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“Elaborare un approccio globale e sistematico nel definire e soddisfare le esigenze della politica europea in materia di sicurezza e di difesa; promuovere la collaborazione tra gli Stati membri dell’UE nel campo dei materiali di difesa; contribuire allo sviluppo e alla ristrutturazione generale dell’industria europea della difesa” sono i primi tre punti, nonché quelli più esaurienti, dei compiti dell’Agenzia europea per la Difesa. L’esigenza di un coordinamento federale fra i paesi dell’Unione in materia di sicurezza è un tema, oggi, molto d’attualità nonché main topic del Consiglio ‘informale’ dei ministri della Difesa Ue di Bratislava.Brexit e prestigio NATO o UE? Se Jean Claude Juncker auspica la nascita di un coordinamento europeo in materia di difesa, dello stesso avviso non sono gli inglesi che, rivestendo un ruolo importante in ambito NATO, temono che un eventuale mutamento degli scenari difensivi metta in discussione il loro prestigio, militare ed internazionale, nell’Alleanza Atlantica. A rassicurare gli inglesi (e a fare chiarezza) ci pensa il Ministro della Difesa francese, che rassicura Londra che Hollande e Merkel non hanno mai parlato di un esercito europeo.Il binomio franco-tedesco In effetti, il documento elaborato dai Ministri Ursula von der Leyen e Jean-Yves Le Drian si sofferma più sull’opportunità di un nuovo quartier generale e di pratiche per il rapido dispiegamento nelle missioni all’estero, piuttosto che su l’acquisto di divise con la bandiera blu. La proposta presentata a Bratislava, però, è tutt’altro che nuova, affondando le sue radici nelle ambizioni franco tedesche di riarmo dopo la crisi degli Euromissili (ottobre 1986).Guerra fredda Infatti, nel giugno 1987, l’allora Primo Ministro Jacq Chirac caldeggiava un intensificarsi delle relazioni franco-tedesche volte a rilanciare un piano di cooperazione per il rafforzamento delle misure difensive continentali.Parole che avrebbero avuto un loro seguito nelle esercitazioni congiunte Moineau Hardi del settembre successivo e nell’incontro di Karlsruhe a novembre.Riarmo economico Ieri come oggi, i principali punti degli accordi fra Parigi e Berlino riguardano la produzione di armi e di tecnologia made in UE. Non a caso, fra i compiti dell’AED c’è anche il “promuovere la ricerca e la tecnologia europea nel settore della difesa, tenendo conto delle priorità politiche europee; operare in stretta collaborazione con la Commissione per creare un mercato europeo dei materiali di difesa, che sia competitivo a livello internazionale”.Un riarmo, quindi, volto più a favorire le aziende del settore che non ad equipaggiare forze armate a comando unificato. Un’esigenza sorta già l’indomani degli accordi che portarono al trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) dell’ottobre 1986, quando l’inizio della fine della Guerra fredda metteva in discussione la NATO e la sua utilità in un futuro prossimo, nel quale sarebbero forse mancati pericoli tali da giustificare un aumento del bilancio per le spese militari.Oggi, ad un quarto di secolo dalla caduta dell’Urss, l’Alleanza Atlantica è una realtà ancora attiva ed operativa, il cui ruolo è rafforzato dal pericolo della minaccia jihadista e dalla politica estera del Cremlino che ha spinto alcuni paesi, come Svezia e Polonia, a rivolgersi alla NATO per ampliare il proprio arsenale. Inoltre, secondo Federica Mogherini un eventuale esercito europeo non andrebbe a sostituirsi all’Alleanza Atlantica, semmai ad esserne complementare. Se così fosse, un programma che preveda due comandi sullo stesso continente apparirebbe illogico.No, difficilmente assisteremo a spettacolari parate in Rue Neuve o in Boulevard de Waterloo; plausibile invece che al prossimo Consiglio informale de La Valletta vengano delineate le strategie, commerciali, per la vendita di armi e di tecnologie made in UE, con buona pace di utopisti e sognatori e per la felicità delle aziende defense e military… franco-tedesche.

Nel campo comunista di Goli Otok
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