Guerra /

Il disgelo fra Corea del Nord e Corea del Sud non sembra aver ottenuto molta fiducia da parte del governo giapponese che organizza a Tokyo la prima esercitazione antimissile. Nella giornata di oggi, 300 volontari hanno simulato l’evacuazione nei rifugi sotterranei e nelle stazioni della metropolitana della capitale, ma anche lo scenario di violenze urbane qualora vi fossero una sorta di vuoto d’autorità e l’inizio di incidenti con delle bande di facinorosi nelle strade. Un’esercitazione completa e complessa, che s’inserisce nel quadro di tensioni sempre crescenti fra Giappone e Corea del Nord, nonostante l’apparente distensione inter-coreana con i Giochi invernali di Pyeongchang. “Un missile dalla Corea del Nord arriverebbe a Tokyo in meno di dieci minuti, e il primo allarme giungerebbe circa tre minuti dopo il lancio” ha spiegato a Reuters Hiroyuki Suenaga, funzionario del governo addetto all’esercitazione. “Ciò significa che il tempo utile per trovare rifugio è di appena cinque minuti”. Per i critici questi “giochi di guerra” servono solo ad alimentare la tensione già alta fra la popolazione civile. Per altri si tratta di provocazioni nei confronti della Corea del Nord. Ma per molti e, soprattutto per il governo Abe, si tratta di esercizi di fondamentale importanza per educare la popolazione a uno scenario bellico non imminente ma neanche impossibile. Prova ne è che già prima di Tokyo, altre città nipponiche hanno realizzato questo tipo di esercitazioni. L’esercitazione arriva in un momento di altissima tensione. La scorsa settimana, sulla scia del falso allarme nelle isole Hawaii, l’emittente televisiva giapponese Nhk aveva inviato ai suoi telespettatori, tramite applicazioni su smartphone e tramite Twitter, un falso allarme in cui si diceva che la Corea del Nord aveva appena lanciato un missile verso il Giappone, invitando la popolazione a nascondersi nei rifugi, all’interno degli edifici e nei pianti sotterranei. Un messaggio strano, soprattutto perché arrivato poco prima di queste esercitazioni di Tokyo, e che non ha ricevuto grandi spiegazioni se non le scuse da parte della televisione giapponese. Dall’emittente si è parlato anche qui di un errore del personale che gestiva il sistema d’informazione, ma restano alcuni buchi neri su un gesto abbastanza incredibile. Soprattutto dopo il falso allarme dell’arcipelago americano, infatti, questo secondo errore umano che è sostanzialmente identico al primo, lascia alcune perplessità.

La tensione in Giappone è sicuramente giustificata. La Corea del Nord intrattiene con il Giappone rapporti pessimi, di gran lunga peggiori rispetto a quelli con la Corea del Sud, e i missili lanciati dai siti militari nordcoreani per i test balistici sono tutti orientati verso il mar del Giappone. I missili poi finiscono in mare senza chiaramente entrare nelle acque territoriali giapponesi né colpire il suo territorio, tuttavia la rotta dei vettori è indirizzata verso il Giappone o ne sorvola direttamente lo spazio aereo. A queste provocazioni della Corea del Nord, si aggiunge poi la scelta del governo giapponese di sostenere anche militarmente gli Stati Uniti nelle esercitazioni militari, a loro volte provocatorie, al confine tra le due Coree. A questo, si aggiunge anche il crescente interesse del Giappone allo sviluppo della proprie forze armate con l’eventualità del cambiamento della costituzione al fine di lasciare quantomeno la possibilità alle proprio truppe di sostenere gli alleati in caso di attacco. A questo scenario di tensione, il governo Abe, alleato di Washington, ha risposto in due modi: esercitazioni e rafforzamento della difesa antimissile. Sul fronte delle esercitazioni, le città giapponesi stanno conducendo un programma di educazione nei confronti di tutte le fasce di popolazione, dai bambini delle scuole agli anziani, affinché conoscano tutte le operazioni da seguire in caso di attacco missilistico. Sul fronte della difesa antimissile, il governo sta invece attuando una politica in linea con la logica statunitense per l’acquisto e l’installazione di sistemi di difesa “suggeriti” dal Pentagono. Itsunori Onodera, ministro della Difesa, ha confermato, nella sua recente visita a Kauai, nelle isole Hawaii, che il governo ha intenzione di incrementare il sistema antimissile Aegis Ashore. “Vogliamo svilupparlo in un’infrastruttura di base in grado di fornire una difesa missilistica globale, capace di intercettare missili da crociera e altre minacce”.

Come spiegato dal Japan Times, il governo giapponese sta cercando di rafforzare il proprio sistema di difesa missilistica a causa della crescente minaccia nordcoreana, ma le osservazioni di Onodera sembrano rispecchiare anche la cautela di Tokyo sulla Cina, che possiede molti missili da crociera a lungo raggio e che da tempo fa sorvolare le isole conteste da bombardieri strategici. Il governo ha stanziato circa 700 milioni di yen (6,3 milioni di dollari) nel piano di bilancio del prossimo anno fiscale proprio per l’introduzione anticipata di Aegis Ashore. Onodera ha trovato un accordo con il generale Samuel Greaves, direttore dell’US Missile Defense Agency, per cooperare per una rapida introduzione del sistema sviluppato dagli Stati Uniti in Giappone, ma ha anche avvertito la controparte americana di dover impegnarsi verso una riduzione dei costi. Il costo unitario del sistema, sviluppato da Lockheed Martin e da altre aziende americane di grande importanza (fra cui Boeing), ammonterà a circa 890 milioni di dollari. Una spesa importante per qualsiasi Paese, anche per un’economia solida come quella giapponese.

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