Nel corso degli ultimi anni, la scia di sangue provocata dalle compagini jihadiste attive sul territorio africano ha trasformato l’intera regione transnazionale del Sahel in un campo di battaglia. Con le vittime civili che aumentano quasi quotidianamente e con gli eserciti nazionali locali che non si sono rivelati in grado di far fronte alla crisi, nel territorio si sono susseguite molteplici operazioni internazionali.

Alcune di esse, tra le quali Barkhane, sono state guidate direttamente dalla Francia di Emmanuel Macron, il quale però nel corso delle scorse settimane ha affermato la propria volontà di limitare gli interventi nella regione a causa della continua instabilità politica del Mali. Altre, come la missione Minusma, sono invece dirette dall’Onu, la quale però nell’ultimo periodo si è trovata in netta difficoltà nel reperire sia le dotazioni tecnologiche sia le forze operative per sostenere la pacificazione della regione. Adesso, però, dalla Germania si è mosso qualcosa. E le conseguenze del supporto tedesco alla missione Minusma potrebbero trascendere anche le semplice logiche militari, con Berlino che potrebbe essere intenzionata ad entrare nel territorio Maliano anche per il proprio tornaconto.

Berlino invia elicotteri in supporto all’Onu

Come riportato dal quotidiano tedesco Der Spiegel, il ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha deciso di inviare uno squadrone di elicotteri a supporto della missione dell’Onu nel territorio africano del Sahel. La decisione, che fa seguito sia alle difficoltà dell’Organizzazione nel trovare sostegno internazionale, sia alla sospensione di alcune missioni da parte della Francia e sia alla mutata situazione politica maliana, è arrivata negli scorsi giorni. In uno scenario che, adesso, potrebbe vedere Berlino molto più presente nelle logiche africane rispetto al passato, mettendo in questo modo il proprio “piede” anche nell’Africa francofona.

Come riferito dalla stessa Kramp-Karrenbauer, la speranza è che l’intervento tedesco aiuti a tenere sotto controllo la situazione nella regione, con l’obiettivo di permettere al Mali (che ha subito due colpi di stato negli ultimi due anni) di portare a termine la transizione verso una nuova fase democratica. E in modo particolare, ciò dovrebbe portare all’allontanamento, una volta compiuto il passaggio delle urne, del presidente ad interim maliano, il generale Assimi Goita.

La Germania vuol far sentire la propria presenza in Africa

Negli scorsi anni, gli interventi militari tedeschi a supporto delle missioni dell’Onu in territorio africano erano state molto limitate. In parte per le logiche tedesche che sin dalla fine della Seconda guerra mondiale hanno visto un limitato utilizzo del proprio esercito e in parte per una sostanziale mancanza di interessi nella regione, Berlino ha sempre optato per restare distaccata, limitandosi a sporadici supporti logistici e simbolici ausili militari.

Tuttavia, l’allontanamento della Francia di Macron ha aperto a Bamako delle importanti opportunità anche commerciali che potrebbero aver attirato gli interessi della Germania. E in modo particolare, potrebbero dare modo alla stessa Berlino, col tempo, di scalzare la Francia dal dominio commerciale di una regione che storicamente ha fatto parte della sua sfera di influenza economica.

In un momento di crisi come quello attuale, con anche le società tedesche che stanno patendo la crisi causata dalla pandemia di coronavirus, l’apertura verso nuovi mercati è un’opportunità da cogliere al volo e che Berlino certamente non si vuole lasciare sfuggire. Il tutto, ovviamente, con la “scusa” del supporto alle Nazioni unite in uno dei momenti più grigi della storia del Sahel, che nel 2021 ha visto da un lato un nuovo aumento degli attacchi da parte delle forze jihadiste e dall’altro un crescere delle instabilità politiche. In uno scenario che, per la prima volta, potrebbe portare però Parigi a perdere parte della sua influenza su quei territori che una volta facevano parte del proprio impero coloniale.

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