La geopolitica della corsa allo spazio
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Il dottor Nikolai Sokov è nato a Mosca. Laureatosi presso il dipartimento di storia dell’università statale di Mosca nel 1981, ha lavorato presso l’Istituto di studi americani e canadesi (1981-1986) e l’Istituto di economia mondiale e Relazioni internazionali (1985-1987), entrambe accademie di scienze dell’Urss. Dal 1987 al 1992 il dottor Sokov ha lavorato presso il ministero degli Affari esteri della Federazione russa. Ha partecipato alle negoziazioni degli accordi  Start 1 e Start 2 ed altre iniziative internazionali sul controllo degli armamenti come pure numerosi summit e incontri ministeriali. Nel 1992-1996 ha studiato presso l’università del Michigan ad Ann Arbour ed è stato insignito del dottorato in scienze politiche nel 1996. Il dottor Sokov entra a far parte del James Martin Centre per gli  studi sulla non-proliferazione nel 1996, ove lavora tutt’oggi. Dal 2011-2014 e a partire dal 2019 lavora al Centro di Vienna per il disarmo e la non-proliferazione (Vcdnp). Le sue numerose pubblicazioni includono due dozzine di libri e svariate monografie, oltre a duecento articoli accademici. E’ regolarmente invitato a parlare a varie conferenze e altri eventi pubblici ed è stato consulente di molte organizzazioni internazionali (tra cui l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e la Commissione preparatoria per l’Organizzazione del trattato sulla messa al bando globale degli esperimenti nucleari), nonché di alcune agenzie governative statunitensi (cioè i Dipartimenti di Stato, Difesa ed Energia) e vari comitati del Congresso degli Stati Uniti. Il dottor Sokov ha gentilmente accettato di rispondere per noi ad alcune domande circa l’attuale minaccia nucleare e le implicazioni della guerra in Ucraina sugli sforzi di non –proliferazione.

Prima di tutto, potrebbe valutare l’attuale livello di minaccia nucleare? Quanto siamo vicini a uno scontro nucleare?

Non siamo così vicini. Il rischio deriva principalmente da una situazione in cui Nato e Russia si trovassero in una logica di conflitto diretto. Per esempio, le proposte inerenti all’imposizione una no-fly zone sopra i cieli dell’Ucraina, piuttosto popolari nelle prime settimane dallo scoppio della guerra, avrebbero causato un simile scontro aperto fra le due potenze, ma sono state respinte dai principali governi della Nato. Sono sorte delle preoccupazioni circa il fatto che la Russia potesse considerare le ingenti consegne di armi all’Ucraina come un pretesto per l’escalation, ma finora non è stato così. Naturalmente, più a lungo dura la guerra e più attivamente l’Ue e la Nato forniscono supporto all’Ucraina, maggiore risulta la possibilità di un’escalation. Nel complesso però la probabilità dovrebbe essere valutata come piuttosto bassa. È difficile dargli una cifra specifica, ma ad oggi stimerei il rischio di un escalation nucleare a circa il 10 percento di probabilità.

Se dovesse verificarsi un’escalation nucleare, come avverrebbe? Ci sarebbero degli avvertimenti o la Russia potrebbe direttamente impiegare un’arma nucleare?

In caso si arrivasse a un conflitto militare diretto tra Nato e Russia, il ricorso immediato all’arma nucleare è improbabile. Almeno nelle prime fasi il conflitto sarebbe convenzionale- la Russia ha ancora un numero significativo di armi convenzionali a lunga gittata da poter raggiungere praticamente qualsiasi obiettivo. Se, tuttavia, il conflitto continuasse e la Russia dovesse affrontare una sconfitta (ovviamente non può competere a lungo con la Nato), l’escalation nucleare sarebbe in agenda. La mia ipotesi è che ci sarà una forma di avvertimento-prima a parole (una dichiarazione pubblica più messaggi riservati ai governi chiave) ma se ciò non bastasse qualcosa di più tangibile. Un test nucleare sotterraneo mi sembra l’ipotesi meno pericolosa e dunque più plausibile, avendo lo scopo di segnalare la serietà delle intenzioni russe. Se il conflitto continuasse a protrarsi e la sconfitta della Russia divenisse inevitabile, un’ulteriore escalation sarebbe plausibile.

L’utilizzo di un’arma nucleare tattica avrebbe uno scopo militare o anche questo strumento pertiene esclusivamente alla strategia della deterrenza?

Tutte le armi nucleari fanno parte del meccanismo di deterrenza in senso stretto, e l’impiego di qualsiasi tipo di armi nucleari avrebbe effetti disastrosi. Nel caso un arma nucleare venisse comunque impiegata, la Russia e i suoi rivali si troverebbero di fronte ad una scelta: terminare la guerra o dare il via ad un escalation che prevederebbe l’impiego di testa nucleari da parte di entrambi i campi sia sul campo di battaglia (dunque in Europa) sia a livello strategico (in America). In generale, l’aggettivo “tattico” è fuorviante perché crea associazioni sbagliate. In realtà, né la Russia né gli Stati Uniti né peraltro la Francia o la Gran Bretagna possiedono armi “tattiche” nel senso di armi nucleari a corta gittata. Come minimo, dovrebbero essere definite come armi ad ampio raggio nel senso che possono raggiungere almeno mezzo continente. La Russia predilige l’impiego di missili a lunga gittata ( 2-3.000 km). Le armi nucleari americane in Europa sono bombe gravitazionali montate su bombardieri; la loro portata operativa è inferiore ma in questo caso si tratta di una questione di scelte. Storicamente gli Usa preferiscono l’impiego di sistemi aria-terra mentre la Russia ha sempre optato per i missili.

Il paradigma della MAD (mutua distruzione assicurata) è ancora valido quando si discute di minaccia nucleare in un mondo multipolare? Esistono altri scenari per l’impiego dell’arma atomica?

Sì’, la MAD è il paradigma riferimento in campo atomico, a prescindere dal numero di poli nel sistema internazionale. Significa semplicemente che l’attaccante subirà danni inaccettabili. L’affidabilità del MAD dipende innanzitutto dalle dimensioni dell’arsenale. Per esempio, gli Stati Uniti e la Russia sono in una situazione di MAD; gli arsenali più contenuti di Gran Bretagna e Francia rendono il paradigma della MAD meno efficace. D’altra parte, sia la Gran Bretagna che la Francia fanno parte della Nato, quindi l’equilibrio nucleare NATO-Russia è caratterizzato dalla MAD. Ci sono comunque delle opzioni d’uso limitate. La Nato adottò questa strategia durante la guerra fredda, la Russia invece nel periodo compreso tra il 2000 e il 2015; si potrebbe tornare a ragionare in questi termini proprio in questo periodo. L’uso limitato è inteso per situazioni nelle quali l’avversario ha forze convenzionali superiori, in quel caso l’utilizzo nucleare limitato può servire ad evitare la sconfitta e comunicare all’attaccante che la guerra deve terminare. In caso contrario, l’uso del nucleare si estenderebbe ad attacchi su larga che comporterebbero al fine dell’umanità. In ultima analisi, lo scopo principale delle armi nucleari è quella di evitare la sconfitta e la resa mediante la credibile minaccia che non ci saranno vincitori. Il loro scopo principale non è quello di essere usate ma di evitare guerre su larga scala. Ovviamente, questo si applica solamente a grandi potenze con armamenti nucleari e ai loro alleati.

Se dovesse esserci un’escalation nucleare, quale potrebbe essere il ruolo della Cina?

Nessuno direi. Cercherebbe di rimanere al di fuori del conflitto, vedendo cosa accade e traendo eventualmente profitto dalla devastazione del resto dell’emisfero nord.

Quanto è simile l’attuale conflitto al periodo della Guerra Fredda?

Non molto. Durante la guerra fredda si era molto più consapevoli dei rischi di un’escalation, e le due superpotenze si comportavano con maggiore prudenza. Con la fine della guerra fredda sembra che popolazioni e governi non abbiano più il medesimo timore di un olocausto nucleare. L’ostilità fra blocco Nato e Russia non ha mai raggiunto i livelli attuali. E proprio l’intensità dell’attrito fra i due blocchi che fa si che il rischio di una guerra atomica sia paradossalmente più elevato oggi rispetto ai tempi della guerra fredda. Per esempio, durante la crisi dei missili a Cuba del 1962, entrambi le parti capivano chiaramente i rischi e infatti tentarono di evitare la guerra. Se la medesima situazione si verificasse oggi, la possibilità di un olocausto nucleare sarebbero significativamente superiori.

Come influirà la guerra in Ucraina sugli sforzi di non-proliferazione? Il mondo ha bisogno di nuovi accordi multilaterali o quelli già in vigore sono sufficienti?

Non è ancora completamente chiaro. Ovviamente il fatto che la Russia, una superpotenza nucleare, abbia invaso un paese che non possiede armi nucleari e abbia minacciato di usare le proprie per impedire ad altri di interferire in sostegno del paese invaso, indebolisce il regime di Putin poiché dimostra che la superiorità russa non è tale senza la minaccia del ricorso alla bomba atomica. Teoricamente, ci si potrebbe aspettarsi che altri stati vogliano acquistare armi nucleari proprio per mettersi al riparo da azioni simili a quella subita dall’Ucraina. In pratica, tuttavia, non ci sono stati che vogliano davvero dotarsi di armi nucleari. Paradossalmente, molti stati al di fuori dell’Europa sembrano credere che la guerra in Ucraina concerna esclusivamente l’Europa e le due superpotenze e non influisca sui lori interessi. La guerra in Ucraina può anche avere un impatto negativo sulla Conferenza per la revisione del Trattato di non proliferazione (TNP), che si terrà ad agosto. D’altro canto, tutte le principali parti in causa cercano di ridurre al minimo i danni, auspicando che non ci siano sorprese in seno alla conferenza. Sperabilmente l’impatto sul regime di non -proliferazione sarà limitato. Ovviamente, il controllo delle armi è anch’esso in crisi – le negoziazioni bilaterali tra Stati Uniti e Russia si sono interrotte – le possibilità per un nuovo accordo bilaterale o multilaterale sono minime. Allo stesso tempo, tutte le parti hanno chiaramente indicato che vorrebbero riprendere il dialogo sul controllo degli armamenti perché si tratta di una questione di stabilità e, in fin dei conti, la sopravvivenza di ciascuno è in gioco. Questo è il modo in cui il tema fu affrontato durante la guerra fredda – all’epoca le parti continuarono il negoziato anche durante i periodi di crisi più intensi. Oggi abbiamo bisogno di fare lo stesso. L’opinione pubblica di numerosi stati del blocco Nato sembra però risolutamente più ostile alla Federazione Russa di quanto non lo fosse durante la guerra fredda. Politica interna, emozioni ed opinione pubblica (in particolare quella riflessa dai social media) possono rendere più difficoltoso il dialogo sul controllo degli armamenti, anche se i governi chiave lo vogliono in modo esplicito.

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