Gli Stati Uniti, sempre a caccia di nuove tecnologie per essere all’avanguardia nel settore degli armamenti, promettono di essere pronti a schierare un nuovo missile ad alta precisione sviluppato da Lockheed Martin. Il Precision Strike Missile o abbreviato Prsm, è stato testato con successo presso un poligono adibito in New Mexico, e questo secondo risultato positivo lascia ipotizzare una prosecuzione del programma, e il debutto nell’arsenale Usa una nuova arma letale che però rispetterebbe il trattato Inf.

Secondo i funzionari, il missile sviluppato e testato da Lockheed ha rispettato l’obiettivo richiesto dalla sue specifiche, “esibendo una guida adeguata in volo e colpendo un punto bersaglio come previsto”. Il secondo prototipo del Prsm ha infatti centrato il suo bersaglio – posto a 180 chilometri di distanza – conducendo un volo perfetto e mostrando la sua altissima precisione. Secondo le dichiarazione rilasciate da Lockheed Martin, “questa tipologia di test più breve rispetto a quella precedente, ma includeva un profilo di volo più impegnativo nonostante la distanza più breve”. Il raggio operativo del missile in questione vanterebbe infatti una portata di almeno 499+ chilometri, ossia quella di uno Srbm (Short-range ballistic missile). Sebbene la portata massima non sia stata resa nota, e dunque potrebbe inserirlo anche in un’altra categoria di missile balistico. L’obiettivo di questo missile sarebbe quello di modernizzare la linea di missili balistici tattici Mgm-140, o Atacms. L’altro candidato, sistema sviluppato da Raytheon, è noto come DeepStrike.

Definito “missile di precisione a lungo raggio di prossima generazione”, il PrSM è un’arma da superficie a superficie compatibile con i lanciarazzi ad alta mobilità Mlrs M270 e Himars, ossia sistemi di artiglieria mobile standard basati su mezzi cingolati o ruotati che possono spostare a discreta velocità (60-70 km/h) una batteria di missili balistici sul campo di battaglia. Questa combinazione offre capacità avanzate per attaccare e neutralizzare bersagli “usando fuochi indiretti lanciati da missili per oltre 499 chilometri”, illustra l’azienda produttrice, conferenza un raggio d’azione maggiore alle precedenti armi della stessa categoria e aumentando la loro letalità, soprattutto nel “supporto delle operazioni multi-dominio”. L’obiettivo del Pentagono è quello di riuscire a mettere in campo un nuovo sistema – sia quello di Lockheed o quello di Raytheon – entro il 2023.

Restando all’interno della portata massima dichiarata – almeno sulla carta – e conformandosi così alle specifiche del Trattato sulle forze nucleari a portata intermedia ratificato nel 1987, questa nuova arma, nonostante la sua letalità, potrebbe rappresentare una base importante per fare un passo indietro sulla cancellazione dell’Inf. Nonostante gli Stati Uniti siano usciti dal Trattato nell’agosto 2019 a causa della presupposta violazione da parte della Russia – che avrebbe schierato batterie di missili da crociera 9M729 Novator che potrebbero colpire tranquillamente Berlino – e il Cremlino abbia in seguito fatto lo stesso – accusando Washington di aver schierato pericolose batterie “Aegis Shore” in Polonia, capaci di lanciare missili da crociera Tomahawk nella configurazione Tlam-N (dunque con testata una testata termonucleare da 15 kilotoni) – questo “escamotage” consentirebbe alla Casa Bianca una soluzione per avere in prima linea un’arma “nuova ed efficace” e di smobilitare le armi che preoccupano Mosca. Dando al Cremlino uno spunto per cercare una soluzione compatibile e “rivalutare” un accordo storico che ha mantenuto a lungo la pace tra i due blocchi antagonisti.

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