La geopolitica della corsa allo spazio
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A Mariupol tiene sempre banco la vicenda Azovstal. Nelle ultime ore sono arrivate diverse notizie, alcune delle quali di segno opposto. Da Kiev lo stesso presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato la scorsa notte che sono in corso trattative per la liberazione almeno dei feriti più gravi tra i soldati ucraini asserragliati all’interno della struttura. Una dichiarazione in linea con quanto riferito sabato dalla vice premier ucraina, Irina Vereshchuck, secondo cui si stava trattando la sorte di almeno sessanta militari. Ma da Mosca sono arrivati altri tipi di segnali. Il capo negoziatore russo Vladimir Mendisky, ha definito criminali di guerra i membri del Battaglione Azov, i cui membri costituiscono la maggioranza dei militari ucraini nascosti dentro Azovstal, togliendo ogni margine di trattative. Nel pomeriggio invece il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu ha ufficializzato l’apertura di un corridoio umanitario. Qual è quindi la verità?

Si cerca una soluzione

La vicenda Azovstal va avanti da settimane. Il 21 aprile l’esercito russo ha dichiarato ufficialmente sotto il proprio controllo la città di Mariupol, dopo aspri combattimenti iniziati un mese prima. Tuttavia è stato lo stesso ministero della Difesa a sottolineare la permanenza, all’interno dell’acciaieria Azovstal, di almeno duemila combattenti ucraini. Vladimir Putin quel giorno ha dato l’ordine di non intervenire e di limitarsi alla sorveglianza della struttura. Il tutto, secondo quanto riferito dal Cremlino, per evitare nuove pesanti perdite tra i soldati russi. Anche perché Azovstal rappresenta quasi un nucleo a sé stante di Mariupol: l’area industriale si trova delimitata tra il fiume che attraversa la città e le sponde del Mar d’Azov, una sorta di isola dove è impossibile per gli ucraini rompere l’assedio.

Ben presto per i soldati presenti e per i membri del Battaglione Azov la situazione è diventata quasi fatale. Senza rifornimenti, senza munizioni, senza cibo, l’aspetto assunto dai sotterranei e dai tunnel dell’acciaieria è stato quello di un girone dantesco. Con una situazione sempre più drammatica con il passare dei giorni. I civili sono stati fatti evacuare grazie a un corridoio umanitario organizzato dall’Onu e gestito dalla Croce Rossa. Ma i militari sono rimasti all’interno. I membri dell’Azov più volte hanno sottolineato di non volersi arrendere, chiedendo al contempo una mediazione internazionale, soprattutto da parte della Turchia. E che da parte di Ankara c’è un tentativo di trovare una soluzione politica alla vicenda lo si intuisce dalle dichiarazioni stizzite del leader ceceno Kadyrov, il quale domenica sera ha invitato Erdogan “a non dare alcuna mano di aiuto agli oppositori dei musulmani”, con riferimento al Battaglione Azov.

Da Kiev invece è stato Zelensky a ufficializzare l’apertura di una trattativa. Anche se da Mosca sono arrivate smentite, il ministro della Difesa Sergej Shoigu ha invece non solo confermato dei contatti tra le parti ma ha anche ufficializzato l’apertura di un corridoio umanitario e un cessate il fuoco: “É possibile trovare un accordo con i rappresentanti della parte ucraina sulla rimozione dei feriti, i quali vengono portati all’ospedale di Novoazovsk”, si legge in una nota del ministero.

Già alcuni giorni fa fonti russe e filorusse parlavano di contatti e discussioni tra soldati ucraini e soldati delle truppe di Mosca. Incontri che sarebbero avvenuti ai limiti dell’area industriale, in una zona a cavallo della linea di contatto tra i due eserciti. Indiscrezioni e notizie quindi che confermano al momento l’unica verità oggettivamente riscontrabile: quella cioè secondo cui si sta cercando una soluzione per la vicenda Azovstal. Troppo drammatiche le immagini arrivate dall’interno, troppo pesante la situazione venutasi a creare per non tentare un compromesso.

Chi uscirà da Azovstal?

Le dichiarazioni del capo negoziatore russo Vladimir Mendinsky che, come detto, ha parlato di impossibilità di trattare con il Battaglione Azov, a prima vista serberebbero contraddire le evoluzioni delle ultime ore. In realtà il delegato di Mosca ha fatto specifico riferimento ai membri del Battaglione, non a tutti gli ucraini presenti. Alcuni, anche tra i feriti più gravi, appartengono al corpo regolare dei marines. Tra di essi c’è chi si vorrebbe arrendere. In dieci, hanno detto fonti filorusse ai media di Mosca, sarebbero riusciti ad uscire da Azovstal sventolando una bandiera bianca. Possibile quindi che la Russia stia trattando l’uscita dai tunnel dei soli marines ucraini, senza invece considerare l’eventualità di una via di fuga per i membri di Azov. Per loro l’unica possibilità potrebbe essere la resa e la consegna dell’acciaieria ai russi. Con questi ultimi che sperano di non dover intervenire militarmente contro gli ultimi combattenti.

Da Kiev negli ultimi giorni è stato rimarcato come l’intento del governo di Zelensky sia quello di “portare a casa tutti”. Un’espressione più volta ripetuta dallo stesso presidente e dalla vice premier Irina Vereshchuck. Quasi come a voler rispondere a delle critiche interne sulla gestione della vicenda. Perché quanto sta accadendo dentro Azovstal è anche una questione capace di generare non poche tensioni nell’apparato di potere ucraino. C’è il sospetto, da parte delle formazioni nazionaliste, che il governo possa aver messo in conto di sacrificare i membri di Azov. I quali, in fin dei conti, non hanno mai avuto ottimi rapporti con Zelensky.

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