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L’esercito dello Stato di Israele ha un problema: le sue forze di terra sono del tutto impreparate in caso di guerra. A rivelarlo è un rapporto del difensore civico dell’esercito israeliano, il generale Yitzhak Brick, che ha scritto un dossier dettagliato sulla stato delle forze di terra delle Israel defense forces (Idf). A dare la notizia del rapporto, il quotidiano israeliano Haaretz, che ricorda come la posizione di Brick “contraddica completamente un rapporto pubblicato all’inizio di settembre dal capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Gadi Eisenkot, che affermava che le Forze di difesa israeliane fossero ad un alto livello di preparazione per la guerra”.

L’allarme del generale Brick non è una novità assoluta nei vertici delle Idf. Da tempo analisti militari e vertici delle forze armate hanno lanciato l’allarme sulle precarie condizioni delle truppe di terra. E adesso la questione è arrivata direttamente all’attenzione del ministro della Difesa, Avigdor Lieberman.

La settimana scorsa, Brick ha inviato il suo dossier al ministro, allo stesso Eisenkot, ai membri dello stato maggiore delle Idf e ai membri del comitato per gli affari esteri e la Difesa della Knesset. È il terzo rapporto inviato da Brick sulla questione. E, per la prima volta, oltre alle critiche sull’addestramento e le esercitazioni, è inserita anche la scarsa prontezza in caso di scontro bellico.

Una critica molto aspra, che ha trovato un muro da parte dei massimi vertici delle Idf. Lo stesso capo di stato maggiore ha inviato un a lettera dettagliata al governo e alle commissione Esteri e Difesa della Knesset per dire che era totalmente impegnato a rendere le forze di terra perfettamente in grado di combattere. E del resto sarebbe stato difficile credere che il capo delle forze armate di Israele potesse dire qualcosa di diverso visto che sarebbe l’ammissione delle lacune del suo operato.

Ma il muro di Eisenkot e dei suoi più stretti collaboratori presenta alcune crepe, illustrate perfettamente dal dossier di 200 pagine redatto da Brick e cui è riuscito a prendere visione il giornalista di Haaretz. Il difensore civico delle Idf ha infatti potuto contare sulle testimonianze di decine di ufficiali delle forze di terra, soldati, analisti e supervisori. Un campionario di dati e di prove che sembra sia iniziato a circolare nei piani alti delle Idf. E che può essere messo in parallelo con alcune dichiarazioni di numerosi ufficiali dell’esercito dello Stato ebraico che sono da sempre preoccupati di un’eventuale escalation militare con i vicini.

Il problema è stato affrontato più volte dai militari israeliani. Ed è per questo che in molti ritengono pericolose le dichiarazioni eccessivamente bellicose di Benjamin Netanyahu e del suo governo riguardo a possibili guerre con i tradizionali nemici di Israele, da Gaza a Hezbollah passando per la Siria. Perché, come già spiegato su questa testata, attualmente solo l’aviazione militare di Israele può dirsi operativa e addestrata a un conflitto reale. I raid in Siria e nella Striscia di Gaza sono stati utili non solo a colpire le postazioni nemiche, ma anche a testare le capacità della Fionda di Davide.

Ma via terra, la questione è diversa. Sono anni che le truppe dell’esercito israeliano non combattono una guerra. E questo incide sul rischio che il prossimo conflitto possa rivelarsi un pericoloso fiasco. Del resto, le ultime campagne dopo l’invasione del Libano (tra l’altro terminata con un nulla di fatto) sono state tutte realizzate in larga parte attraverso attacchi aerei. L’utilizzo delle forze di terra è stato ridotto e molto prossimo alla frontiera, proprio per il timore che l’impreparazione sul campo portasse a un numero di morti superiore alle aspettative, creando pericoli anche per le tenute dei governi, costretti a giustificare di fronte l’opinione pubblica la morte di soldati impiegati nel conflitto con Gaza.

La questione non è di secondaria importanza. La parte più interventista delle Idf sostiene di poter combattere, immediatamente, una guerra contro tutti i nemici del Paese. E le mosse di Netanyahu stanno contribuendo a creare un fronte unico che va da Gaza al Libano passando anche per la Siria. Il problema è che, nel caso di una guerra di questo tipo, lo Stato ebraico non potrebbe certo affrontare il pericolo soltanto attraverso l’aeronautica. E le forze di Hezbollah così come quelle di Hamas contano anche su questa impreparazione israeliana: sanno che Israele non è sicura di vincere via terra. E infatti, in questi ultimi anni, la strategia di Netanyahu è stata quella di trincerarsi via terra e via mare.

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