Dallo Yemen – L’offensiva dei ribelli Houthi dello Yemen non accenna a fermarsi e soltanto nel mese di ottobre l’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh è stato colpito 20 volte, provocando 19 morti e 375 feriti, alcuni dei quali molto gravi. L’ultima azione significativa di quello che è ormai il più potente alleato dell’Iran, è stato il bombardamento del palazzo presidenziale al-Maashiq del governo riconosciuto dello Yemen ad Aden. Il raid, con missili e droni, ha provocato cinque morti e sedici feriti, ma nessun membro dell’esecutivo è rimasto coinvolto.
Da tempo infatti il presidente ed il primo ministro, insieme alla compagine governativa, si riuniscono in un luogo segreto, evitando proprio il palazzo al-Maashiq, perché considerato un obiettivo primario degli Houthi. Oltre ai successi sul campo i miliziani sciiti stanno anche implementando il loro arsenale missilistico, con la costruzione di nuovi missili balistici a lunga gittata con i quali potrebbero arrivare a minacciare tutto il Golfo Persico. Il generale di Brigata Yahya Saree è il portavoce militare dei ribelli yemeniti ed uno dei volti pubblici di questo regime.
Generale Saree qual è il vostro obiettivo militare e politico?
“Vogliamo difendere il popolo yemenita che viene ucciso da oltre un decennio dai sauditi che bombardano i civili e appoggiano il falso governo di Aden. Siamo noi l’unico vero rappresentante dello Yemen e lo dimostra il fatto che ogni giorno migliaia di giovani occorrono per arruolarsi nelle nostre forze armate”.
Avete colpito molte volte l’aeroporto della capitale dell’Arabia Saudita, gli stabilimenti petroliferi della compagnia nazionale Aramco e adesso anche il palazzo presidenziale di Aden, un’offensivo in grande stile.
“Questa è una guerra totale che non finirà finché non avremo riunificato lo Yemen. Il palazzo di Aden è il simbolo di un governo illegale. I loro falsi leader non hanno nemmeno il coraggio di farsi vedere e vivono nascosti come topi, ma noi li staneremo. Riyadh deve ritirarsi immediatamente dallo Yemen o distruggeremo la sua economia. Il suo esercito è debole e non ha nessun ideale per cui combattere, mentre i nostri uomini sanno che si battono per il popolo e per una giusta causa. Anche l’aviazione dì Riyadh è diventata ormai inefficace e abbiamo già abbattuto uno dei loro caccia americani e la nostra contraerea ne abbatterà molti altri”.
Nonostante che in Yemen la guerra sia completamente ripresa, le trattative fra Iran e Stati Uniti vanno avanti. Voi prendete ordini da Teheran ?
“Il nostro governo è libero e indipendente e risponde soltanto ai desideri del popolo yemenita. Siamo alleati e fratelli nella fede dell’Iran, ma non sono gli ayatollah a dettare la nostra linea di condotta. Combattiamo con lo stesso obiettivo e condividiamo gli stessi nemici, ma noi lottiamo soprattutto per il futuro della nostra nazione”.
Con lo Stretto di Hormuz che ha drasticamente ridotto il suo volume di transito, Bab el Mandeb risulta ancora più determinante per il commercio marittimo. Alcuni dicono che il vostro obiettivo sia quello di introdurre un pedaggio.
“Abbiamo preso il controllo totale di Bab el Mandeb strappando al falso governo di Aden gli ultimi pezzi di terra che ancora controllava. Siamo disposti a trattare con tutti, ma non con l’Arabia Saudita, le cui navi non potranno mai transitare incolumi”.
L’inviato speciale delle Nazioni Unite ha lanciato diversi appelli per fermare le ostilità, dicendosi estremamente preoccupato per le condizioni dello Yemen dopo quasi 12 anni di guerra civile. Esiste la possibilità di aprire un tavolo con il governo di Aden e con i loro alleati sauditi?
“La guerra finirà soltanto quando l’avremo vinta. Il mondo deve riconoscere noi come rappresentanti dello Yemen e smettere di appoggiare quei burattini di Aden. Tutti i soldi e tutto il petrolio dell’Arabia Saudita non basteranno mai a sconfiggerci e noi distruggeremo tutte loro infrastrutture. Anche la casa regnante al Saud potrebbe crollare sotto i colpi di chi lotta per un grande ideale come i nostri combattenti”.
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