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Le forze armate russe si sono esercitate, quasi contemporaneamente, in due diversi settori dell’Asia: l’Estremo e il Medio Oriente. Due parti fondamentali del mondo, dove passano gran parte degli interessi di Mosca. Da una parte il Pacifico, dall’altra parte il Mediterraneo orientale. Ma se i due mari sono accomunati dall’interesse che la Russia nutre nei loro confronti, è anche vero che c’è un altro dato che sembrerebbe accomunare le due esercitazioni: la presenza della Cina.

La presenza delle forze cinesi nelle manovre Vostok-18 è cosa nota. Le imponenti esercitazioni militari della Difesa russa (le più grandi dalla fine della Guerra fredda) sono state organizzate da Mosca con un numero impressionante di uomini e mezzi. Sono 300mila i soldati russi impegnati nella parte orientale del Paese. A questi, si aggiungono 3.200 uomini dell’Esercito cinese, che parteciperanno alle operazioni come simbolo della cooperazione militare fra Cina e Russia resa ancora più chiara dal simultaneo incontro fra Vladimir Putin e Xi Jinping a Vladivostok.

Ma mentre forze cinesi e russe operano congiuntamente in Asia orientale, c’è un’altra area, quella mediterranea, in cui sembra sia avvenuto qualcosa di simile. A rilevare la possibile presenza cinese anche nelle esercitazioni russe a largo della Siria è il sito israeliano Debka, fortemente legato ai servizi segreti dello Stato ebraico.

Secondo le indiscrezioni ottenute dalle fonti militari israeliane, ma non confermate da nessun’altra fonte, la Cina avrebbe inviato nel Mediterraneo orientale alcuni mezzi aerei e navali che avrebbero preso parte alla grande esercitazione navale russa conclusa l’8 settembre.

Una novità per il panorama mediterraneo che ha messo in agitazione non solo i servizi israeliani, ma anche quelli degli Stati Uniti, preoccupati dalla presenza di Pechino in un mare tradizionalmente escluso dai mezzi militari cinesi.

Se la notizia fosse confermata, questa sarebbe la prima volta di Pechino come attore coinvolto attivamente nella guerra in Siria, visto che le esercitazioni russe sono state sostanzialmente iniziate per contrastare la minaccia di un raid punitivo da parte di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

Del resto non è una novità che la Cina abbia interesse, anche da un punto di vista bellico, a quanto sta avvenendo in Siria. La possibilità che le forze cinesi sostengano l’offensiva di Idlib di esercito siriano e aviazione russa, è qualcosa di cui si parla da molto tempo. E le smentite del governo cinese contrastano con le notizie di reparti speciali di Pechino presenti in Medio Oriente per coadiuvare la caccia ai terroristi uiguri, da anni presenti in Siria e Iraq sotto le bandiere del Califfato.

Difficile capire se possa esserci un coinvolgimento diretto nell’offensiva. Come spiegato su questa testata, la Cina ha sempre optato per un intervento indiretto nel conflitto, magari come supporto per l’intelligence e per la lotta al terrorismo. Altra cosa è invece parlare di migliaia di uomini pronti a partire dalle basi cinesi per unirsi alla battaglia finale per il ridotto di Idlib. Questa seconda opzione risulta, almeno ad ora, molto meno concreta.

Detto questo, è chiaro che l’unità di intenti di Mosca e Pechino, dimostrata apertamente nelle esercitazioni Vostok-18, potrebbe far ritenere plausibile un supporto cinese all’offensiva sull’ultima roccaforte jihadista al confine con la Turchia. E questa possibilità preoccupa non solo le formazioni islamiste presenti nel governatorato di Idlib, ma anche tutte le potenze regionali, preoccupate dall’interesse cinese per il Mediterraneo orientale.

Israele ha già lanciato l’allarme sulla presenza di Pechino in questa parte del mondo. E non è un mistero che gli Stati Uniti siano fortemente preoccupati dalle manovre della Cina degli ultimi anni. La crescita del potenziale bellico cinese negli ultimi anni è studiata attentamente dal Pentagono, che adesso, teme possa giungere anche davanti alle coste della Siria. Una possibilità che a Washington nessuno è disposto a sottovalutare.

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