La nave da assalto anfibio della U.S. Navy “Tripoli”, tipo LHA (Landing Helicopter Assault), ha lasciato la sua zona di pattugliamento nel Pacifico occidentale per dirigersi verso il Medio Oriente. Lo scorso 9 marzo, l’unità si trovava nel Mar delle Filippine con altre due navi per le operazioni anfibie: il “San Diego” (LPD-22) e il “New Orleans”, due unità tipo LPD (Landing Platform Dock).
Le tre navi, insieme alla loro scorta, costituiscono l’ARG (Amphibious Ready Group) che trasporta il 31esimo MEU (Marine Expeditionary Unit), un reparto di Marines forte di 2.200 soldati. Il “Tripoli” imbarca anche i caccia F-35B (versione a decollo corto e atterraggio verticale) del Corpo dei Marines e in precedenza ha testato il cosiddetto concetto di Lightning Carrier della marina USA, imbarcando almeno 19 F-35B nell’aprile del 2022.
Recenti immagini satellitari che mostrano il “Tripoli” in navigazione nel Mar Cinese Meridionale, evidenziano che la nave è accompagnata solamente da due cacciatorpediniere di classe “Arleigh Burke”, quindi senza le due LPD che compongono il gruppo da assalto anfibio. Un MEU, per poter essere dispiegato in operazioni di sbarco, si appoggia infatti a una nave tipo LHA o LHD (Landing Helicopter Dock), a una tipo LPD e a una tipo LSD (Landing Ship Dock), oppure a due LPD come nel caso in considerazione. Queste navi sono essenziali per l’operatività del corpo di spedizione dei Marines, e senza di esse il reparto può solo mettere in pratica operazioni limitate, come ricognizioni, esfiltrazioni e piccole incursioni insieme a reparti delle forze speciali. La maggior parte dei veicoli terrestri e anfibi sono infatti trasportati nelle LPD e LSD che accompagnano la LHA/LHD. A bordo del “Tripoli”, oltre agli F-35B, sono presenti convertiplani da trasporto MV-22B, elicotteri d’attacco AH-1Z “Viper”, elicotteri d’attacco/utilità UH-1Y “Venom”, elicotteri di utilità/ricerca e soccorso MH-60S ed elicotteri da trasporto CH-53E/K “Stallion”.
Sostanzialmente, quindi, la marina statunitense sta spostando principalmente la componente aerea dell’ARG, e forse non è un caso.
Secondo le prime speculazioni il “Tripoli” dovrebbe unirsi al CSG (Carrier Strike Group) della portaerei “Ford”, che sta partecipando alle operazioni belliche nel Golfo Persico, ma è probabile che la sua missione sia un’altra e che dipenda proprio dallo stato di servizio della portaerei USA.
Giovedì scorso – 12 marzo – un incendio è scoppiato nell’area lavanderie della nave: inizialmente si pensava che il fuoco fosse stato domato rapidamente, portando al ferimento lieve di solo due marinai, invece oggi sappiamo che l’incendio è divampato per circa 30 ore lasciando oltre 600 marinai senza letto costringendoli quindi a dormire sul pavimento e sui tavoli in altre zone della nave. I marinai imbarcati sul “Ford” hanno anche riferito che in realtà decine di membri dell’equipaggio hanno sofferto di intossicazione da fumo.
Gli oltre 600 marinai colpiti rappresentano una parte significativa dei 4.500 membri dell’equipaggio della portaerei, e bisogna precisare che l’equipaggio del “Ford”, a metà aprile, batterà il record post-Vietnam per la più lunga missione su portaerei . Se la nave resterà in zona di operazioni sino alla fine di maggio, avrà trascorso un anno intero in mare, il doppio della durata standard di una missione su portaerei. Il CSG del “Ford”, infatti, prima di partecipare all’attuale conflitto nel Golfo Persico era reduce dell’operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, venendo dispiegato nei Caraibi a partire da fine ottobre 2025 ed arrivando a sua volta da un normale dispiegamento operativo nella zona di operazioni della Sesta Flotta. Uomini e mezzi sono quindi usurati dalla continuità delle operazioni belliche, e la portaerei ha già mostrato di avere problematiche relative alla gestione delle acque reflue a bordo, con notevoli disagi per l’equipaggio, a cui si aggiungono quelli arrecati dalle conseguenze del recente incendio a bordo.
Molto probabilmente, quindi, il “Tripoli” sostituirà temporaneamente la portaerei che farà rotta per il suo porto di stanza negli Stati Uniti, nell’attesa che una terza portaerei – probabilmente l’USS “George H.W. Bush” – raggiunga la zona di operazioni. L’unità navale in questione intorno al 7 marzo stava completando la COMPUTEX (Composite Unit Training Exercise) ovvero una prova generale prima della partenza per una missione di sei mesi. COMPTUEX riunisce tutte le navi del CSG per proiettare la forza come gruppo da battaglia ed è una fase cruciale del ciclo di addestramento pre-missione e un prerequisito per la Joint Task Force Exercise (JTFEX) del gruppo da battaglia. Una COMPTUEX si svolge normalmente in un periodo di due o tre settimane e da sei a otto settimane prima della JTFEX, l’ultimo passo prima del dispiegamento operativo.
Uno sbarco anfibio quindi appare un’opzione molto remota, anche perché in questa fase del conflitto avrebbe un costo militare (e uno politico) insostenibile. L’Iran non è militarmente ridotto ai minimi termini nonostante la drastica diminuzione dei lanci di missili balistici e droni one way a lungo raggio, ed è ancora in grado di esprimere il suo potenziale di sea denial nelle acque del Golfo e dello Stretto di Hormuz attraverso una serie di sistemi d’arma non ancora utilizzati (come ad esempio i missili da crociera antinave) e di cui non sono giunte notizie della loro eliminazione da parte delle forze della coalizione israelo-statunitense.
Del resto, la richiesta di Washington agli alleati (e alla Cina) di mettere a disposizione forze per la scorta ai convogli attraverso lo Stretto è stata rispedita al mittente proprio perché, in questo momento, non ci sono le condizioni per effettuare una missione simile. Questo, per inciso, dovrebbe porre molte domande ai pianificatori delle forze navali europee e alleate. Anche la stessa U.S. Navy, come sappiamo, ha affermato di non essere in grado di effettuare una scorta efficace in questo momento, e pertanto uno sbarco anfibio di un singolo MEU dalla forza ridotta come in questo caso, anche se effettuato su una delle isole all’imboccatura di Hormuz, potrebbe tramutarsi in un disastro o in una vittoria di Pirro nella migliore delle ipotesi.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

