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Nei prossimi mesi -diffusione di Coronavirus permettendo- l’Esercito americano testerà le possibilità di sviluppo di un nuovo sistema difensivo antimissile, così da valutare dove stanziare gli investimenti e cosa richiedere alle industrie per incrementare la difesa di punto contro razzi e colpi di artiglieria, ma soprattutto per intercettare missili da crociera e droni. Per raggiungere lo scopo del programma Ifpc (Indirect fires protection capability), l’Esercito ha basato le sue richieste al Pentagono sulla necessità di accrescere la capacità di difendere le installazioni strategiche e i luoghi chiave dello Stato da qualsiasi tipologia di minaccia.

La scelta finale?

Tra i sistemi che verranno testati ci sarà l’israeliano Iron Dome, prodotto da Raytheon su licenza Rafael, ordinati in due esemplari come soluzione provvisoria per la difesa antimissile di punto, in attesa che venga completato il programma Ifpc. Dopo che lo scorso anno il Congresso ha approvato il finanziamento dell’Iron Dome, le due batterie ordinate saranno consegnate entro la fine del 2020. Nel frattempo, la Cupola d’Acciaio sarà testata al poligono di White Sands, nel New Mexico, dove -alcune settimane fa- sono iniziate le prove anche sul radar tridimensionale AN/MPQ-64A4 Sentinel, che garantirà in futuro il rilevamento di qualsiasi tipologia di minaccia a corto raggio (Shorad, Short range air defense).

Nella scelta finale su quale sarà il sistema di difesa missilistica, una delle caratteristiche richieste ai produttori è la possibilità di farlo comunicare senza difficoltà con il Sentinel. Anche perché l‘ultima versione del radar (la A4) sarà impiegata anche nel programma di sostituzione del Patriot. Inoltre, ovviamente, prima di assegnare il contratto definitivo di produzione per il programma Ifpc, i tecnici dell’Esercito statunitense verificheranno anche la capacità di intercettare e distruggere i missili da crociera subsonici, i droni di piccole dimensioni, i proiettili di artiglieria e i razzi.

L’obiettivo è quello di colmare le attuali lacune che hanno gli Stati Uniti nella difesa antimissile, specialmente perché non è utilizzato un sistema che sia una via di mezzo tra il Phalanx CIWS e il Patriot. L’assenza di un tale sistema, capace di intercettare da medie distanze minacce che volano a basse quote o che hanno ridotte dimensioni, preoccupa molto al Pentagono, specialmente per le accresciute necessità di difesa da ogni possibile attacco.

L’importanza dei test per gli sviluppi futuri

Per questo motivo presto inizieranno i test di fuoco dal vivo, anche per verificare la veridicità delle prove svolte in maniera digitale per vedere come comunicheranno tra di loro i diversi sistemi difensivi. La data prevista dall’Esercito per la messa in funzione definitiva del nuovo sistema difensivo è il 2023, tant’è che il prossimo test sarà solo uno dei primi di quelli previsti tra il 2020 e il 2021. Anche perché se Iron Dome sembra essere la scelta come architettura del sistema, ciò che non è stato ancora individuato è il missile intercettore adatto. Le alternative sono lo Sky Hunter, ovvero la versione a stelle e strisce dell’israeliano Tamir, e il missile Hit-to-Kill prodotto da Lockheed Martin, che dovrebbe essere ridotto di dimensione per essere impiegato nell’Iron Dome.

La Cupola d’Acciaio, infatti, non ha solamente pregi, ma ha anche alcuni difetti che hanno fatto venire più di una perplessità ai vertici dell’Esercito statunitense. Tra questi vi è la natura strettamente dipendente dei diversi componenti del sistema difensivo, che obbliga a sviluppare interamente da zero qualsiasi aggiunta o modifica rispetto al progetto originario per quel che riguarda sia al radar sia al missile intercettore utilizzato. Il Tamir -o nel caso statunitense lo Sky Hunter- potrà essere una soluzione temporanea, perché nel lungo periodo la necessità di implementare il sistema difensivo per renderlo capace di operare al pari e in sostituzione del Patriot renderà quasi obbligata la progettazione di un nuovo missile.

 

Intanto i test procederanno per verificare l’efficacia dell’Iron Dome e la sua compatibilità con i sistemi radar statunitensi, ma nel frattempo continuerà anche la ricerca e lo sviluppo di nuove soluzione al fine di garantire la sicurezza delle installazioni dell’Esercito, così come dei luoghi chiave e delle città anche sul territorio statunitense.

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