Prosegue l’incessante flusso di armi dall’occidente all’esercito ucraino. Nelle scorse ore, la Camera Usa ha approvato un ulteriore pacchetto di aiuti militari e umanitari da 40 miliardi di dollari, a cui si aggiungono altri 13,6 miliardi di dollari già a bilancio. Il totale – circa 53 miliardi di dollari in due mesi – va oltre ciò che il presidente Biden aveva richiesto e rappresenta il più grande pacchetto di aiuti esteri stanziato dal Congresso a un Paese straniero in almeno due decenni, secondo quanto riferisce il New York Times. “Il tempo è essenziale e non possiamo permetterci di aspettare”, ha affermato la speaker della Camera Nancy Pelosi, commentando il pacchetto che dà a Kiev, fra i vari aiuti, 6 miliardi di dollari in armi, addestramento e altra assistenza militare.

Nella pacchetto varato dal Congresso Usa, anche 3,9 miliardi di dollari a sostegno delle operazioni del comando europeo, compreso il supporto dell’intelligence. I numeri dicono che da quando l’amministrazione Biden s’è insediata, Washington ha stanziato a Kiev la bellezza di 4,5mila miliardi dollari in assistenza militare e umanitaria. Gli importi stanziati finora – la nuova richiesta di Biden di 33 miliardi di dollari combinata con i 14 miliardi già spesi – superano già l’importo medio annuo speso dagli Stati Uniti per la guerra in Afghanistan (46 miliardi di dollari).

Ecco tutte le armi inviati dagli Usa e dalla Nato a Kiev

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha stilato la lista completa dell’equipaggiamento militare inviato all’esercito ucraino: oltre 1.400 sistemi antiaerei Stinger; 5.500 sistemi anti-carro Javelin; 14.000 sistemi anti-carro; 700 sistemi aerei tattici Switchblade; 90 obici da 155 mm e oltre 200.000 munizioni di artiglieria da 155 mm; 72 veicoli tattici per il traino di obici da 155 mm; 16 elicotteri MI-17; centinaia di veicoli corazzati multiuso a ruote ad alta mobilità; 200 mezzi corazzati per il trasporto di personale M113; 7.000 armi leggere; più di 50.000.000 di munizioni; 75.000 set di giubbotti antiproiettile ed elmetti; 121 Sistemi aerei senza pilota tattici Phoenix Ghost; sistemi a guida laser; sistemi aerei senza pilota Puma; 17 sistemi radar controfuoco; due radar di sorveglianza aerea; munizioni antiuomo M18A1 Claymore; esplosivi C-4 e attrezzature da demolizione per l’eliminazione degli ostacoli; sistemi di comunicazione tattica sicura; dispositivi per la visione notturna, sistemi di immagini termiche, ottiche e laser; servizi di immagini satellitari; equipaggiamento protettivo per l’eliminazione degli ordigni esplosivi; dispositivi di protezione chimica, biologica, radiologica, nucleare; forniture mediche e kit di pronto soccorso; apparecchiature elettroniche di disturbo; attrezzature da campo e pezzi di ricambio.

Drone “suicida” Switchblade in azione “suicide

Aiuti e armi da tutta l’Alleanza atlantica

Com’è noto, l’assistenza militare per contrastare l’invasione russa non proviene solamente dagli Stati Uniti ma anche dagli alleati della Nato, in particolare dai Paesi dell’Europa centrale e orientale particolarmente ostili, anche storicamente, alla Federazione russa, come la Polonia. Una corsa agli armamenti che sta dando parecchio filo da torcere alle truppe russe, in quelle che è diventata, a tutti gli effetti, una guerra per procura fra l’Alleanza Atlantica e Mosca.

Come riportato da La Repubblica, la Polonia ha destinato all’Ucraina ben 230 carri armati sovietici T-72M, insieme ai 12 tank  dello stesso tipo dalla Repubblica Ceca e ai 50 Leopard 1 dalla Germania. Sul fronte dei veicoli blindati, all’esercito di Zelensky sono arrivati 290 M113 (da Usa, Danimarca, Olanda e Portogallo); 101 BMP1 da Polonia e Repubblica Ceca; 75 Scorpion/Spartan dalla Gran Bretagna; 70 Marder in arrivo dalla Germania; 40 Mastiff da Londra; 25 Piranha dalla Danimarca; 20 Bushmaster dall’Australia; 20 Vamtac dalla Spagna. Oltre a decine di cannoni, mortai e semoventi da 155 mm e 122 mm, gli alleati della Nato hanno destinato 2000 Stinger alle truppe di Kiev; 300 Piorun dalla Polonia; 10 Stormer dalla Gran Bretagna; 100 Mistral dalla Norvegia; 20 Startreak dalla Gran Bretagna; 2 batterie S-300 a lungo raggio dalla Slovacchia. In azione anche 7000 missili antitank NLAW, 200 Milan da Francia e Italia. Sono inoltre 35 le contro-batterie radar e 50 droni armati Bayraktar dalla Turchia giunti sul suolo ucraino.



I produttori di armi festeggiano

Mentre gran parte della popolazione occidentale dovrà fare i conti con l’aumento dei costi dell’energia e altre gravi ripercussioni economiche provocate dalla guerra in Ucraina, c’è una piccola fetta di persone che trarrà enormi benefici economici da questa corsa a sostenere Kiev: i produttori di armi. Lo scorso 13 aprile, i massimi funzionari della difesa degli Stati Uniti si sono incontrati con gli amministratori delegati degli otto maggiori appaltatori della difesa per discutere della capacità dell’industria di soddisfare il fabbisogno di armi dell’Ucraina nel caso la guerra “prosegua per anni”. Il vice segretario alla Difesa Kathleen Hicks ha sottolineato che sono state discusse “le proposte del settore per accelerare la produzione dei sistemi esistenti e sviluppare nuove capacità fondamentali per l’assistenza alla sicurezza dell’Ucraina”.

Come nota il giornalista Glenn Greenwald, trasferendo così tanto equipaggiamento militare in Ucraina, gli Stati Uniti hanno esaurito le proprie scorte, rendendo necessari nuovi acquisti di massa da parte del governo. Non è necessario essere un teorico della cospirazione, osserva il giornalista Premio Pulitzer, per meravigliarsi della grande fortuna di questa industria, che ha perso il mercato primario delle armi appena otto mesi fa quando la guerra degli Stati Uniti in Afghanistan si è conclusa. A beneficiarne sono soprattutto industrie come Raytheon, il principale produttore di Javelin insieme a Lockheed. Una curiosità: chi sedeva nel board di Raytheon fino a poco tempo fa? Lloyd Austin, l’attuale Segretario alla difesa dell’amministrazione Biden.

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