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Tensione alle stelle nella regione separatista filorussa della Moldavia della Transnistria, dove sono state udite diverse esplosioni nei pressi del ministero della Sicurezza a Tiraspol. Le autorità locali hanno confermato le prime indiscrezioni spiegando che le deflagrazioni sarebbero avvenute all’interno della struttura che ospita il ministero per la Sicurezza statale. In attesa che la vicenda venga chiarita, pare che qualcuno abbia sparato alcuni colpi con un lanciagranate portatile anticarro e che non risulterebbero vittime né feriti.

“Le finestre – si legge in una nota diffusa dal Ministero dell’Interno – sono esplose ai piani superiori. Dalla struttura esce fumo. Nell’area circostante è stato creato un cordone di polizia. Una squadra investigativa è giunta sul posto con artificieri, vigili del fuoco, ambulanze e specialisti dei servizi d’emergenza”. Su Telegram circolano foto che raffigurano vetri delle finestre dell’edificio colpito in frantumi e immagini di testimoni oculari che mostrano due lanciagranate.

In particolarre, appaiono danneggiate la porta d’ingresso e alcune finestre al secondo piano, proprio come confermato dalle autorità. Danni anche alle finestre di un edificio abitativo nei pressi. Il centro della città, Tiraspol, è stato chiuso al traffico. Ricordiamo che l’attacco è avvenuto in una giornata particolare, all’indomani della Pasqua di Resurrezione, e cioè in una giornata di festa tanto in Moldavia che in Transnistria.

Minacce ed esplosioni

Le esplosioni che hanno interessato il ministero della Sicurezza della Transnistria sono arrivate in seguito ad alcune dichiarazioni particolarmente preoccupanti rilasciate dal comandante russo ad interim del distretto militare centrale Rustam Minnekayev. A detta di Minnekayev, la Russia avrebbe intenzione di prendere il pieno controllo del Donbass e dell’intera Ucraina meridionale, fino a Odessa, prendendo il corridoio di collegamento terrestre con la Crimea e pure quello che porta alla Transnistria, in modo tale da bloccare a Kiev l’accesso al mare.



“Il controllo sull’Ucraina meridionale è un’altra via d’accesso alla Transnistria, dove pure si evidenziano episodi di discriminazione contro i residenti russofoni“, ha detto, qualche giorno fa, l’alto ufficiale russo. Al di là della veridicità effettiva del piano annunciato da Minnekayev, la Moldavia ha subito convocato l’ambasciatore di Mosca a Chisinau per denunciare le minacce di invasione della regione separatista filorussa, la cui frontiera dista solo poche decine di chilometri da Odessa. Ebbene, dopo la fantomatica road map russa e la preoccupazione del governo moldavo, con tanto di convocazione diplomatica annessa, ecco le esplosioni nel cuore della Transnistria. Sarà senza ombra di dubbio un caso, ma la tempistica dei fatti risulta quanto meno sospetta.

Situazione pericolosa

In attesa di capire l’autore del gesto, possiamo soltanto fare ipotesi. Tra le più plausibili e probabili troviamo quella di un ipotetico sabotaggio interno, ad opera di filorussi, nel tentativo di creare una sorta di casus belli tale da consentire a Mosca di giustificare il suo piano militare. In ogni caso, qualora la Transnistria dovesse diventare un epicentro caldissimo – o, peggio, se il conflitto dovesse diffondersi fino a queste latitudini – la situazione rischierebbe seriamente di deragliare.

Anche perché, come detto, lo status della stessa Transnistria è piuttosto ambiguo, visto che le autorità moldave ritengono che le recenti affermazioni di Mosca siano infondate e contraddicono la posizione russa sul sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale della Moldavia entro i confini internazionalmente riconosciuti. Inoltre, poiché la Moldavia non fa parte della Nato, a Chisinau cresce il timore per una possibile invasione russa.

Nel frattempo i servizi di intelligence moldavi si sono riuniti d’urgenza. “Stiamo raccogliendo informazioni. Inizialmente si parlava di due lanciagranate, ma stiamo controllando tutto”, ha detto il direttore del Servizio di Intelligence e Sicurezza, Alexander Esaulenko al canale televisivo locale TV-8, secondo la Tass. Dal canto suo, il governo di Chisinau, attraverso l’Ufficio per la Reintegrazione, ritiene che le esplosioni a Tiraspol mirino ad aggravare la situazione in Transnistria. “L’obiettivo dell’incidente odierno -si legge nella nota- è creare pretesti per un’escalation della situazione della sicurezza nella regione della Transnistria, che non è controllata dalle autorità costituzionali”.

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