L’abbattimento di un aereo dell’aviazione di Misurata con a bordo un pilota portoghese, rilancia la questione della presenza di mercenari all’interno della Libia impiegati da varie parti in causa nel conflitto che oramai raggiunge gli otto anni di vita. La guerra nel Paese nordafricano appare sempre più “sporca”, in cui a farla da padrone sono le molteplici convergenze di interessi di diversi attori, tanto interni quanto internazionali. Anche perché il pilota portoghese non è il primo ad essere scoperto ad operare in Libia: sono diversi gli episodi in tal senso, che dimostrano ancora una volta come la suddivisione della guerra in corso in una mera contrapposizione tra Haftar ed Al Sarraj è tanto semplicistica quanto errata.

Il precedente

Già tre anni fa un altro pilota portoghese viene scoperto in Libia nei dintorni di Misurata. Così come riporta il quotidiano lusitano Observador, il 3 giugno del 2016 un aereo militare accusa dei problem tecnici nei pressi della città tripolitana: il pilota riesce a catapultarsi fuori, ma in seguito risulta deceduto a causa delle ferite riportate nell’impatto al suolo. Almeno questa è la versione indicata dalle milizie che arrivano sul luogo dell’incidente. C’è chi, in realtà, è portato a credere come invece il pilota sia stato ucciso per evitare di svelare la sua identità trattandosi di un portoghese.

Il fatto che due piloti portoghesi vengano scoperti nel giro di tre anni in Libia, dimostra come le aviazioni delle milizie nel paese nordafricano si servano di piloti stranieri pagati per sopperire alle mancanze libiche. L’esercito di Gheddafi nel 2011 vede la propria aviazione pesantemente bombardata, del resto la missione Nato che comporta la caduta del Raìs in quell’anno ufficialmente ha come unico obiettivo quello della creazione di una “No Fly Zone”. Molti aerei vengono distrutti, i piloti libici di allora probabilmente nella maggioranza dei casi decidono di dismettere una divisa di un esercito che oramai non c’è più. Da qui il ricorso a stranieri e, nei casi sopra richiamati, nello specifico a mercenari portoghesi.

I mercenari africani

L’aereo abbattuto nei giorni scorsi appartiene all’aviazione delle milizie misuratine e dunque fedeli al governo del premier Al Sarraj. Per il momento non è dato sapere se anche Haftar si serva di mercenari stranieri per pilotare aerei, di certo nessuna delle due principali fazioni in campo è esente dal reclutamento di combattenti da altre nazioni. Secondo alcuni report emersi durante l’avanzata di Haftar nel sud della Libia ad inizio anno, l’esercito del generale uomo forte della Cirenaica si serve anche di mercenari sudanesi. Sarebbero loro ad aiutare l’Lna nei casi in cui gli accordi stipulati con le tribù locali non garantiscono un rapido accesso dell’esercito nelle località del Fezzan.

La denuncia arriva più volte dai Tebu, tribù di etnia etiopica presente nel sud della Libia la quale più volta recrimina attacchi da parte di gruppi sudanesi al servizio di Haftar. Ma sempre nel sud del paese, al fianco di Al Sarraj invece opererebbero alcuni ribelli ciadiani. In questo caso ovviamente la denuncia arriva dalla fazione opposta, ossia dall’esercito del generale della Cirenaica. A fine gennaio dei raid prendono di mira proprio cittadini provenienti dal Ciad impegnati nei combattimenti nel Fezzan. Anche la Francia bersaglia diverse carovane in ritirata che dalla Libia si spostano verso la parte settentrionale del territorio ciadiano.

Nel Fezzan poi, si contano diversi gruppi minori composti da soggetti non libici che, armi alla mano, difendono ogni genere di traffico illegale che passa dalle carovane del Sahara. Una situazione molto confusa, in cui ad approfittarne sono spesso decine di mercenari che riescono a stabilirsi nell’estremo sud della Libia.

I mercenari occidentali

I casi dei due piloti portoghesi potrebbero certamente non essere gli unici che riguardano la presenza di mercenari occidentali. Diverse società di contractors vengono negli anni indicate come stanziate in Libia dopo la caduta di Gheddafi. In Cirenaica come in Tripolitania, nelle diverse fasi del conflitto che coinvolge il paese africano si scorge la presenza degli “scarponi” di soldati non appartenenti agli eserciti delle rispettive nazioni di origine. Un esempio proviene dall’attentato dell’11 settembre 2012 a Bengasi, in cui rimane ucciso l’ambasciatore Usa in Libia. Due vittime americane fanno parte del Global Response Staff, un’unità della Cia formata per metà da contractors. Alcuni di loro si trovano, ovviamente in segreto, nell’est della Libia quando scoppiano i disordini nella più grande città della Cirenaica. Negli anni si hanno notizie, mai comunque confermate, di mercenari italiani, inglesi e francesi presenti tra Sirte e Bengasi. Poi, più di recente, è l’agenzia di contractors russi “Wagnerad essere indicata quale una delle principali società di mercenari vicine al generale Haftar.

Oltre a contractors e mercenari comunque, in Libia non manca la presenza di forze speciali ed unità segrete operanti in varie parti del paese. Questo dimostra la confusione imperante nel paese e, come detto prima, il livello raggiunto da una guerra sempre più sporca.