Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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La Cina sta svelando, pezzo dopo pezzo, i tasselli del proprio mosaico militare. Le nuove armi di Pechino non sono accompagnate da presentazioni ufficiali o eventi pubblicizzati sui media. Un test, il primo volo, una foto satellitare: è così che di tanto in tanto vengono svelate, spesso da fonti esterne alla Grande Muraglia, le frecce della faretra, sempre più temibile e rispettabile, di Xi Jinping.

L’ultimo rapporto del Pentagono ha fotografato i progressi effettuati dall’apparato militare cinese, che, tabella di marcia statale alla mano, dovrà raggiungere l’ammodernamento delle truppe entro il 2035 per poi trasformarsi in una “forza militare di classe mondiale” entro la metà del secolo. Traguardi raggiungibili? Difficile dare una risposta esatta, almeno oggi. La Cina ha fatto passi da gigante ma il gap che la separa dagli Stati Uniti è ancora piuttosto marcato, soprattutto per quanto riguarda la Marina militare e l’aviazione.

Il gigante asiatico può contare su numeri enormi, ma spesso la quantità non è sinonimo di qualità. È pur vero che lentamente il Dragone ha dimostrato di saper sfornare dei veri e propri gioiellini militari. È il caso, ad esempio, delle prime due portaerei interamente made in China, la Liaoning e la Shandong, che saranno presto accompagnate da un terzo colosso. Oppure dei caccia J-15, denominati “Squali volanti”, dell’ancor più recente aereo di sorveglianza KJ-600 oppure degli aerei senza pilota mostrati nella parata militare tenutasi in occasione della Giornata Nazionale dello scorso ottobre, Dr-8 e Wuzhen 8. O, ancora, del drone di attacco stealth Sharp Sword.

Il caccia stealth FC-31

Nelle ultime ore una compagnia aerea cinese avrebbe testato il suo nuovo jet da combattimento stealth. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, si tratterebbe del caccia FC-31 Gyrfalcon. Un prototipo, quello immortalato da alcune foto che circolano online, che punterebbe a eguagliare i famigerati F-35 americani e che potrebbe essere utilizzato come aereo da guerra a bordo delle navi.

Le immagini diffuse mostrano l’FC-31 usare i postcombustori mentre guadagna quota, con il logo dell’Aviation Industry Corporation of China (AVIC) ben visibile sulla coda del jet. Stiamo parlando di una quinta generazioni di velivoli, che potrebbe (usiamo sempre il condizionale) aver subito varie modifiche tra cui vari miglioramenti della resistenza al vento, un tettuccio trasparente sopra l’abitacolo simile a quello impiegato dall’altro stealth di Pechino, il J-20, e un AESA radar (ovvero un radar a scansione elettronica) collocato nella parte anteriore del mezzo. Un’altra apparente caratteristica: doppi motori turbofan WS-13 dei precedenti FC-31, con il motore stesso basato su un design sovietico anni ’70 (questo, secondo alcuni analisti, potrebbe limitare la funzionalità e la capacità dell’aereo).

Un tassello fondamentale

L’FC-31 rappresenta un tassello fondamentale nello scacchiere cinese. Se la strategia americana nella regione indo-pacifico sposa (e sposerà sempre di più) la furtività delle operazioni, compito delle forze di Pechino è quello di scovare ogni possibile trappola nemica. Ecco perché la Cina ha scelto di investire massicciamente, tra gli altri equipaggiamenti, su sistemi radar sofisticati, caccia stealth e aerei di sorveglianza.

Tornando al Gyrfalcon di quinta generazione, stiamo parlando del secondo caccia stealth sviluppato oltre la Muraglia dopo il J-20. In passato, per quanto riguarda i vecchi modelli, AVIC sperava di aver ideato un jolly in grado di competere con l’americano Lockheed, e quindi di attirare acquirenti stranieri. Così non è stato. Ora il Dragone punterà molto sul nuovissimo FC-31: peso massimo al decollo di 25 tonnellate, velocità massima di 2.205 km/h e un raggio di azione di combattimento di 1.200 chilometri. Dovessimo fare un confronto con il “rivale” statunitense F-35, quest’ultimo ha un peso massimo al decollo compreso tra le 27 e le 32 tonnellate, autonomia fino a 2.200 chilometri e velocità massima di poco inferiore a quella raggiungibile dal prorotipo cinese. Un passo avanti, quello effettuato dal governo cinese, che non può certo essere ignorato.

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