Quella che stiamo vivendo è, per per usare le parole di Papa Francesco, una “Terza Guerra Mondiale a pezzi” iniziata con il caotico ritiro della coalizione occidentale dall’Afghanistan. Ne è convinto Fausto Biloslavo, giornalista e reporter che da 40 anni segue sul campo i conflitti in giro per il mondo sin dall’invasione israeliana del Libano, nel 1982, passando per l’Afghanistan, le guerre dimenticate dell’Africa e dell’Estremo Oriente fino all’ex Jugoslavia e alla Siria. Lo abbiamo raggiunto per raccogliere un suo parere sui maggiori conflitti in corso – dall’Ucraina a Gaza – che segnano un’era di gravi tensioni geopolitiche e di “disordine internazionale” che vede fronteggiarsi le maggiori potenze mondiali (Stati Uniti, Russia, Cina) e gli attori regionali che scalpitano per ritagliarsi uno spazio di prestigio nello scacchiere internazionale.
Biloslavo, partirei dalle recenti dichiarazioni del presidente russo, Vladimir Putin, circa il rischio di un conflitto nucleare se la Nato, come ipotizzato da Macron, dovesse inviare delle truppe sul terreno in Ucraina. Come interpretare le parole del leader russo in questa fase storica così caotica?
L’impiego di truppe boots on the ground da parte della Nato è stata sempre una linea rossa invalicabile. Va detto, e questo non è un mistero, che qualche squadra dell’Alleanza Atlantica c’è già sul campo: magari non in prima linea, e a supporto delle armi e armamenti avanzati che forniamo a Kiev a livello Nato, ma qualcosa c’è. Per quanto riguarda la Russia, in realtà ha evocato lo spauracchio nucleare sin dall’inizio del conflitto, nel 2022, come ha fatto più volte, in varie occasioni, Medvedev. Penso e spero che continui a essere uno spauracchio, perché è evidente che un conflitto nucleare rappresenterebbe la fine del mondo. Quindi, anche con questa pericolosa escalation verbale occorre stare molto attenti. Soprattutto perché ci può essere sempre l’errore, nei cieli del Mare del Nord o del Mar Nero: bisogna evitare assolutamente la scintilla.
Come decifrare, dunque, l’eventuale e futura presenza di truppe occidentali in Ucraina, evocata in occasione della conferenza internazionale convocata a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron – e respinta successivamente dai Paesi occidentali, Italia compresa?
È un po’ il mito della grandeur dei francesi. Ogni tanto anche il presidente Macron se ne esce con queste sparate, non credo abbia davvero intenzione di inviare truppe sul terreno in Ucraina. Sappiamo che la Nato è coinvolta militarmente attraverso l’invio di armi, ma si cerca comunque di evitare di superare quelle che sono delle “linee rosse”. Gli accordi di sicurezza siglati con l’Ucraina in questi giorni servono proprio a questo, evitando di far entrare Kiev nella Nato al fine di non provocare una reazione dei russi. Si cercano soluzioni più “morbide”, pur sostenendo Kiev e scongiurando una vittoria di Mosca. Occorre essere fermi su questo, ma evitando di superare le linee rosse.
Com’è la situazione sul campo di battaglia in Ucraina dopo la caduta di Adviika?
In questa fase gli ucraini sono sulla difensiva e si sono stanziate risorse per rafforzare le linee difensive, mentre i russi sono all’offensiva su più fronti. Questo naturalmente non significa dire che i russi hanno la vittoria in tasca, anzi. Mosca occupa attualmente il 20% del territorio ucraino. Se è una vittoria, è sicuramente una vittoria di Pirro. Mi chiedo, e farei questa domanda direttamente a Putin: ne valeva davvero la pena? Considerando anche che – prima dell’invasione del febbraio 2022 – Mosca controllava già l’8% del territorio? Valeva la pena fare una guerra considerando il numero di morti e di feriti, oltre al fatto che Putin non verrà mai più accolto in occidente con i tappeti rossi come accadeva prima? Certo, non hanno vinto nemmeno gli ucraini tenendo conto dei loro obiettivi e del fatto che è irrealistico riprendersi tutto il Paese. Bisogna essere realisti e guardare in prospettiva. Un domani non si mai cosa potrà capitare in Russia dopo Putin. E in quel caso secondo me gli ucraini hanno vinto.
Cioè?
Se gli ucraini riusciranno a imporre una linea difensiva impenetrabile come hanno fatto i russi lo scorso autunno con tre linee di difesa che le truppe di Kiev non sono riuscite a scalfire, probabilmente si arriverà a un congelamento del conflitto. Guardiamo cos’è accaduto in Corea dopo il congelamento della guerra nel 1953: chi ci ha guadagnato di più da quella situazione? Seul o Pyongyang? Io credo che, allo stesso modo, ci guadagnerà l’Ucraina avvicinandosi all’Europa e all’occidente. Sarà una mutilazione, un grande sacrificio per Kiev, però occorre guardare in quest’ottica.
Dal 7 ottobre la guerra in Ucraina è finita un po’ in secondo piano – almeno sui media – per via dell’attacco terroristico di Hamas, che ha portato alla dura risposta di Israele nella Striscia di Gaza. Chi sta vincendo questa guerra? Tel Aviv sta raggiungendo i suoi obiettivi di sradicare Hamas?
Israele vuole raggiungere l’obiettivo di eliminare militarmente Hamas, cosa che potrebbe raggiungere con un grande dispendio di vite umane di palestinesi, che non c’entrano nulla e magari nemmeno amano tanto la stessa Hamas. Ma purtroppo ora si ritrovano lì, sotto le bombe, in una giungla umana. Occorre però ampliare un po’ l’ottica e non guardare solamente alla prospettiva militare, ma anche politica. Perché morto un Hamas a Gaza se ne farà un altro. Questo è già un conflitto regionale, se pensiamo anche a ciò che accade nel Mar Rosso con gli Houthi vicini all’Iran. Ricordiamoci che il 40% del commercio italiano passa dal Canale di Suez.
Guerra che potrebbe dunque allargarsi?
Stiamo vivendo una Terza guerra mondiale a pezzi, come l’ha definita Papa Francesco, iniziata con la Caporetto afgana, la caotica ritirata che ha trasmesso un’immagine tale dell’occidente che probabilmente ha convinto Putin a invadere l’Ucraina attraverso un piano che era già stato preparato e messo a punto da tempo. Il prossimo tassello di questa guerra mondiale a pezzi potrebbe essere l’Estremo Oriente, Taiwan o il Mar Cinese Meridionale. È uno scontro geopolitico, ma anche di valori, in cui il modello delle democrazie occidentali viene messo in discussione. Io credo che dobbiamo lottare per migliorare la nostre democrazie, che sono imperfette ma rimangono il modello migliore.
Churchill diceva infatti che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora…
Sì. Non c’è dubbio su questo, ma non deve nemmeno essere uno “scontro di civiltà”. È quello che volevano i terroristi islamici. Sarebbe molto pericoloso, ma è indubbio che si sta giocando la grande partita globale dello spostamento dell’asse geopolitico ed economico da Ovest ad Est.
Ultima domanda, come commentare la strage della farina a Gaza mentre Idf e Hamas si rimpallano le responsabilità su quanto accaduto?
Questa strage dimostra che è necessario un piano di pacificazione per Gaza, che coinvolga la comunità internazionale. E l’Italia si è fatta avanti. Nel 1982 lo avevamo già fatto con i palestinesi in Libano dopo l’invasione israeliana.

