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La guerra in Ucraina non ha spento le tensioni in medio oriente, né ha chiuso le questioni più importanti in ballo. E nei giorni scorsi a Sharm El Sheikh se n’è avuta dimostrazione. Il presidente egiziano Al Sisi ha qui organizzato un incontro con i vertici di Emirati Arabi Uniti e Israele. Un vertice all’insegna degli “Accordi di Abramo“, con cui lo Stato ebraico ha normalizzato i rapporti con alcuni Paesi del mondo arabo, tra cui quello retto dall’erede al trono di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed, presente sulle rive del Mar Rosso assieme anche al premier israeliano Naftali Bennett. L’incontro ha preso le sembianze di summit sui futuri equilibri regionali. Ma anche di un monito a Washington sulle negoziazioni relative al nucleare iraniano.

Il monito a Washington

Egitto, Emirati e Israele hanno un preciso obiettivo in comune: contenere l’influenza iraniana nella regione. Lo Stato ebraico ritiene le politiche di Teheran come un problema serio per la sicurezza nazionale. Gli Emirati, assieme all’Arabia Saudita, costituiscono il fronte sunnita principale contrapposto alla sfera sciita iraniana. Infine l’Egitto di Al Sisi con le petromonarchie saudite ed emiratine ha in comune il nemico costituito dai Fratelli Musulmani. Tre Paesi quindi che hanno tutto l’interesse affinché il rinnovato dialogo tra Washington e Teheran sul nucleare non decolli. L’incontro tra le parti a Sharm potrebbe quindi aver lanciato questo primo importante significato. Tanto più che nei giorni scorsi, nell’ambito di segnali di distensione con Teheran, si è vociferato della possibile cancellazione dei Pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica, dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Circostanza che ha allarmato e non poco il premier israeliano Naftali Bennett. Quest’ultimo ha scritto una nota, assieme all’alleato di governo Yair Lapid, contro questa eventualità.

“I Pasdaran iraniani – si legge in quel comunicato – sono Hezbollah in Libano, la Jihad islamica a Gaza, gli Huthi nello Yemen, le milizie in Iraq. Sono responsabili degli attacchi a civili e militari americani attraverso il Medio Oriente compreso l’anno passato. Sono dietro i piani per assassinare alti esponenti del governo Usa. Sono stati coinvolti nell’omicidio di centinaia di migliaia di civili siriani, hanno distrutto il Libano e stanno opprimendo brutalmente i civili iraniani”. Chiaro quindi come l’incontro in Egitto con Al Sisi e soprattutto con il principe ereditario emiratino assomigli tanto a un monito lanciato alla Casa Bianca. In medio oriente, è il messaggio, non ci sarà spazio per Pasdaran e per l’attuale leadership iraniana. E anzi è pronto un fronte comune favorito dagli accordi di Abramo firmati sul finire del 2020, su input dell’allora presidente Donald Trump. Un fronte con cui l’attuale inquilino della Casa Bianca deve fare i conti.

I nuovi equilibri della regione

Oltre al dossier iraniano ci sono altre importanti questioni in ballo nella regione. A partire da quello energetico. Egitto ed Israele mirano oggi più che mai ad entrare nel mercato europeo sfruttando i giacimenti scoperti nell’ultimo decennio e da cui già in parte si è iniziato a estrarre gas. Non è un caso che a distanza di più di 40 anni dalla firma degli accordi di Camp David proprio adesso i due Paesi sono apparsi pienamente “in pace”. Nel 1978 a Camp David Egitto e Israele davano vita al primo trattato ufficiale tra un Paese arabo e lo Stato ebraico. Il loro tuttavia è sempre apparso come un “matrimonio di convenienza”. Tra le parti in realtà ha sempre prevalso il gelo e una reciproca diffidenza. Circostanza oggi superata. Nell’ultimo anno Al Sisi ha intensificato gli scambi commerciali tra le due parti, si sono svolti incontri ad alto livello tra le rispettive delegazioni governative, sono stati avviati voli regolari tra le più importanti città. Solo adesso, in poche parole, egiziani e israeliani sono realmente non in guerra. E sono pronti a collaborare assieme per il gas sotto le acque del Mediterraneo orientale.

Gli Emirati Arabi Uniti dal canto loro, spinti dai buoni rapporti con egiziani e israeliani, vogliono recitare una parte da protagonisti nel nuovo scacchiere mediorientale. Sono pronti a investire soldi e a mettere a frutto la tela diplomatica intessuta in questi ultimi anni da Mohammed Bin Zayed. Ecco quindi l’altro senso dell’incontro trilaterale di Sharm El Sheik. Egitto, Emirati e Israele sono pronti a scrivere una nuova pagina degli equilibri mediorientali. Dalle sponde del Mar Rosso, nel pieno della guerra in Ucraina, è partita una chiara indicazione agli altri attori regionali.

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