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Il sistema missilistico per l’esercito americano si chiama Precision Strike Missile (Prsm) ed è costruito dalla Lockheed Martin dopo che la Raytheon, a marzo scorso, si è ritirata dalla gara.

L’esigenza di avere un nuovo missile campale per l’US Army nasce in funzione della sostituzione dei vecchi sistemi Mgm-140 Atacms (Army Tactical Missile System): i Prsm avranno una precisione maggiore e una gittata aumentata che arriva sino a 500 chilometri, ovvero quella di un missile balistico a corto raggio (Srbm). Il missile sarà compatibile con i lanciarazzi tipo M-270 Mlrs (Multiple Launch Rocket System) e l’M-142 Himars (High Mobility Artillery Rocket System), ossia sistemi di artiglieria basati su mezzi cingolati o ruotati ad alta mobilità. Secondo i piani originari del Pentagono il sistema Prsm avrebbe dovuto entrare in servizio nel 2023, ma le specifiche, negli ultimi mesi, sono ancora una volta cambiate.

Ora l’esercito americano vuole che il Prsm sia configurato con un avanzato seeker multimodale per l’acquisizione di bersagli progettato per portare nuove dimensioni di flessibilità che includono l’attacco antinave.

Il nuovo sistema di mira ha recentemente completato un test in cui ha volato a bordo di un aereo venendo impiegato contro bersagli rappresentativi di unità navali in preparazione per ulteriori prove e per il dispiegamento finale. “Il primo test ha avuto successo. Essenzialmente, ci fornisce un sacco di sensori in più, quindi saremo collegati alla rete di difesa aerea che ha una varietà di sensori molto potenti a lungo raggio. Possiamo acquisire e attaccare più bersagli a lungo raggio” ha detto il generale John Rafferty, direttore del team di sviluppo del sistema a lungo raggio di nuova concezione.

Sebbene molti dei dettagli tecnici del nuovo seeker non siano disponibili per motivi di sicurezza, il generale Rafferty ha spiegato a The National Interest che le sue capacità aggiuntive sono in linea con i moderni concetti dell’US Army in merito al Combined Arms Maneuver e con il principio di operazioni multidominio.

Il generale ha affermato che lo sviluppo dell’arma sta procedendo molto bene, anche grazie ai successi ottenuti dal suo produttore e si prevede che il sistema missilistico sarà pronto entro il 2025, quindi con un ritardo di soli due anni rispetto a quanto preventivato originariamente.

Lo spettro di impiego del Prsm si amplia quindi, e da un missile nato prettamente per l’impiego terrestre, contro bersagli fissi come bunker, radar, o concentrazioni di truppe e mezzi, si otterrà un’arma versatile in grado di colpire bersagli in movimento, come unità navali o colonne di veicoli corazzati.

Il missile non avrà certamente la portata di 900 miglia nautiche di un vettore da crociera come il Tomahawk della Marina degli Stati Uniti, tuttavia potrebbe attingere a tecnologie di rilevamento dei bersagli già impiegate dalle nuove varianti dei Tomahawk. Il Maritime Tomahawk dell’U.S. Navy, ad esempio, può cambiare rotta in volo per attaccare bersagli in movimento in mare: una nuova possibilità non considerata sino a oggi per un’arma nata per distruggere bersagli nemici fissi.

Il motivo per cui l’U.S. Army vuole un missile modificato per l’impiego antinave è lo stesso che ha animato i Marines nella riformulazione della loro dottrina di impiego. Un vettore balistico a corto raggio come il Prsm con la possibilità di colpire bersagli in movimento è uno strumento perfetto per le operazioni di bolla A2/AD e di “controbolla” (contro sea-denial), come anche il Pentagono ha potuto constatare con il sistema Iskander russo, che è stato impiegato attivamente in Siria ed è schierato nella altre bolle A2/AD di Kaliningrad o della Crimea.

Il Prsm dotato di nuovo seeker diventa un sistema molto versatile proprio associato al già citato Himars. Entrato in servizio nel 2005, l’M-142 è un sistema d’arma a fuoco indiretto, estremamente mobile e in grado di essere trasportato su mezzi da sbarco tipo Lcu oltre che sui velivoli da trasporto dell’Usaf (C-5, C-17 e C-130).

I Marines degli Stati Uniti non hanno mai dimostrato particolare interesse per l’arma sino ad oggi proprio per via del loro impiego in operazioni di controguerriglia: dall’Iraq all’Afghanistan. Ora grazie al ritorno a scenari più convenzionali per via dell’insorgere della minaccia cinese nel Pacifico, l’Usmc ha rivoluzionato la propria dottrina tornando “alle origini” e includendo le operazioni di “controbolla” snellendosi, quindi rinunciando a diversi assetti pesanti delle proprie divisioni. Il Corpo ha anche dimostrato interesse per la versione terrestre del già citato Maritime Tomahawk (Glacm – Ground Launched Cruise Missile) in fase di sviluppo dalla Raytheon ed è probabile che anche l’U.S. Army si ponga sullo stesso binario: del resto i lanciatori Himars potrebbero risultare compatibili.

Se quindi i Marines si porranno in una postura “contro sea-denial”, non potendo più fare affidamento sulle basi avanzate americane nell’area indopacifica (Guam, Okinawa ecc) né sulla concentrazione di grossi gruppi navali, in quanto entrambe sono ormai ben all’interno del raggio d’azione della minaccia missilistica cinese, che ormai è diventata credibile proprio per i progressi nel campo della tecnologia ipersonica, o anche solamente per l’aumentata precisione e capacità di manovra data dai sistemi di guida come per il missile DF-26 “killer di portaerei”, l’U.S. Army potrebbe continuare ad avere una postura più in linea col recente passato e provvedere a fornire l’attività di A2/AD proprio in quelle basi che gli Stati Uniti hanno tra il Giappone e la Corea del Sud, ed il Prsm diventa uno dei sistemi fondamentali per il raggiungimento di questo obiettivo insieme a quelli antimissile già in uso nell’esercito americano.

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