Procede indefessa l’attività del distaccamento di bombardieri strategici B-1B dell’Usaf, l’aeronautica militare degli Stati Uniti, in Norvegia. I Lancer statunitensi del Settimo Bomb Wing, basato a Dyess, in Texas, hanno effettuato nella giornata di mercoledì 3 marzo una missione nel quadro della Task Force bombardieri dell’Usafe (l’U.S. Air Force in Europa) nello spazio aereo internazionale del Mare del Nord e del Mar Baltico.

Come possiamo leggere nel comunicato stampa del comando europeo dell’Usaf, il volo ha visto la partecipazione di aerei da combattimento di numerosi alleati della Nato, sebbene non siano stati specificati quali al momento in cui scriviamo.

“Questa missione invia un messaggio chiaro che il nostro impegno nei confronti dei nostri alleati della Nato è irremovibile”, ha detto il generale Jeff Harrigian, comandante delle forze aeree statunitensi nel teatro europeo e africano. “In questo lavoriamo insieme per portare a termine la missione e perseguire il nostro obiettivo condiviso di sicurezza regionale” ha sottolineato.

Le missioni della Task Force bombardieri hanno lo scopo di dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nella difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica e sono la dimostrazione visibile della capacità di deterrenza a lungo raggio degli Stati Uniti.

Sembra quindi che non ci sia sosta negli impegni del piccolo distaccamento di tre B-1B giunti lo scorso 22 febbraio alla base di Orland, in Norvegia, per un dispiegamento temporaneo che è stato effettuato espressamente per dimostrare l’impegno statunitense a difendere i propri interessi nell’Artico e lungo i confini orientali della Nato.

Già durante il loro volo di trasferimento i Lancer si sono esercitati con i cacciabombardieri Jas-39 Gripen dell’aeronautica militare svedese per sottolineare, ancora una volta, i legami tra la Svezia e gli Stati Uniti. Stoccolma, infatti, sta sempre più gravitando nell’orbita della Nato per via della percezione della crescente aggressività della Russia. Nemmeno il tempo di “ambientarsi” al rigido clima nordico che i velivoli sono stati chiamati a effettuare la loro prima operazione nel quadro di “Arctic Bone” (così si chiama la missione Usaf in Norvegia): il 26 febbraio due B-1 hanno condotto esercitazioni tattiche con un F-35 norvegese e unità navali di Oslo nel Mare di Norvegia.

In quella occasione sempre il generale Harrigian aveva tenuto a sottolineare che fosse “giusto dare il via a questo Btf (Bomber Task Force – n.d.r.) con una missione che evidenzia la nostra capacità di integrarci con i nostri alleati norvegesi in più domini” aggiungendo che “questo tipo di interoperabilità è particolarmente critica nell’Artico, dove nessuna nazione ha infrastrutture o la capacità per operare da sola”. A parte la Russia, ovviamente.

Mosca non è rimasta a guardare l’arrivo del primo dispiegamento in assoluto di bombardieri nel Paese scandinavo, il primo al di fuori di quelli di routine che si effettuano nel Regno Unito. L’11 febbraio, a pochi giorni dall’annuncio del Pentagono della missione “Arctic Bone” e prima dell’arrivo dei Lancer, le Vks, le forze aerospaziali russe, hanno effettuato una lunga missione tra il Mar di Norvegia ed il Mare di Barents utilizzando una coppia di bombardieri strategici nucleari Tupolev Tu-160 (“Blackjack” in codice Nato). I due “cigni bianchi” – così sono soprannominati in Russia i velivoli – hanno volato per 12 ore decollando e atterrando dalla loro base di Engels, nell’oblast di Saratov.

Questo volo ha una particolarità oltre alla zona di “pattugliamento” che è stata accuratamente scelta per mandare un chiaro messaggio a Washington: sembra aver permesso alla caccia russa di esercitarsi nell’intercettazione. Abbiamo già avuto modo di osservare che nel loro volo di rientro i bombardieri sono stati “scortati” da caccia Mig-31Bm. Le rotte dei Tupolev e quelle dei Mig, come viste sui tracciati radar, fanno pensare che la difesa aerea di Mosca abbia voluto sfruttare la missione per testare la reazione della caccia nei confronti di due “intrusi” provenienti dal Polo Nord, che sarebbe la rotta utilizzata dai bombardieri statunitensi in caso di attacco nucleare alla Russia.

Nelle prossime ore sapremo forse più dettagli in merito alla missione di mercoledì, e sarà interessante notare che tipo di velivoli della Nato interverranno a fianco dei B-1B e di quali nazioni, ma sarà ancora più interessante vedere, nei giorni a venire, se ci sarà una risposta russa e di che tipo. Non è certamente la prima missione di bombardieri statunitensi nella zona del Baltico. L’estate scorsa un B-52 nell’ambito dell’operazione Allied Sky, scortato da F-16 e Mig-29 polacchi, ha effettuato una “incursione” verso lo spazio aereo della Federazione Russa dell’exclave di Kaliningrad. Risulta che un cacciabombardiere russo Su-27, mentre stava inseguendo il bombardiere durante il volo di ritorno, abbia sconfinato nello spazio aereo della Danimarca provocando le vive proteste della Nato. Questa è però la prima missione in quella regione effettuata da bombardieri basati in Norvegia, ovvero in una nazione che confina direttamente con la Russia e che ha diretti interessi sull’Artico, pertanto ci aspettiamo una qualche reazione altamente simbolica da parte di Mosca.