diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Nella notte tra il 16 e l’alba del 17 ottobre è iniziata la battaglia per la liberazione di Mosul. I primi bollettini diramati alle 06.00 del mattino ora locale dal Comando militare dei Peshmerga annunciavano il dispiegamento di 4.000 uomini nei pressi di Khazir, ad est di Mosul, contemporaneamente si dirigevano sulle località di Gwer e Gayyara le Forze di Sicurezza Irachene. L’obiettivo comune è quello di liberare dalla presenza dell’Isis tutta la provincia di Ninive.GUARDA IL REPORTAGE Al fronte con i peshmergaPreannunciate e procrastinate da mesi, le operazioni in atto segnano un punto di svolta per la coalizione internazionale impegnata contro quel che rimane dello Stato Islamico. Le avanzate dell’Isis nell’estate del 2014 con l’esercito iracheno in disfatta sembrano un lontano ricordo e, questione più politica che militare, per la prima volta Peshmerga ed Esercito Iracheno stanno combattendo sullo stesso fronte contro l’Isis, come ha sottolineato ieri il Presidente della Regione del Kurdistan, Masoud Barzani, nel corso di una conferenza con la stampa locale ed internazionale.Barzani, oltre ad elogiare la buona prova di coordinamento tra Esercito Iracheno e Peshmerga, ha inoltre ricordato lo sforzo e le sfide sia in termini umanitari – la Regione Autonoma del Kurdistan sta ospitando circa un milione e ottocentomila profughi – sia per le capacità e la tenuta dei Peshmerga che, con limitati armamenti e munizioni, sono stati in grado di fronteggiare la minaccia dell’Isis in questi anni (anche grazie al training fornito dagli ufficiali italiani facenti parte della missione “Prima Parthica”).Nella tarda serata un nuovo bollettino del Comando militare dei Peshermga ha fornito ulteriori dettagli sugli sviluppi delle operazioni, confermando le direttrici, da Est e da Sud, dell’offensiva congiunta di Peshmerga ed Esercito Iracheno. Buona parte della strada che collega Erbil e Mosul è stata messa in sicurezza e, nel giro di 24 ore, sono stati liberati ben 9 villaggi (Baskhira, Tarjala, Kharbat Sultan, Karbirli, Bazgirtan, Shaquli, Badana Bchuk, Badana Gawre, Shekh Amir e una fabbrica ad Ovest di Hasan Shami), in un’area di 200 chilometri quadrati.LEGGI ANCHE: Operazione Mosul: le forze in campoLa coalizione internazionale ha fornito, per tutta la giornata, supporto aereo contro le postazioni dell’Isis ripetutamente colpite. È ancora difficile prevedere i tempi di liberazione della città di Mosul e quello che più preoccupa la comunità tribali della Provincia di Ninive è evitare che entrino nella città milizie straniere, regionali e sciite che potrebbero compiere vendette personali contro la popolazione. Le preoccupazioni espresse alla vigilia dell’offensiva dallo sceicco A’hd al – Khalidi e da altri autorevoli esponenti delle tribù sunnite si concentrano sul ruolo della milizia sciita Hashd al – Shaabi, accusata di aver compiuto violenze durante la liberazione di Falluja.I leader della provincia di Ninive hanno dichiarato che Mosul dovrà essere liberata dagli iracheni (gli stessi Peshmerga hanno dichiarato che non entreranno a Mosul) e che qualunque azione militare, sia irachena che internazionale, dovrà esser concordata con Baghdad ed Erbil. Anche il futuro assetto della città di Mosul è stato delineato dai leaders tribali che auspicano il coinvolgimento di personalità qualificate e non compromesse con l’Isis e chiedono aiuto alla comunità internazionale e agli attori regionali per la ricostruzione di Mosul. La ricostruzione della provincia di Ninive e la convivenza dell’Iraq riparte, con difficoltà, anche da qui.