i propri F-16, ma le sfide logistiche hanno ripetutamente ritardato l’addestramento”, ricorda Politico. “A complicare ulteriormente lo sforzo, ci sono voluti mesi prima che i paesi occidentali accettassero di inviare i propri aerei in Ucraina”.

Oggigiorno, ricorda la testata americana, “Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Belgio prevedono di spedire a Kiev più di 60 jet F-16 fabbricati negli Stati Uniti quest’estate”, mesi dopo la soglia di inizio 2024 inizialmente prevista. E anche questi aerei, per gli Usa, non daranno un ruolo decisivo sul campo di battaglia. Principalmente per i problemi di addestramento che si stanno verificando, dal Texas alla Danimarca, a causa dei “colli di bottiglia” per la ridotta capacità di training delle basi aeree dei Paesi donatori. Gli Usa, nel frattempo, preferiscono concentrarsi sulla fornitura di componenti per F-16 in teatri critici come Taiwan o far fare cassa al loro sistema industriale, ad esempio con la vendita di lotti dei versatili aerei da caccia alla Turchia, piuttosto che puntare tutto sulla cessione a Kiev.

I caccia e il futuro della guerra

Per Kiev l’arrivo dei Mirage potrebbe compensare la battuta d’arresto sugli F-16, di cui ad oggi sono garantite solo le 24 unità olandesi, e l’analogo rallentamento della richiesta alla Svezia per gli efficaci caccia Gripen. Stoccolma ha deliberato sedici pacchetti di aiuti militari all’Ucraina prima e dopo l’ingresso nella Nato, ma non è ancora convinta di privarsi del suo pregiato asset aereo.

Macron, riuscendo a superare i vincoli operativi che gli F-16 mostrano e che per la Francia potrebbero riproporsi, dallo scoglio linguistico nella comunicazione addestratori-piloti alla sfida dell’integrazione dell’addestramento in un piano militare compiuto, segnerebbe un punto. Ma da qua a fine anno, anche se gli F-16 fossero sorpassati dai Mirage 2000, molto può cambiare sul terreno in Ucraina e non è detto che gli aerei possano, di fronte a una struttura militare russa adatta in termini di contraerea, esser decisivi per garantire all’Ucraina una maggiore copertura aerea per la difesa o possibili controffensive.

I caccia colpiranno sul suolo russo?

I caccia avrebbero un ruolo proiettivo diverso in sostegno all’obiettivo garantito da diversi Paesi Nato di poter fornire a Kiev la possibilità di colpire obiettivi sul suolo russo, purché militarmente legittimi. Tornerebbero utili, per Kiev, sistemi missilistici di vario tipo, tra cui gli Storm Shadow forniti da Regno Unito, Canada e, a quanto pare, presto anche dall’Italia che sui raid oltre confine finora tentenna. Sicuramente, in ogni caso, siamo molto lontani dall’idea che i caccia possano esser l’arma chiave per equilibrare una guerra senza veri padroni a favore di Kiev, data la strategia di logoramento e l’ampia predisposizione russa a gestire nuovi ingressi nelle armi ucraine da lungo tempo preventivate. Specie se prima del 2025 difficilmente si vedrà una flotta aerea ucraina armata di mezzi occidentali ampia e degna di questo nome.

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