Esplosione dei cercapersone in Libano? L’ex CIA: “È terrorismo”

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È un durissimo affondo quello di Leon Panetta nei confronti di chi ha orchestrato l’operazione dei cercapersone in Libano. Secondo l’ex direttore della CIA durante l’amministrazione Obama ed ex Segretario della Difesa Usa, l’esplosione di oltre un migliaio di cercapersone di membri di Hezbollah e di altri esponenti di istituzioni e apparati legati all’Iran – operazione che ogni probabilità è avvenuta per mano di Israele – è senza ombra di dubbio una forma di “terrorismo“. Parole che provengono da uno dei più influenti membri della comunità dell’intelligence Usa, nonché ex capo dello staff della Casa Bianca (1994-1997) durante l’amministrazione Clinton.

Le parole dell’ex direttore della CIA

“Non credo ci siano dubbi sul fatto che sia una forma di terrorismo”, ha detto Panetta durante un’intervista rilasciata a CBS News Sunday Morning. Secondo l’ex direttore della CIA, l’operazione attribuita a Israele “colpisce direttamente la catena di approvvigionamento. E quando il terrore entra nella catena di approvvigionamento, la gente inizia a chiedersi: Qual è la prossima mossa?”. La scorsa settimana, dei cercapersone e dei walkie-talkie usati da Hezbollah sono esplosi in Libano, uccidendo decine di persone e ferendone migliaia. I leader del gruppo sciita libanese, sostenuto dall’Iran, hanno attribuito le esplosioni al Mossad e all’intelligence israeliana.

“Questa è una tattica che ha delle ripercussioni. E non sappiamo davvero quali saranno”, ha spiegato Panetta durante l’intervista. Panetta ha aggiunto che il Medio Oriente rischia di diventare il “campo di battaglia del futuro” e richiede ora l’attenzione della comunità internazionale. “Penso che sarà molto importante per le nazioni del mondo avere una seria discussione sul fatto che questa sia o meno un’area su cui tutti devono concentrarsi, perché se non cercano di affrontarla ora, segnatelo, sarà il campo di battaglia del futuro”.

Negli Stati Uniti il Segretario di Stato Antony Blinken ha ribadito che Washington non ha nulla a che fare con l’esplosione dei cercapersone: “Siamo stati molto chiari e continuiamo ad esserlo sull’importanza che tutte le parti evitino qualsiasi passo che possa ulteriormente intensificare il conflitto che stiamo cercando di risolvere a Gaza”, ha affermato. Ma nessuna condanna è arrivata né da Blinken, né tantomeno dal presidente Usa Joe Biden o dalla vicepresidente e candidata alla Casa Bianca, Kamala Harris. E mentre la situazione umanitaria in Libano si aggrava in maniera drammatica a seguito dei bombardamenti israeliani nel sud del Paese che hanno provocato, nelle ultime 72 ore, la morte di almeno 569 persone, tra cui 50 bambini, Washington sceglie il silenzio e di non far valere la sua influenza su Tel Aviv. “L’incapacità dell’amministrazione Biden di usare la propria influenza per scongiurare questa escalation potrebbe avere conseguenze catastrofiche” accusa il Quincy Institute.

La guerra dei cercapersone contro Hezbollah

Ci sono due possibili spiegazioni per l’attacco ai dispositivi radio di Hezbollah. La prima è che, come nell’assassinio di Yahya Ayyash nel 1996, chi ha pianificato l’attacco si sia infiltrato nella catena di approvvigionamento della compagnia di telecomunicazioni, inserendo esplosivi nelle unità. La seconda teoria, avanzata da alcuni esperti, ipotizza che l’attacco sia stato eseguito tramite un cyberattacco, causando il surriscaldamento e l’esplosione delle batterie dei dispositivi. Come ha sottolineato Andrea Muratore su InsideOver, si è parlato, nelle prime battute, di un’operazione informatica di infiltrazione cyber come possibile vettore della manovra ostile degli israeliani, che si trincerano dietro il loro consueto silenzio. “Come diceva Sherlock Holmes, in casi del genere, se escludiamo l’impossibile, ciò che resta per quanto improbabile è pur sempre possibile”, commenta a InsideOver il professor Alessandro Curioni, esperto di cybersicurezza e titolare di Di.Gi Academy. “E a una prima analisi a caldo, l’unica cosa impossibile è che un migliaio di device possano esplodere contemporaneamente per caso”.

Un esperto che ha parlato con Haaretz ha stimato che si sia trattato di un cyberattacco puro, spiegando: “Basta introdurre un aggiornamento software dannoso e poi premere ‘invio”. L’esperto ha inoltre precisato che una batteria al litio da 50 grammi completamente carica genera un calore equivalente all’esplosione di sette grammi di TNT. “Se cortocircuiti una batteria al litio, si riscalda estremamente velocemente, in pochi secondi” ha spiegato. Sebbene, dunque, le modalità precise dell’attacco restino avvolte nel mistero, l’ipotesi del di un cyberattacco mirato è da prendere in seria considerazione.