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Ogni giorno le forze armate ucraine pubblicano un bollettino per aggiornare l’opinione pubblica sulle perdite inflitte all’esercito russo. Oltre alla quantità di militari uccisi, velivoli abbattuti, droni, sistemi di artiglieria, elicotteri e altro ancora, è presente anche il numero di carri armati distrutti. L’ultimo aggiornamento parla di 986 carri armati russi eliminati dallo scorso 24 febbraio, giorno dell’inizio dell’assalto della Russia contro Kiev, ad oggi.

Una domanda sorge subito spontanea: perché la Russia ha perso così tanti carri armati? Prima di provare a dare una risposta è doveroso fare una premssa riguardante proprio i dati diffusi dall’esercito ucraino, e cioè quelli che consultiamo quotidianamente. Le cifre contenute nei vari rapporti provengono da Kiev e non sono verificabili in maniera indipendente.

Non è da escludere, dunque, che gli ucraini possano gonfiare le statistiche per cercare di fiaccare il morale degli avversari, ma soprattutto per orientare la narrazione pubblica in quella che può essere definita guerra di propaganda. In ogni caso, considerando la netta superiorità militare degli uomini del Cremlino rispetto alle truppe ucraine e tornando alla domanda iniziale, c’è da capire perché Mosca ha subito perdite così ingenti.



Il “difetto” dei carri armati russi

Risposta numero uno: c’è un problema bello grosso che coinvolge gran parte dei carri armati russi. Secondo quanto riportato dalla Cnn, le immagini provenienti dai vari campi di battaglia hanno mostrato un difetto che le forze armate occidentali conoscono da decenni e che chiamano “effetto jack-in-the-box”. Di che cosa si tratta? Semplice: del modo in cui vengono conservate le munizioni dei carri armati.

A differenza dei moderni carri armati occidentali, quelli russi trasportano più proiettili all’interno delle loro torrette. Questo li rende altamente vulnerabili, visto che anche un colpo indiretto può innescare una reazione a catena capace di far esplodere tutte le munizioni e quindi l’intero mezzo.

“Stiamo assistendo a un difetto di progettazione. Qualsiasi colpo sparato verso i carri armati “accende” rapidamente le munizioni e provoca una massiccia esplosione. La torretta viene letteralmente fatta saltare in aria”, ha spiegato Sam Bendett, consulente del Programma di studi sulla Russia presso la CNA e membro senior aggiunto del Center for a New American Security. Ma il problema che affligge i carri armati russi riguardarebbe quasi tutti i veicoli corazzati che la Russia sta impiegando in Ucraina. Veicoli che qualcuno ha soprannominato bare mobili.

Scarsa coordinazione

L’effetto jack-in-the-box non era una novità e Mosca avrebbe dovuto prevederlo. Il difetto, infatti, era stato riscontrato dalle forze armate occidentali durante le guerre del Golfo contro l’Iraq. Non a caso, nel 1991 e nel 2003 un gran numero di carri armati T-72 di fabbricazione russa dell’esercito iracheno subì la stessa sorte dei mezzi russi in Ucraina. La Russia, insomma, potrebbe non aver imparato la lezione oppure potrebbe semplicemente aver scelto la strategia sbagliata; già, perché adottare un simile sistema di stoccaggio di proiettili comporta alcuni vantaggi, tra cui un notevole risparmio dello spazio.

Ma c’è anche una seconda risposta che può contribuire a spiegare la strage di carri armati russi in territorio ucraino. Al di là del difetto citato, c’è da mettere in conto la presunta incapacità russa nell’utilizzare efficacemente i carri armati come parte di un sistema integrato. “Penso che il problema dei russi sia la mancanza di una guerra armata combinata. Non sono riusciti a sincronizzare gli sforzi dell’artiglieria, la loro osservazione e la sorveglianza del piano di ricognizione”, ha dichiarato a National Interest il tenente colonnello Scott Rutter ora in pensione. Rutter ha spiegato che per essere efficace e sopravvivere, un carro armato deve operare in coordinamento con altre risorse chiave. In Ucraina, a quanto pare, non è successo niente di simile.

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