Etiopia: gli scontri nel Tigray fanno tremare Addis Abeba

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Le ultime notizie parlano della presa in possesso dell’aeroporto di Mekele (nota anche come Macallè) da parte delle Tplf, ossia il Tigray Popular Liberation Front. La conquista, confermata anche da fonti locali, segna inevitabilmente una svolta nelle tensioni interne all’Etiopia maturate negli ultimi giorni. Si è passati oramai, si potrebbe dire, dalle parole ai fatti. Il Tplf nei giorni scorsi si è fatto portavoce di una coalizione di sette gruppi armati, tutti intenzionati a ribaltare il governo del premier Abiy Ahmed. Nel giro di 48 ore, il comunicato si è tramutato in uno scontro armato molto violento che ha nell’aeroporto di Mekele il proprio fronte principale. La città non è certo secondaria: si tratta infatti del capoluogo del Tigray ed è sede di quelle istituzioni regionali da tempo oggetto di contesa tra il Tplf e il governo centrale. Una contesa oggi diventata anche, e nuovamente, militare.

Una nuova guerra nel Tigray?

Gli scontri di oggi partono da lontano e, in particolare, da una visione politica molto differente tra l’attuale premier Abiy Ahmed e il Tplf. Quest’ultimo è il partito rappresentante dell’etnia tigrina che ha dominato la scena etiope dal 1991, anno della caduta del “negus rosso” Menghistu, al 2018. Per 17 anni il Tplf, nonostante i tigrini rappresentino una minoranza, ha guidato il Paese nominando sempre propri membri a capo dei vari governi che si sono susseguiti. Questo fino all’arrivo alla guida dell’esecutivo proprio di Abiy Ahmed, primo premier di origine oromo della storia recente. Ahmed ha sviluppato una linea vocata al cosiddetto “etiopianismo“, con l’obiettivo di promuovere uno Stato più centralizzato e tarato su Addis Abeba. Il tutto, a scapito dell’impianto federale dominato dalle varie componenti etniche. Nel 2019, buona parte dei partiti ha accettato la linea del premier mentre il Tplf, rimasto al potere nella regione del Tigray, ha rifiutato di aderire al progetto unitario di Abiy Ahmed. Il capo del governo ha allora deciso di usare la mano forte nel novembre del 2020, scagliando l’esercito federale contro le forze locali tigrine formate grossomodo dal Tplf.

Nonostante la guerra avesse preso subito una piega favorevole ad Addis Abeba, con le truppe federali arrivate nel giro di poco tempo a Makale, la guerriglia del Tplf ha fatto alla lunga la differenza. I combattenti locali hanno riguadagnato terreno fino a spingersi oltre il territorio del Tigray. Soltanto l’intervento internazionale ha messo fine temporaneamente alla disputa, con la firma degli accordi di Pretoria del 2022 che hanno portato a un cessate il fuoco. Da mesi però le tensioni sono tornate a essere piuttosto importanti. Addis Abeba accusa l’Eritrea di armare e fomentare i tigrini, dando così una dimensione regionale alle varie dispute sul campo. Adesso si registrano i nuovi scontri, i quali ben presto potrebbero essere di vasta scala e coinvolgere altre regioni oltre quella del Tigray.

Una polveriera pronta ad esplodere

Nel corso degli ultimi anni, Addis Abeba non ha dovuto fronteggiare soltanto la ribellione tigrina. Altri movimenti armati hanno creato grattacapi in diverse aree del Paese, con la stessa motivazione del Tplf: il rifiuto di un etiopianismo centralizzante e la rivendicazione delle proprie peculiarità etniche. L’Ola, il movimento degli Oromo, tra il 2022 e il 2025 è riuscito a conquistare alcune località e ha costretto l’esercito più volte a intervenire. Anche il Fano, il movimento armato degli Ahmara, pur se alleato del governo nella guerra contro il Tplf negli ultimi tempi ha manifestato insofferenza verso la leadership di Abiy Ahmed. Queste e altre sigle si sono adesso tutte unite, consapevoli forse di poter destabilizzare lo Stato etiope e di mettere le mani su Addis Abeba.

Il governo federale, comunque, ha le sue carte. Abiy può contare sul sostegno emiratino, mai confermato ufficialmente ma ben esistente sul campo, così come su un impianto statale comunque ancora piuttosto saldo soprattutto nella capitale. Difficile quindi scommettere su un’avanzata senza grossi ostacoli da parte dei gruppi armati coalizzati, ma è altrettanto difficile scommettere su una futura stabilità del Paese. L’impressione è che l’Etiopia sia una polveriera disseminata di piccoli e grandi conflitti ora pronti a diventare tasselli di una guerra più ampia. E, forse, le prime avvisaglie del confitto si stanno osservando ancora una volta nel Tigray.

Fonti:

https://www.reuters.com/world/africa/seven-ethiopian-armed-groups-announce-anti-government-alliance-2026-09-21

https://english.ahram.org.eg/NewsContent/2/10/577326/World/Africa/Tigray-rebel-forces-seize-Ethiopia-regional-airpor.aspx?

https://www.gov.uk/government/publications/ethiopia-country-policy-and-information-notes/country-policy-and-information-note-tigrayans-and-the-tigrayan-peoples-liberation-front-ethiopia-december-2024-accessible