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Centrale geograficamente, visto che si trova quasi a metà strada tra Tripoli e Bengasi, ma centrale anche sotto il profilo storico, oggi Sirte si ritrova nuovamente con i fari puntati e con le armi che per la seconda volta in sei mesi potrebbero riscrivere una parte importante dell’attuale conflitto in Libia. Per adesso la città che ha dato i natali al rais Muammar Gheddafi è sotto il controllo dell’esercito di Khalifa Haftar. Ma le milizie collegate al Gna di Fayez Al Sarraj stanno avanzando ed ora Sirte è contesa: la sua difesa o la sua conquista potrebbero avere non pochi significati.

Sirte strategica per controllare la Libia

Tutti i fatti della storia recente della Libia hanno in qualche modo sempre avuto a che fare con Sirte. Qui è nato, come detto in precedenza, Muhammar Gheddafi nel 1942 ed è da qui che ha preso piede la vita dell’uomo che più di tutti ha inciso sulla Libia moderna. E sempre qui lo stesso rais ha poi trovato la morte nel 2011, nell’ultimo disperato tentativo di salvare la sua Jammahiriya. Poi nel 2016 sempre a Sirte ha preso piede un embrione dello Stato Islamico in Libia, con la città trasformata in sede di un mini califfato che aveva giurato fedeltà all’Isis. Nell’estate di quell’anno, un’azione militare americana coordinata con le milizie di Misurata ha allontanato i miliziani islamisti da questa provincia libica. Da quel momento in poi, Sirte è stata controllata dai misuratini ed è stata inclusa all’interno del territorio in mano al Gna. L’ultimo rovesciamento di fronte si è avuto nel giorno della scorsa Epifania, quando l’Lna di Khalifa Haftar è entrato a Sirte senza sparare un colpo grazie al ritiro delle forze di Misurata favorito dal cambio di posizione di una milizie filo salafita.

Tra tutte le città libiche dunque, Sirte è forse quella che più volte ha subito capovolgimenti passando tra le mani dei vari attori protagonisti del conflitto libico. Questo dimostra l’importanza strategica di un territorio che è porta di accesso sia alla Tripolitania che alla Cirenaica. Chi controlla Sirte, può facilmente controllare Misurata e Tripoli da un lato, così come dall’altro lato può mettere in sicurezza il triangolo petrolifero di Ras Lanuf e Brega, oltre che Bengasi e buona parte della regione orientale della Libia. Non c’è quindi battaglia fondamentale per il futuro del Paese nordafricano che non abbia Sirte nel mirino.

Il Gna prova ad avanzare

Dopo aver ripreso il tratto di costa che va da Tripoli al confine tunisino e dopo aver tolto di fatto l’assedio degli uomini di Haftar dalla capitale, le milizie vicine al governo di Al Sarraj stanno cercando di sfruttare l’attuale andamento a loro favorevole del conflitto per avanzare anche verso Sirte. Del resto, il Gna nei giorni scorsi ha ripreso il controllo anche di Tahrouna, roccaforte dell’Lna in Tripolitania e bastione di Haftar verso Tripoli. Ad aiutare in queste avanzate le milizie filo Al Sarraj sono stati i combattenti islamisti filo turchi arrivati a cavallo del vecchio e del nuovo anno in questa parte della Tripolitania, il tutto con la supervisione di una Turchia oramai principale partner di Tripoli. Ankara ha dato una grossa mano di aiuto al Gna nelle ultime settimane, contribuendo alle vittorie contro Haftar anche con l’ausilio di propri droni e della propria antiaerea. Quest’ultima circostanza ha tolto il controllo dei cieli della Tripolitania dalle mani del generale, determinando quindi un decisivo ribaltamento del fronte.

Tuttavia, l’andamento favorevole al Gna per adesso non è bastato a ridare a Tripoli in mano l’iniziativa anche a Sirte. Qui l’aviazione di Haftar sta riuscendo a mantenere un discreto controllo della situazione, permettendo quindi una difesa migliore che in altre parti dell’ovest della Libia. Secondo diversi analisti militari, a Sirte per la prima volta sarebbero entrati in azione anche gli aerei arrivati dalla Russia, tramite la Siria, nello scorso mese di maggio. Sotto il profilo militare, la situazione appare in stallo con Al Sarraj che non riesce ad avanzare ed Haftar che, attorno a Sirte, starebbe riuscendo invece ad organizzare una sufficiente difesa. Per Tripoli arrivare in questa città significherebbe mettere più di un piede nei giacimenti petroliferi poco più ad est del golfo di Sirte e questo vorrebbe dire, tra le altre cose, anche entrare in Cirenaica. Una circostanza quest’ultima non proprio ben vista dalla Russia, impegnata da mesi a sostenere Haftar. Ed è forse questo che, da qui ai prossimi giorni, farà in modo che il destino di Sirte possa essere deciso per via politica, magari grazie ad accordi mediati da Ankara e Mosca, e non militare.

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