Nasce a Oriente una grande coalizione che guarda all’America come un avversario strategico e pare voler imitare la Nato. Conta due tra gli eserciti più grandi del mondo, quelli di Cina e Russia, e il nemico numero uno di Washington: l’Iran. Ma anche le forze armate di Bielorussia, Pakistan, Myanmar e Armenia. Tutte schierate nel Caucaso per un’esercitazione di vaste dimensioni che non può non preoccupare l’Alleanza Atlantica. Almeno sulla carta.

L’annuncio di queste grandi manovre è stato dato dal governo di Pechino, che ha mostrato una certa enfasi nello svelare un piano che secondo il ministro della Difesa cinese “avrà un significato speciale per le relazioni tra Cina e Russia mentre il mondo sta combattendo la pandemia”. Questa affermazione, che apparentemente sembrerebbe non avere alcun collegamento con un’esercitazione militare, è invece un messaggio importante, strettamente legato agli effetti provocati dalla pandemia sulla geopolitica e sui rapporti che intercorrono tra le maggiori potenze mondiali. Tali effetti sembrano annunciare la polarizzazione delle posizioni rivali e rivalutare l’ipotesi di uno scontro tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese – già al centro di una lunga e insidiosa “guerra dei dazi” – che costringono nuovi e vecchi alleati a schierarsi da entrambi i lati, in una sorta di inquietante remake della Guerra Fredda.

Questa inaspettata coalizione militare annunciata dal governo di Pechino, potenza protagonista di una preoccupante ascesa militare secondo il Pentagono, non può che accentuare la preoccupazione di Washington, e non meno della degli alleati in Europa che stanno stringendo accordi commerciali con il Dragone, incontrando fin troppo spesso l’ostilità del super alleato americano.

Nell’esercitazione che si terrà dal 21 al 26 settembre, accanto all’Esercito Popolare di Liberazione cinese – terza forza armata terrestre più numerosa al mondo – si troveranno impegnati l’esercito di Mosca, il più numeroso al mondo (oltre 3 milioni di soldati), quello del Pakistan, quinta potenza militare dell’Asia e potenze nucleare, e gli eserciti di potenze minori come Myanmar, Bielorussia e Armenia. Ma ciò che fa forse più scalpore è la presenza delle forze dell’Iran: il principale nemico degli Stati Uniti, e forse l’unico con il quale Washington potrebbe davvero combattere una “guerra”.

L’obiettivo dell’esercitazione, secondo quanto annunciato, sarà di carattere prettamente operativo, e prevede una serie di manovre che permettano di impiegare “tattiche difensive, accerchiamenti, comando e controllo del campo di battaglia”. Obiettivo peculiare della Cina sembra essere soprattutto quello di mostrare al mondo la capacità di poter fornire la propria “protezione” in altri continenti. Azione che verrà simulata attraverso la creazione di un ponte aereo che vedrà come protagonisti i nuovi quadrireattori Xiang Y-20, aerei da trasporto strategico a lungo raggio già impiegati durante le fasi più acute della pandemia di coronavirus per trasportare l’armata di medici e infermieri militari a Wuhan.

Un chiaro messaggio che sembra voler sottolineare come la porta di Pechino – e non meno quella di Mosca, con cui è in auge da oltre due decenni un “partenariato strategico globale” – sia aperta a qualsiasi nuovo o vecchio alleato che volesse schierarsi contro l’America senza doverne temere l’ingerenza nel mondo che verrà dopo il passaggio del virus.

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