Per una tragica ironia, la città di Kramatorsk, che in questo venerdì sta piangendo numerose vittime a seguito di un attacco alla locale stazione ferroviaria, è nata proprio attorno lo scalo ferroviario sorto qui nel 1868 per agevolare gli spostamenti nella regione che iniziava a conoscere un primo scorcio di sviluppo industriale. Oggi Kramatorsk è una delle località più strategiche del Donbass. In primis sotto il profilo politico: di fatto è l’antagonista di Donetsk, essendo stata portata qui la sede dell’amministrazione regionale dell’oblast di Donetsk dopo la fondazione della Repubblica separatista nel 2014. In secondo luogo perché per i russi e per i filorussi, è impossibile dichiarare conclusa ogni operazione nel Donbass senza prima aver sottratto agli ucraini città come Kramatorsk, Slovjansk e, nell’oblast di Lugansk, Severodonetsk.



Quando si parla quindi di imminente offensiva russa nell’est Ucraina, è possibile individuare in queste città le sedi di un’azione su larga scala di Mosca per quella che il Cremlino identifica come “liberazione” del Donbass. Gli ultimi tragici bombardamenti lo dimostrano.

Dove potrebbero puntare i russi

Al momento i fronti aperti nel Donbass sono quelli situati lungo la linea di contatto del 2014, il confine cioè tra i territori in mano ucraina e quelli separatisti fissato con gli accordi di Minsk. Paradossalmente, nella regione da cui tutto è partito l’attuale guerra non ha scalfito di molto gli equilibri. Le uniche vere novità di rilievo riguardano, più a sud, la città di Mariupol. Quest’ultima come si sa è nel pieno del conflitto da settimane e ora è quasi interamente in mano russa e filorussa. Proprio la battaglia di Mariupol potrebbe fornire lo spunto per capire su quale direzione attaccheranno i russi nel Donbass. Le truppe di Mosca entrate dalla Crimea il 24 febbraio hanno subito puntato verso la città portuale. E forse non è stato un caso. A Mariupol c’erano dei conti in sospeso: nel 2014 il territorio è stato a lungo conteso nel contesto della guerra tra Kiev e i separatisti. Con un colpo di coda finale, al termine di quell’anno, gli ucraini spinti anche dal Battaglione Azov hanno sancito l’allontanamento delle forze di Donetsk. Dunque la Russia ha da subito voluto in qualche modo regolare quei conti e chiudere la partita.

Kramatorsk, Slovjansk e Severodonetsk hanno qualcosa in comune con Mariupol. Essere cioè stati per un breve periodo sotto il controllo dei separatisti, per poi rientrare nuovamente sotto il possesso di Kiev. Anche da queste parti cioè ci sono dei conti in sospeso. Nell’aprile 2014 queste tre città sono state tra le prime ad assistere alla proteste della popolazione russofona. Il 15 aprile di otto anni fa i municipi di Kramatorsk e Slovjansk risultavano già in mano separatista. Ne è seguita un’escalation militare che ha fatto molte vittime tra le parti e tra i civili. Se i separatisti hanno potuto conservare senza grossi problemi Lugansk e Donetsk prima del cessate il fuoco, costituendo le repubbliche autoproclamate, a fine giugno l’esercito ucraino è riuscito ad avanzare a Severodonetsk, costringendo poi i separatisti a indietreggiare. A inizio luglio i combattenti filorussi hanno dovuto lasciare Slovjansk e il 5 luglio hanno dovuto abbandonare Kramatorsk.

Alla vigilia del possibile attacco russo sul Donbass, potrebbero essere proprio queste le città nel mirino. Da alcuni giorni i raid si sono intensificati. Tra martedì e giovedì è stata colpita pesantemente Severodonetsk, come testimoniato da Fausto Biloslavo nel suo reportage. Venerdì i razzi sono caduti nel cuore di Kramatorsk, non lontano dalla stazione centrale. Armi e vittime sul terreno iniziano a essere troppe. Segno di come il conto alla rovescia per una battaglia per le tre città è oramai prossimo alla fine.

La gente in fuga dal Donbass

Al momento i russi sono attestati a Izyum. Si tratta della cittadina da 50mila abitanti situata nell’oblast di Kharkiv ma vicina ai confini amministrativi con Donetsk e Lugansk. Una vera e propria porta sia per il sud del Paese che per il Donbass. Per questo Izyum è identificata come sito altamente strategico. La conquista da parte russa è stata molto importante e ha posto a Mosca un indubbio vantaggio sul terreno. Perché non appena inizierà l’offensiva, le truppe russe potrebbero dirigersi ulteriormente verso sud iniziando l’accerchiamento verso il Donbass ancora in mano ucraina. In poche parole, Kramatorsk, Slovjansk e Severodonetsk potrebbero ritrovarsi a ovest i russi e a est i separatisti di Lugansk e Donetsk. Un accerchiamento come quello visto a Mariupol, ma in un territorio molto più esteso.

Di questo la gente ne è perfettamente consapevole. E infatti sta raccogliendo tutti gli averi possibili per andare via. Il sindaco di Kramatorsk ha dichiarato che nel momento del raid sulla stazione centrale erano presenti 4.000 passeggeri. Erano tutti in attesa dei prossimi treni verso le regioni occidentali dell’Ucraina. Le città si stanno svuotando ed è corsa contro il tempo a prendere l’ultimo convoglio disponibile. Anche perché nell’est del Paese le stesse ferrovie potrebbero essere obiettivo militare. Fino ad oggi le tratte ferrate sono state complessivamente risparmiate dalle operazioni belliche. Giovedì però un raid russo ha distrutto un ponte ferroviario non lontano da Barvinkove, poco più a sud di Izyum. Mosca vuole limitare la capacità di spostamento dei militari ucraini, richiamati da altri fronti per combattere nel Donbass. Da qui i raid su quelle ferrovie in cui corrono però anche i vagoni per profughi.

La stazione di Kramatorsk, come sottolineato dalla società ucraina per il servizio ferroviario, è inutilizzabile. Ma per il momento nell’est dell’Ucraina si continua a viaggiare. Lo si farà fino a quando possibile. Poi le armi isoleranno questa fetta di Paese dalle altre regioni.

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