Ha preso il via ufficialmente ieri la Nato – Geo Exercise 2019, un’esercitazione congiunta della Nato in Georgia che prevede la presenza di 24 Paesi membri dell’alleanza e altri partner con lo scopo di migliorare il coordinamento interforze della capacità di comando e controllo nel corso di un programma di valutazione e test che si protrarrà sino al prossimo 29 marzo.

L’esercitazione ha come quartier generale il Nato-Georgia Jtec (Joint Training ad Evaluation Centre) di Krtsanisi, nei pressi di Tbilisi la capitale georgiana.

L’esercitazione, oltre ad essere volta a migliorare la capacità di coordinazione tra le diverse forze della Nato, è intesa a “educare le Forze Armate Georgiane agli standard Nato che riguardano l’addestramento collettivo” e viene effettuata in uno scenario, come riporta il comunicato ufficiale, “non da articolo 5”.

L’importanza dell’esercitazione

Sebbene, rispetto alle passate esercitazioni che ormai dal 2015 si tengono annualmente nella repubblica caucasica facente parte della sfera di influenza russa, Nato-Geo Exercise 2019 sia, per uomini e mezzi, del tutto secondaria (solo 350 militari da 24 Paesi), non lo è affatto dal punto di vista politico.

Questa esercitazione, la prima di questo tipo che si tiene in Georgia, è anche la prima in assoluto ad essere svolta sotto l’esclusivo ed unico comando georgiano.

A sottolineare l’importanza di questa scelta ci sono le parole del Ministro della Difesa di Tbilisi, Levan Izoria, che già a gennaio aveva affermato che “le relazioni tra la Georgia e la Nato passano ad un livello superiore quest’anno e vedremo più Nato in Georgia” ed in particolare la visita del Segretario Generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg che avverrà il prossimo 25 marzo.

“La visita (di Stoltenberg n.d.a.) conferma la stretta partnership tra la Georgia e la Nato” ha infine aggiunto il Ministro Izoria sottolineando come la scelta di affidare il comando a Tbilisi certifichi la fiducia che ripone l’Alleanza nella Georgia.

Dal fronte Nato sono state le stesse parole del Segretario a ribadire che le porte dell’Alleanza sono aperte per la Georgia e che Tbilisi ha il diritto sovrano di decidere con chi vuole cooperare in ambito militare, sottolineando, in modo implicito ma oltremodo chiaro, che questo diritto non dipende da nessun altro Paese straniero. Il riferimento alla Russia, qui, è chiaro.

Mosca per ora tace

La reazione del Cremlino tarda ad arrivare: Mosca al momento tace e si è limitata ad affidare uno stringato comunicato stampa alla Tass in cui vengono asetticamente riportate le caratteristiche dell’esercitazione così come ve la abbiamo riportate.

Tbilisi, dal canto suo, già sabato 16 marzo aveva detto che Nato – Geo Exercise 2019 non è diretta contro la Russia o altri Stati ed ha uno scopo puramente difensivo ribadendo quanto detto dal Presidente georgiano Salome Zurabishvili il 6 dello stesso mese davanti alla sessione plenaria del Parlamento.

In quella occasione la Presidente Zurabishvili aveva riferito che “la Georgia coopera attivamente con la Nato; la strada per l’integrazione del Paese nell’Alleanza è nostro diritto sovrano ed esclusivamente una nostra scelta. Voglio inoltre affermare che la cooperazione con la Nato non è diretta contro la Russia o altri Paesi” aggiungendo che questa partnership è “rivolta a contribuire attivamente alla preservazione della pace e della stabilità nella regione”.

Precedenti destabilizzanti

Se oggi Mosca tace, così non fu in occasione di un’altra esercitazione Nato, di cui vi abbiamo già accennato. Lo scorso agosto, durante dell’esercitazione Noble Partner che si tiene ormai annualmente in Georgia dal 2015 e vede la presenza di numerosi asset militari tra cui carri armati e veicoli blindati dell’Esercito Usa e degli alleati della Nato, il Primo Ministro della Federazione Russa Medvedev aveva tuonato contro l’Alleanza Atlantica e gli Stati Uniti asserendo che un’eventuale entrata della Georgia nella Nato “porterà ad una guerra terribile”.

Alla Noble Partner dell’anno scorso parteciparono militari provenienti da Regno Unito, Germania, Estonia, Francia, Lituania, Polonia, Norvegia, Turchia, Ucraina, Azerbaijan e Armenia mentre il contributo americano era incentrato sulla presenza di 28 M1126 “Stryker”, 12 MC2 “Bradley” e 5 carri M1A2 “Abrams”.

L’esercitazione Noble Partner viene condotta nell’anniversario dell’invasione russa della Georgia del 2008, quando Mosca decise di riguadagnare il controllo della provincia dell’Ossezia del Sud penetrando profondamente in territorio georgiano in un conflitto che durò cinque giorni e che da allora è entrato a far parte di quei “conflitti congelati” che costellano le repubbliche ex sovietiche del Caucaso, dell’Asia Centrale e dell’Est Europa.

Il problema fondamentale è proprio la presenza russa nelle province dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia, occupate militarmente ma facenti parte della Georgia, che pertanto sta cercando di stringere oltremodo i propri legami con gli Stati Uniti e la Nato per potersi garantire un ombrello protettivo che le permetta di avere un deterrente contro ogni possibile velleità di colpo di mano da parte di Mosca.

Questi legami, che perdurano sin dai tempi di Shevardnadze, sono stati ulteriormente rafforzati proprio in occasione dell’annesione della Crimea del 2014 ed infatti non a caso le prime esercitazioni militari congiunte Nato-Georgia su suolo georgiano sono cominciate l’anno successivo. Tbilisi, infatti, teme che Mosca possa annettersi definitivamente le province occupate proprio sul modello della Crimea.

La Russia, di rimando, anche per la sua presenza in Georgia, non può assolutamente permettere che Tbilisi entri definitivamente nell’orbita della Nato. Avendo già “perso” le Repubbliche baltiche a farle da cuscinetto e con l’Ucraina sempre più legata agli Stati Uniti, non può che vedere come un tentativo di destabilizzazione l’ulteriore presenza della Nato sul suo delicato fronte del Caucaso, dove, lo ricordiamo, esiste un nodo cruciale per la produzione e il traffico di vitali fonti energetiche. Si capisce quindi la sensazione di accerchiamento di Mosca, anche in funzione del suo retaggio storico secondo il quale ogni singola invasione che ha subito è pervenuta da occidente.

Se la Georgia, che ora è in fase di intesified dialogue con la Nato, propedeutica all’ingresso ufficiale, procederà su questa strad – come lascia indicare l’attuale volontà politica di Tbilisi e quella di Bruxelles – Mosca verrà messa con le spalle al muro e dovrà reagire in qualche modo. Questo scenario, unito alla fine del Trattato Infche aveva garantito una certa stabilità sulle armi nucleari in Europa, pone seri rischi alla pace mondiale.

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