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La “special relationship” tra Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin continua. Dopo il vertice di Teheran in cui i due presidenti si sono incontrati per il vertice del cosiddetto “formato di Astana”, il “sultano” e lo “zar” si riuniranno il 5 agosto a Sochi, in Russia. Un incontro che non solo conferma quella linea di dialogo mai interrotta tra Ankara e Mosca anche nelle fasi più delicate della guerra in Ucraina, ma anche una sorta di rinnovato interesse da parte del presidente russo e di quello turco di mostrarsi insieme, ristabilendo una corsia preferenziale anche fisica nei rapporti tra i due Paesi che sembra quasi un tuffo nel passato, certamente precedente alla cosiddetta “operazione militare speciale”.

Sul tavolo i temi sono molti. Resta in ballo il nodo della Siria, già palesato durante il vertice di Teheran. C’è il grano, visto che proprio nella giornata di ieri è stato aperto a Istanbul il centro logistico per controllare l’export di grano ucraino attraverso il Mar Nero. Uno dei punti più importanti dell’accordo siglato proprio in Turchia da Mosca e Kiev con il governo di Ankara e le Nazioni Unite. Ma come ha spiegato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, l’attenzione di questo incontro sarà rivolta anche alla cooperazione in campo militare. Una precisazione che è servita soprattutto a non smentire le ipotesi circolate in queste ore su un presunto interesse russo per una collaborazione nella produzione dei famigerati droni di fabbricazione turca Bayraktar TB2. Droni che, come visto nelle cronache di questi mesi, sono diventati delle armi fondamentali nelle mani delle forze ucraine.

L’accordo tra Kiev e Ankara per la fornitura di queste macchine da guerra non è mai stata apprezzata dal Cremlino, che ha sempre visto questo patto come una sorta di pugnalata alle spalle da parte di Erdogan. Non solo il presidente turco ha con il colosso della difesa legami di tipo familiare (Selçuk Bayraktar, direttore tecnico della Baykar, è il marito della figlia di Erdogan, Sumeyye), e quindi tutti gli accordi vengono visti come una sorta di questione anche di natura personale, ma va anche ricordato come fino a questo momento questi droni sono piaciuti anche a Paesi profondamente rivali della Russia, a cominciare dall’Ucraina per finire alla Polonia e alla Lettonia. Il quadro dunque non è certo dei migliori dal punto di vista di Putin, considerato anche il tipo di rapporto costruito negli anni con il leader turco. E questo fattore non può certamente essere sottovalutato. Tuttavia, il fatto che Mosca possa ora interessarsi a una collaborazione con Ankara proprio in questo settore fa capire non soltanto il valore di questi sistemi a pilotaggio remoto prodotti dalla Turchia, ma anche il desiderio del Cremlino nel fare un passo in avanti inserendosi in un campo complesso non solo dal punto di vista strategico, ma anche diplomatico. Si tratta in sostanza di insinuarsi all’interno di un sistema che vede la Turchia fornire, per il momento, tecnologie belliche ai nemici della Russia.

Da Mosca per ora non hanno confermato né smentito l’ipotesi. Peskov ha solo detto che la cooperazione nella difesa tra i due Paesi è “costantemente in agenda” e che questo indica che tra i due governi vi sia una partnership molto importante. Ma quello che conta è soprattutto la tempistica di queste indiscrezioni alla luce di un punto interrogativo che ha contraddistinto proprio la visita di Putin a Teheran: la possibile fornitura di droni iraniani alla Russia. Ipotesi fatta trapelare da fonti statunitensi e che non aveva trovato un così netto muro di smentite da parte della Repubblica islamica. Dall’Iran si erano anzi prodigati nel far capire che la cooperazione con la Federazione Russa era di lunga data. E molti osservatori avevano ipotizzato che in caso di vendita di velivoli iraniani a Mosca, si sarebbe prodotta una vera e propria guerra nei cieli ucraini tra droni di Ankara e droni di Teheran, i primi in mano a Kiev, i secondi in mano al nemico.

L’indiscrezione su un possibile interessamento russo per i droni turchi Bayraktar TB2 cambierebbe ulteriormente le carte in tavola. Il Daily Sabah, quotidiano vicino al circuito di Erdogan, ha fatto capire che le voci parlano di un interesse da parte della Russia e degli Emirati Arabi Uniti per un lavoro congiunto con la Turchia legato a questi velivoli. E la questione sarebbe stata anche discussa durante una riunione del partito di Erdogan, l’AKP. Ma sempre secondo quanto riferisce il Daily Sabah, lo stesso CEO di Baykar, l’azienda produttrice dei Bayraktar TB2, ha detto di sostenere la resistenza ucraina e che non avevano accordi con il Cremlino.

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