La corsa dei piloti agli apparecchi già schierati sulla pista, il decollo immediato e il  boom sonico dovuto alla massima accelerazione, data per raggiungere la quota ottimale e intercettare il prima possibile una potenziale minaccia per il nostro spazio aereo.

Lo “scramble” ( dall’inglese corsa ndr) è un termine militare con il quale si definisce il decollo immediato di un caccia intercettore per identificare un velivolo sconosciuto – noto come “bogey” – in uno spazio aereo nazionale controllato. Termine risalente alla Seconda guerra mondiale, quando i piloti della Royal Air Force erano in perenne stato d’allerta sulle piste e i campi di volo dell’Inghilterra meridionale durante la Battaglia d’Inghilterra, il segnale di scramble veniva dato non appena i pionieristici radar del sistema Chain Home confermavano la presenza di “bandits” – velivoli nemici, in quel caso formazioni di bombardieri della Luftwaffe tedesca.

Dalla stazione di controllo del No.11 Gruppo Operazioni venivano diramate le telefonate d’allarme a tutte le squadriglie del settore, agli equipaggi, già in tenuta da volo e in stato di allerta: poi la folle corsa agli apparecchi già armati, allora i caccia Supermarine Spitfire e Hawker Hurricane, e via à la chasse!

Oggi le cose sono un po’ differenti, ma la ferma necessità di non perdere nemmeno un minuto prezioso per intercettare una minaccia che sta violando lo spazio aereo senza identificarsi o essere identificata à la stessa.

La procedura di “scrambing” venne standardizzata dalla Nato durante la guerra fredda. Una volta individuata una potenziale minaccia, il segnale di Quick Reaction Alert viene ricevuto e analizzato dal  Combined Air Operation Center (Caoc) della Nato, che impartisce l’ordine di scramble ai caccia intercettori suddivisi per ogni spazio aereo nazionale e settore già in preallerta – il Quick Reaction Alert Assets for Intercepts  – o decide di passare l’azione alle batteria missilistiche antiaeree della Nato Integrated Air and Missile Defence.

In Italia la difesa dello spazio aereo nazionale è affidata a quattro squadriglie dell’Aeronautica Militare tutte equipaggiate con caccia multiruolo Eurofigher Typhoon: il 4° Stormo di base a Grosseto e il 51° Stormo di base a Istrana per la copertura del centro-nord , il 36° di base a Gioia del Colle e il 37° di base a Trapani per la copertura del centro-sud. Ogni squadriglia ha sempre una coppia di intercettori pronti al decollo in tempo massimo di 15 minuti dal segnale di Quick Reaction Alert,  24 ore al giorno, 365 giorni l’anno. 

Non appena il campanello d’allarme avverte gli equipaggi, i piloti indossano le tute anti-g, infilano il casco da volo e decollano con i loro jet capaci di raggiungere velocità mach 2 per procedere all’intercettazione. La spinta ottenuta dai reattori portati al massimo spesso da luogo al boom sonico – recentemente udito nel nord d’Italia per l’intercettazione di un volo di linea dell’Air France che non si era identificato (22 marzo 2018).

L’ordine viene impartito non appena il Coac e nel caso italiano i radar del 22esimo  Gruppo entrano in contatto con il segnale di una traccia radar sconosciuta che non si è identificata.

Gli intercettori italiani

Gli stormi dell’Aeronautica Militare a cui è affidato il compito di intercettare i “bogey” che entrano nel nostro spazio aereo sono equipaggiati con caccia multiruolo Eurofighter Typhoon, caccia birettore monoposto di quarta generazione ad ala delta. Per la soppressione di minacce aeree i Typhoon sono armati con missili aria-aria a corto e medio raggio Aim-9 Sidewinder, Aim-120 Amraam e Iris-T. 

Nella maggior parte dei casi registrati, gli intercettori che ricevono l’ordine di scramble si trovano ad intercettare voli di linea che mancano l’identificazione o dei quali si è perso il segnale, velivoli con problema al transponder, o voli civili che hanno subito un dirottamento.

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