Prevedere come proseguirà la diffusione del coronavirus è tra gli obiettivi principali della ricerca medico-scientifica. Tra i centri chiamati a formulare analisi e presentare modelli previsionali del prossimo futuro c’è il Walter Reed Army Institute of Research (Wrair), ovvero il principale istituto di ricerca biomedica dell’Esercito americano. In una request for information (Rfi), pubblicata lo scorso 4 aprile, il Wrair si è posto come obiettivo quello di facilitare la collaborazione tra i ricercatori del Pentagono con altri provenienti dai diversi laboratori di analisi. Un primo passo per creare un modello di previsione valido sulla diffusione del Coronavirus.

L’obiettivo dell’Esercito ma anche, e soprattutto, del Pentagono è verificare quanto il Coronavirus possa andare a inficiare sulle operazioni all’estero e sulle capacità dei comandi nazionali. Non solo però, perché nelle intenzioni dei ricercatori c’è anche di prevedere l’impatto e l’efficacia di cure farmaceutiche e gli eventuali esiti clinici, così da fornire un quadro completo al Pentagono delle politiche da seguire per contrastare eventuali nuovi focolai di Coronavirus.

Tra la prevenzione e la corsa al vaccino

Finora gli uomini e le donne delle forze armate, così come i dipendenti civili del Dipartimento della Difesa, sono stati colpiti in parte dalla diffusione della pandemia con 6.754 casi confermati, di cui 1.723 dalla sola Marina -anche per via del contagio sulla portaerei Uss Theodore Roosevelt. Nonostante il fatto che i numeri totali dei positivi al Coronavirus non siano elevatissimi, il Pentagono ha alzato al massimo il livello d’allerta anche perché i casi crescono giornalmente. Il “timore” è che se l’epidemia non si fermerà, ma anzi dovesse diffondersi ulteriormente potrebbe creare potenziali problemi ai comandi operativi in territorio nazionale e non solo. La ricerca del Walter Reed Army Institute of Research sarà volta proprio a evitare che ciò possa avvenire, chiedendo ai centri di ricerca biomedici che stanno lavorando al contrasto del Coronavirus di unire gli sforzi con il Pentagono. Cooperazione che sarebbe sulla falsariga di quella volta alla ricerca di un vaccino, al quale il Wrair sta lavorando insieme alle università, case farmaceutiche e agenzie governative.

I modelli previsionali immaginati nella Rfi, pubblicata nei giorni scorsi sul sito del Pentagono, non permetteranno solamente ad aiutare le forze armate (più specificatamente l’Esercito) a prevenire i contagi nei propri quartier generali e nei teatri operativi, perché potrebbero essere utili anche per contenere eventuali nuovi focolai riducendone l’impatto. L’obiettivo numero 1 di tutti i centri di ricerca biomedica del mondo è, ovviamente, quello di trovare un vaccino per il Coronavirus. Se i test sugli animali, dei tre vaccini sviluppati dal Wrair, dovessero dare risultati soddisfacenti, i ricercatori dell’Esercito statunitense hanno in programma per settembre di iniziare la sperimentazione umana nel tentativo di renderlo disponibile su scala globale per la fine del 2020.

Le critiche e il futuro

Nell’attesa che venga sviluppato un vaccino, però, al Pentagono sono intenzionati anche a difendere “in modo diverso” le proprie truppe e le capacità di comando in tutto il mondo. Per riuscire a contenere velocemente nuove diffusioni sarà cruciale l’analisi dei dati epidemiologici e la realizzazione di modelli previsionali efficaci, così da evitare che un virus possa minacciare le forze armate e gli interessi degli Stati Uniti nel mondo. Per il Pentagono, soprattutto per i vertici politico-militari la realizzazione di un modello previsionale permetterebbe anche di placare le polemiche sulla gestione iniziale dell’epidemia, finita sotto la lente di ingrandimento di 10 senatori del Partito Democratico. In una lettera destinata a Mark Esper vengono aspramente criticata l’incertezza con la quale è stata affrontata la diffusione e l’infruttuosa risposta alla pandemia, che non ha evitato che i casi continuassero -seppur in maniera limitata- ad aumentare. La cartina al tornasole della gestione del Pentagono sarà l’indagine sul contagio a bordo della Uss Theodore Roosevelt che ha portato alla destituzione del comandante Brett Crozier e, in seguito alle polemiche, alle dimissioni del segretario alla Marina Thomas Modly.

L’obiettivo, in parte, è proprio quello di evitare che sia necessario mettere in quarantena un’intera base all’estero o un comando operativo. L’unico modo è quello di prevedere quelle che potrebbero essere le prossime fasi della diffusione del Coronavirus nel mondo, così da scongiurare ogni ripercussione sulla vita operativa delle forze armate statunitensi, ma anche di quelle alleate impiegate in numerose operazioni internazionali. Per arrivare a questo risultato la ricerca medico-scientifica sarà cruciale, ma l’intenzione -anche a giudicare dalla scadenza del 4 maggio imposta dalla Rfi- è di realizzare modelli previsionali affidabili il prima possibile.

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