L’avanzata lungo l’autostrada M5 di questi giorni, compiuta dall’esercito siriano a discapito delle formazioni islamiste, non ha soltanto permesso il recupero di un territorio essenziale per il governo di Damasco. Le operazioni dei soldati, che sono riusciti a metter piede in zone da cui la bandiera siriana non sventolava da almeno sette anni, hanno contribuito a svelare il mondo nascosto all’interno delle aree del Paese occupate dalle sigle islamiste e jihadiste. Ed è bastato fotografare un semplice cartello ritrovato proprio lungo la M5 per capire com’è stata (e com’è ancora in certe zone) la vita sotto il controllo degli estremisti.
Quel cartello nero scoperto a pochi passi da Aleppo
La provincia di Idlib e la parte occidentale di quella di Aleppo sono state tra le prime ad essere perse dall’esercito siriano quando la situazione nel Paese è iniziata a precipitare nel 2012. Dalla vicina Turchia sono arrivati qui centinaia di combattenti islamisti, che da Ankara hanno fatto transitare verso la Siria in funzione anti Assad. Non a caso già in quell’anno si è iniziato a parlare di “autostrada del jihad” in riferimento agli assi viari del sud della Turchia, da cui sono passati terroristi ed estremisti spesso provenienti anche dall’Europa. Per l’esercito di Damasco mantenere il controllo di questi territori è diventato subito molto difficile, visto che molti uomini erano già impegnati a difesa della capitale e di Homs e, in generale, le forze armate fedeli al presidente Assad si sono rivelate inizialmente impreparate a fronteggiare l’afflusso di miliziani dall’estero. Già nel luglio del 2012 è iniziato l’assedio dei gruppi islamisti per prendere Aleppo, in quello stesso mese la provincia di Idlib era per più della metà nelle loro mani, anche se il capoluogo cadrà poi solo nel 2015.
Dunque, per quasi un decennio queste zone sono state governate da sigle vicine sia a Tahrir Al Sham, l’ex Fronte al Nusra e dunque il braccio siriano di Al Qaeda, che alla galassia di gruppi islamisti appoggiati dalla Turchia. Chi nel 2012 era bambino, è diventato maggiorenne conoscendo soltanto il governo dei miliziani islamisti. Lecito quindi chiedersi che tipo di società nel frattempo è stata creata e, soprattutto, com’è trascorsa la vita sotto nei territori il dominio di sigle estremiste. Quando all’inizio della settimana i soldati governativi sono tornati nei quartieri occidentali di Aleppo, lungo la riconquistata autostrada M5 hanno trovato diversi cartelli neri. In molti di questi, con non poca sorpresa da parte delle stesse truppe, non c’erano indicazioni stradali bensì regole di comportamento. In uno, in particolare, vi era la scritta “Haram” con riferimento alla musica ed alle canzoni. Con quel termine viene indicato ciò che è “illecito” o comunque proibito nei comportamenti da seguire. Dunque, chi ha governato fino a pochi giorni fa quel territorio a pochi passi da Aleppo, ha vietato in questi anni il semplice ascolto della musica.
Segno di un governo del territorio basato su alcune delle più rigide interpretazioni della Sharia, la legge islamica. E se l’esempio del cartello è valido per gli aspetti musicali, vien da pensare anche alla vita delle donne in quei luoghi ed alla sorte di chi professa altre religioni. Intanto, come segno di vittoria sulle forze estremiste, sotto quel cartello trovato lungo la M5 alcuni soldati assieme ad alcuni civili si sono radunati per ascoltare musica girando un video diventato poi virale in tutta la Siria.
Prosegue l’avanzata governativa
Sotto il profilo militare, anche nelle ultime ore sono proseguiti gli scontri tra governativi e miliziani islamisti tra Idlib ed Aleppo. L’esercito di Damasco ha potuto contare anche sul supporto dell’aviazione russa, che è tornata a bombardare anche le aree vicine al confine con la Turchia. Da qui il governo di Ankara ha continuano a far affluire nelle ultime settimane decine di mezzi e rifornimenti, segno di come Erdogan stia continuando a sostenere i gruppi islamisti finanziati in questi anni dal suo governo. Altri soldati turchi sono poi entrati nella provincia di Idlib, piazzando nuovi posti di guardia che vanno ad aggiungersi a quelli già esistenti nell’ambito del momrandum di Sochi del settembre 2018.
La tensione continua ad essere molto alta, con lo stesso presidente turco che ha evocato l’intervento della Nato. Il problema però, come si può ben intuire anche dal piccolo esempio sopra illustrato, a questo punto è rappresentato dal fatto, assecondando le velleità della Turchia di arrivare almeno ad un cessate il fuoco, l’occidente sta rischiando di dare ulteriore manforte a gruppi che nei territori da loro controllati hanno proibito anche la musica.