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Gli ultimi episodi, rappresentati da esplosioni e incendi in edifici del ministero della Difesa, sono avvenuti domenica primo maggio nei pressi Belgorod: in alcuni video circolanti sui social media si vedono dense colonne di fumo nero che salgono in cielo non lontano dal confine ucraino.

Stiamo parlando dei presunti attacchi ucraini in territorio russo, che in questa nuova fase del conflitto si sono fatti più intensi. Dall’inizio del conflitto, scoppiato lo scorso 24 febbraio, se ne contano circa una ventina, localizzati per la maggior parte nell’oblast di Belgorod ma non solo. Proprio dopo qualche giorno dall’invasione, ad esempio, risulta che un attacco missilistico ucraino, condotto con un Srbm (Short Range Ballistic Missile) tipo Tochka-U, abbia coinvolto l’aeroporto militare di Millerovo, una cittadina russa situata a circa trenta chilometri dal confine ucraino. In quella occasione sembrerebbe che uno dei caccia presenti nello scalo militare, un Sukhoi Su-30SM, sia stato distrutto e un altro probabilmente danneggiato.

Un’altra base aerea è stata bersagliata più a nord: stiamo parlando di quella di Klimovo, nella regione di Bryansk, che nelle settimane precedenti il conflitto è stata un punto di concentramento per i mezzi russi usati per l’invasione. Gli attacchi sembra che siano stati condotti principalmente con droni, ma non è mancata un’azione più eclatante avvenuta, ancora una volta, vicino a Belgorod: intorno alle 6 ora di Mosca del primo aprile, una coppia di elicotteri da attacco ucraini tipo Mil Mi-24 (Hind in codice NATO), ha colpito un deposito di carburante nei pressi del capoluogo dell’oblast situato ai confini nordorientali dell’Ucraina (zona di Kharkiv). L’attacco, in quella occasione, è stato effettuato con razzi, il cui lancio era chiaramente visibile nei video che sono circolati in rete. Gli elicotteri sono penetrati nello spazio aereo russo volando a bassissima quota per evitare di essere individuati dalle difese russe, che sono state colte totalmente di sorpresa. I danni, nonostante i pochi mezzi impegnati in un’azione che è stata poco più che dimostrativa, hanno riguardato otto serbatoi di combustibile.

Quella prima vera azione aerea nello spazio aereo della Federazione sembra che sia servita da lezione per gli Ucraini, che, come detto, hanno usato Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) per perpetrarne di ulteriori sfruttando la difficoltà che le difese aeree possono incontrare nell’intercettare velivoli “slow movers” in volo a bassissima quota che usano l’orografia e addirittura “le cime degli alberi” per nascondersi all’occhio dei radar.

Altri attacchi sono stati condotti nell’area di Bryansk, a Novyye Yurkovichi, località molto prossima al confine con l’Ucraina, e a Troyebortnoye, sempre vicina al territorio di Kiev ma situata nei pressi dell’oblast di Kursk, altra regione che condivide la stessa sorte avversa della regione di Belgorod per quanto riguarda il numero degli attacchi, che si sono concentrati nella zona di Gordeyevka.



Il settore nord-orientale non è stato l’unico a venire colpito dai presunti attacchi ucraini: fonti russe riportano che sarebbe stata colpita anche la città di Taganrog, situata sul Mare d’Azov nell’oblast di Rostov sul Don, insieme a Shirochanka, non lontana da Yeysk che si affaccia sempre su quel piccolo specchio d’acqua nella provincia di Krasnodar Krai, a Berdyansk (ma sembrerebbe che si sia trattato di un incidente) e infine a Tavriiske, nella Crimea nord-occidentale. La paternità di queste azioni è sempre stata dubbia: Kiev non li ha mai rivendicati ufficialmente.

Anche l’azione compiuta dagli elicotteri vicino a Belgorod, che ha destato particolare scalpore proprio per la violazione dello spazio aereo russo con mezzi siffatti, è stata in un secondo tempo negata dalle autorità ucraine dopo che in un primo momento il presidente Volodymyr Zelensky aveva affermato di non voler discutere delle azioni del proprio esercito. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba e il portavoce del ministero della Difesa Oleksandr Motuzyanyk in quella occasione non avevano né confermato né negato il coinvolgimento dell’Ucraina.

Nessuno dei supposti attacchi ucraini è mai stato rivendicato in effetti, come a voler mantenere un basso profilo diplomatico che permetterebbe a Kiev di continuare a essere vista come “Paese aggredito”, sulla difensiva, e quindi poter continuare a sfruttare la nozione di “armi difensive” per gli aiuti militari occidentali. A questo proposito è bene chiarire che, nella guerra moderna, il concetto di “arma difensiva” è quantomeno fumoso: un sistema missilistico antiaereo, o un’arma anticarro, ad esempio, possono essere usate anche in chiave offensiva se l’azione bellica in sé si sviluppa come un contrattacco che penetra nel territorio avversario, mentre un carro armato o un caccia, che vengono considerati come strumenti offensivi, se usati per respingere un attacco nemico, vengono considerati “difensivi”.

La stessa natura della guerra pone questa distinzione in un campo estremamente aleatorio: non ci si difende più in maniera rigida, ma in maniera “elastica”, ovvero si lascia che l’avversario avanzi per poi contrattaccare sui lati e nelle retrovie e fermare la sua offensiva, qualcosa che l’esercito ucraino ha dimostrato perfettamente di saper fare con una tattica che ha mescolato guerriglia e guerra simmetrica (definibile infatti come guerra “semi-simmetrica”). Per via dell’evoluzione tecnologica, il concetto di attacco e difesa cambia: gli “attacchi preventivi”, che il diritto internazionale annovera tra la difesa di un Paese, sono oggi resi possibili da alcuni strumenti bellici nati per essere piattaforme di difesa proattiva in quanto miranti a eliminare la minaccia avversaria (quindi attaccare per primi), piuttosto che essere dotate di sistemi difensivi.

Tornando ai, presunti, attacchi ucraini, lo scopo di Kiev è sicuramente propagandistico, minando il senso di sicurezza nella popolazione russa, e al tempo stesso dimostrare di essere in grado di poter colpire – se pur in modo del tutto scoordinato e leggero – le retrovie russe mettendo nel mirino basi aeree e la rete dei rifornimenti, la quale, ancora oggi, rappresenta il vero tallone d’Achille dell’esercito russo in questa guerra.

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