Guerra /

Il 14 ottobre, nella base dell’Usaf di Barksdale (Louisiana) sede del Secondo Stormo da bombardamento, almeno otto B-52H hanno effettuato quella che si chiama “elephant walk” prima di un volo di trasferimento di gruppo.

I bombardieri strategici con capacità nucleare, gli unici ad averla insieme ai B-2 Spirit dopo che i B-1B l’hanno persa nel 1995, sono volati dall’aeroporto in Louisiana sino alla base di Minot (Nord Dakota) sede del Quinto Stormo, anch’esso operante coi medesimi velivoli, ma prima hanno sfilato lungo la pista di rullaggio in fila indiana per poi decollare uno dopo l’altro: uno spettacolo impressionante e maestoso che dimostra tutta la potenza dei bombardieri statunitensi.

La dimostrazione di forza, in questo caso, è stata tutta “interna” non essendo stata fatta su una base oltremare come avvenuto in passato.

La più spettacolare avvenuta in tempi recenti è forse quella effettuata a Guam, presso la base Andersen: una lunga fila di B-52H e aerocisterne KC-135 insieme a qualche drone RQ-4 ed MQ-4 sono “sfilati” sulla pista dell’aeroporto delle isole Marianne.

Tre giorni dopo i cinque Stratofortress che erano distaccati sull’isola sono tornati in patria abbandonando un presidio che durava da ben sedici anni ininterrottamente. Una decisione, quella di interrompere la presenza costante sull’isola, dovuta principalmente a motivi di bilancio e di conseguente scarsa manutenzione, che porta a maggiore usura dei mezzi, ma anche degli equipaggi.

In quell’occasione l’Us Strategic Command (Stratcom) aveva affermato che “i bombardieri strategici Usa continueranno a operare nella regione indo-pacifica, Guam inclusa, al momento e al tempo che riterremo opportuni”. Così è stato: sulla base Andersen sono tornati, per brevi periodi di dispiegamento, i bombardieri B-1B che hanno effettuato lunghe crociere di trasferimento e missioni sulle acque del Mar Cinese Meridionale ed Orientale.


Quella di Guam, però, non è stata l’unica “elephant walk” degli ultimi mesi prima di quelle di ieri. Presso la base Usa in Giappone di Misawa, il 22 giugno scorso, si è vista un’altra manifestazione di questo tipo che ha visto schierati F-35, EF-18 Growler, F-16, C-130 e i pattugliatori marittimi P-8 Poseidon. Precedentemente, il primo giugno, abbiamo avuto modo di vedere una “elephant walk” in Italia, e precisamente presso la base di Aviano sede del 31esimo Stormo, la prima in assoluto nella storia del reparto. In quella occasione gli F-16 della base si sono schierati lungo la pista affiancati dai mezzi di supporto dello stormo e da un paio di elicotteri Black Hawk prima di decollare uno dopo l’altro in un intervallo di tempo complessivo di sei minuti.

Quella forse più impressionante, se non altro per il numero di velivoli coinvolti, è quella che ha avuto luogo presso il 388esimo Stormo di base a Hill (Utah) a gennaio di quest’anno che ha visto ben 52 caccia F-35 decollare uno dopo l’altro dopo essere sfilati ordinatamente in fila lungo la pista.

Una “elephant walk”, in italiano traducibile come “sentiero degli elefanti” per via dello sfilamento testa-coda dei velivoli che ricorda il marciare in fila indiana dei pachidermi, non è altro che la dimostrazione della capacità tecniche-addestrative di un’aeronautica, nella fattispecie quella statunitense. Questi eventi sono delle vere e proprie dimostrazioni non solo della forza bruta dell’U.S. Air Force, soprattutto quando a sfilare sono i possenti bombardieri strategici, ma anche delle abilità dei piloti (e del personale di terra) che decollano tutti in un brevissimo arco di tempo, simulando quindi un decollo massiccio su allarme.

Questo tipo di manovre erano di routine quando i bombardieri strategici, facenti parte di quello che allora si chiamava Sac (Strategic Air Command), al culmine della Guerra Fredda, dovevano decollare in massa armati di bombe nucleari in caso di attacco atomico: era quindi vitale che tutti i B-52 di uno stormo da bombardamento decollassero nel più breve tempo possibile per evitare di venire colti a terra dall’attacco nemico.

Oggi le “elephant walk”, che coinvolgono anche altri velivoli oltre i bombardieri, sono delle vere e proprie dimostrazioni delle capacità tecniche fatte per propaganda: il Pentagono, in questo periodo storico, deve dimostrare che la sua aeronautica è uno strumento efficace, moderno e in grado di colpire ovunque nel globo. Lo scacchiere privilegiato per questo tipo di eventi è quello del Pacifico: non è infatti un caso che Guam e Misawa siano state protagoniste di una “elphant walk” in relativamente poco tempo l’una dall’altra. Washington è fortemente preoccupata dall’attività della Cina in quello scacchiere e, complice anche la scelta obbligata di “abbandonare” il presidio fisso di Guam, deve dimostrare la continuità della sua presenza in modo eclatante per impressionare Pechino e rassicurare nel contempo i suoi alleati nell’area.

Il Pentagono però non dimentica la Russia, e quella di Aviano è stata sicuramente fatta anche per ricordare a Mosca, se ancora non l’avesse capito dai continui voli di pattugliamento e spionaggio che vengono fatti ai sui confini occidentali, che gli Stati Uniti non intendono abbandonare il teatro europeo nonostante gli attriti interni alla Nato, che hanno provocato un riassetto della dislocazione di uomini e mezzi in Europa.

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