VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI
Guerra /

Mosca ha nominato Alexander Vladimirovich Dvornikov comandante delle operazioni belliche in Ucraina. Nato il 22 agosto 1961 a Ussurijsk, Primorsky Krai (non lontano da Vladivostok), Dvornikov si diploma nel 1978 alla scuola militare Ussuri Suvorov per poi laurearsi presso la Moscow Higher Combined Arms Command School (1982). Nel 1991 esce dall’Accademia militare russa M.V. Frunze e, nel 2005, termina gli studi presso l’Accademia Militare di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione russa. Dopo la laurea, presta servizio nel distretto militare dell’Estremo oriente come comandante di plotone, comandante di compagnia e capo di Stato Maggiore di battaglione. Dal 1991 diventa vice, e poi comandante, del 154esimo battaglione di fanteria meccanizzata della Sesta brigata di fucilieri delle Guardie nel Gruppo Occidentale mentre dal 1995 diventa Capo di Stato Maggiore, e poi comandante, del 248esimo reggimento di fanteria meccanizzata della Decima divisione corazzata delle Guardie nel Distretto Militare di Mosca. Dal 1997 comanda il Primo reggimento di fanteria meccanizzata delle Guardie facente parte della Seconda divisione di fanteria delle Guardie sempre nel distretto moscovita.

Dal 2000 al 2003 ha servito nel Distretto Militare del Caucaso settentrionale come capo di stato maggiore di divisione e poi comandante di divisione. Nel 2005, dopo essersi diplomato all’Accademia militare di Stato Maggiore, viene nominato vice comandante e successivamente capo di Stato Maggiore della 36esima armata nel Distretto Militare Siberiano. Dal 2008 al 2010 diventa comandante della Quinta armata combinata nel Distretto Militare dell’Estremo Oriente. Tra il 2011 e il 2012 passa a vice comandante del Distretto Militare Orientale e poi, nell’aprile 2012, viene nominato Capo di Stato Maggiore e Primo Vice Comandante del Distretto Militare Centrale.

Da settembre 2015 a giugno 2016 è a capo dell’operazione militare russa in Siria, mentre a settembre 2016, con decreto del presidente della Federazione russa, viene nominato comandante del Distretto Militare Meridionale. Il Distretto Militare Meridionale è, dopo quello Occidentale, il dei più importante della Russia: presiede alle operazioni nel Caucaso, nel Mar Nero, Caspio e soprattutto gestisce la Crimea da quando è stata arbitrariamente annessa nella Federazione nel 2014.

Dvornikov, sulla scorta delle esperienze fatte in Siria, ha redatto un interessante articolo dottrinale pubblicato sul “Corriere Militare Industriale” (Voenno-Promyshlennyj Kuryer), lo stesso media che nel 2013 ha visto l’attuale capo di Stato Maggiore della Difesa russo, generale Valery Vasilievic Gerasimov, pubblicare la sua disamina della guerra ibrida occidentale a cui ha aggiunto importanti attualizzazioni al contesto russo che prende il nome di “Dottrina Gerasimov”. Proprio l’Hybrid Warfare è il punto di partenza dell’analisi di Dvornikov: il generale esordisce, infatti, dicendo che “i nostri “partner” occidentali (forze armate della NATO) stanno attivamente promuovendo la metodologia di un nuovo tipo di guerra, o le cosiddette guerre ibride, che si basano su misure non militari. Allo stesso tempo, i confini tra lo stato di guerra e la pace sono sfumati”. Dvornikov analizza il conflitto russo in Siria da diversi punti di vista, senza aggiungere molto di quello che è stato sotto gli occhi di tutti, ma che ci serve a capire, prima dell’“uomo Dvornikov”, chi sia il “militare Dvornikov”.

Il generale scrive infatti che “un’operazione speciale, caratterizzata da una struttura complessa, era definita come la forma di applicazione del raggruppamento di truppe in Siria. Allo stesso tempo, i confini tra i compiti dei livelli strategico, operativo e tattico sono stati cancellati e gli obiettivi strategici (operativi) sono stati raggiunti dal lavoro delle formazioni militari del livello tattico”, lo stesso tipo di unità “base” – i battaglioni tattici o BTG – che sono stati impiegati nell’attuale conflitto ucraino e che sono formati, in media, da circa 700 uomini.

Dvornikov afferma che “la base erano operazioni militari in condizioni speciali: terreno desertico, montagne, cattura di insediamenti (in alcuni casi con barriere d’acqua), guerra in tunnel, uso di attacchi aerei, e infowar. La maggior parte di loro si è svolta di notte”. Risulta interessante il riferimento all’infowar, che affronteremo a breve, e la puntualizzazione sulle azioni notturne: anche in Ucraina abbiamo visto qualcosa di simile, con l’avanzata russa che si è sviluppata principalmente (ma non solo) di notte, parimenti alle operazioni aeree di velivoli ad ala fissa (anche e soprattutto per tenerli al riparo dal tiro di MANPADS ucraini).

Dvornikov prosegue affermando che “l’esperienza tratta dall’operazione speciale ha permesso di determinare le principali forme di applicazione più efficaci: operazioni di combattimento per sconfiggere i reparti più pericolosi di formazioni terroristiche; difesa di siti importanti, direttrici stradali principali; operazioni di combattimento per l’implementazione di dati di intelligence da usare da parte delle forze armate della Federazione Russa”. Una delle principali carenze emersa durante il conflitto in Ucraina è stata proprio l’intelligence, che non è riuscita a lavo rare “dietro le linee” per individuare i sistemi missilistici antiaerei mobili oppure le formazioni ucraine in movimento che, come abbiamo visto, erano anche di livello brigata.



Il generale prosegue affermando che dalla Siria si è capita l’importanza dell’influenza informativa e psicologica attiva sui militanti (dell’Isis) per minare il loro stato morale e psicologico, il valore di condurre operazioni di combattimento altamente manovrabili da parte di gruppi autonomi di truppe (forze) in direzioni separate, nonché l’uso di metodi di guerriglia in combinazione con le forme classiche di guerra. Proprio quest’ultimo punto è quello che è stato messo in pratica dall’esercito ucraino e che le forze russe non hanno saputo parare: la commistione di guerriglia e guerra simmetrica ha messo in crisi l’avanzata russa su quasi tutti i fronti (tranne quello meridionale), pertanto l’avvento di Dvornikov al comando delle operazioni potrebbe – sottolineiamo potrebbe – dare una svolta al conflitto in questo senso.

Il generale sottolinea ancora come nel conflitto siriano, sia in ambiente desertico o urbano, il comando “locale” sia stato decisivo al pari dell’infowar: viene detto che i “carri armati che erano direttamente subordinati ai comandanti dei reparti d’assalto furono usati efficacemente” mentre “le risorse informative sono diventate una delle armi più efficaci”. Il generale, a questo proposito, ricorda che “il lavoro di informazione con la popolazione locale ha aiutato a liberare interi quartieri senza combattere e a ritirare più di 130mila civili. L’effetto di un tale impatto può essere paragonabile ai risultati di un’operazione su larga scala con l’uso di truppe e forze” aggiungendo che “senza operazioni di informazione non avremmo avuto successo ad Aleppo, Deir ez-Zor e Ghouta”.

Dvornikov ritiene, non a torto, che “la moderna scienza militare mostra flessibilità, capacità di adattamento a una situazione specifica e capacità di raggiungere obiettivi geopolitici e strategici senza l’uso diffuso della forza militare – con misure di natura non militare, con l’uso di raggruppamenti integrati di truppe” e chiude il lungo articolo affermando che “l’arte militare moderna e l’esperienza di condurre operazioni di combattimento nei conflitti locali dell’ultimo quarto di secolo mostrano che la creazione e l’uso di raggruppamenti integrati in nuovi tipi di guerre sta diventando sempre più importante. E i problemi della loro implementazione e gestione includono aspetti che richiedono uno studio ponderato e dettagliato. È necessario sviluppare una comprensione comune della teoria dell’uso di tali raggruppamenti nella pratica delle operazioni di combattimento delle forze armate della Federazione Russa”.

Il suo arrivo al comando delle operazioni belliche in Ucraina potrebbe segnare la svolta anche se, sostanzialmente, il conflitto siriano non può ancora dirsi concluso (e vinto da parte russa): innanzitutto ora la catena di comando è chiara e in mano a una figura di esperienza figlia della guerra ibrida russa, che quindi ha ben presente il valore delle misure informative, psicologiche, di tattica non convenzionale, come l’uso di UAV (e difesa da UAV vista in Siria) e multiarma (uso delle forze navali per sostenere l’avanzata); secondariamente riteniamo che nell’avanzata nel settore meridionale del fronte (dalla Crimea nella fattispecie) ci sia la sua impronta in quanto al di là delle facilitazioni logistiche (linee di rifornimento più brevi e possibilità di usare la rete ferroviaria) l’esercito russo ha dimostrato di mettere in pratica la sua strategia in modo più flessibile, anche grazie a evidenti errori di valutazione ucraini come ad esempio il non aver distrutto i ponti nelle primissime ore del conflitto, come invece avvenuto a nord.

Quindi Dvornikov potrebbe – il condizionale è d’obbligo stante le difficoltà nella riorganizzazione delle forze e lo scarso addestramento delle truppe alla “flessibilità” – essere l’uomo giusto per cambiare la tattica di guerra dando un’impronta più flessibile, coordinata e snella in grado di raggiungere gli obiettivi strategici rimasti a Mosca: la “chiusura” del Donbass e la conquista di Odessa dopo lo sfondamento a Mykolaiv, probabilmente accompagnato da uno sbarco anfibio allorquando le prime formazioni terrestri dovessero essere nei pressi dell’importante città portuale sul Mar Nero.

Restiamo nel campo delle possibilità, ma una cosa possiamo dirla per certo: Dvornikov ha bene in mente l’importanza delle operazioni combinate tra artiglieria, unità meccanizzate/corazzate, forze aeree e navali, quindi assisteremo ad attacchi più massicci, coordinati e puntuali.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.